Fascisti in falsetto (in morte di G.B.)

Nel 2002, sul mio sito di satira Pennarossa.it, mi divertivo a parodiare i personaggi del momento: politici, uomini di spettacolo, giornalisti. Giorgio Bocca mi piaceva perché trasudava tonnellate di sdegno ogni volta che si occupava di politica. Scrissi questo falso divertendomi molto. A rileggerlo mi pare ancora degno. Se qualcuno si offende, che lo spirito di G. B. possa prenderlo a schiaffoni.

Contenuti:
sdegno e furore 50%
odio e rancore 50%
futuro migliore 0%

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, dall’editorialista di Repubblica e dell’Espresso Giorgio Bocca.

Questa sarà una buona giornata, ho sperato stamane levandomi alle sei precise. Aria tersa, temperatura mite, sole alto, cielo azzurro con qualche nuvoletta e… Maledizione! In quel cielo ho rivisto l’odioso simbolo del partito di plastica, del piazzista di Arcore e dei suoi servi, cortigiani, nani e ballerine. No, non era una buona giornata.

Di slancio, ho scritto un pezzo a tutto sdegno per Repubblica. Tema: il piazzista di Arcore, servi e cortigiani, nani e ballerine. Lo ammetto, è sempre lo stesso da un anno a questa parte. Ma sugli aggettivi mi scateno: oggi, ad esempio, adopero solo quelli che iniziano per E. Ebeti entusiasti, esecrabili egoisti, ergastolani evasi, emendabili egocentrici, esilaranti epuloni, emeriti eversivi, esasperanti estirpatori. Senza neanche consultare il dizionario.

Conclusa la fatica ho nuovamente sbirciato fuori: il sole splendeva alto, tronfio e borioso. Esattamente come il mafioso piduista vendifumo, ho pensato amaramente. Davvero una pessima giornata.

Stringendo i pugni, mi sono rimesso all’opera per il Venerdì. Tema: il piazzista di Arcore, servi e cortigiani, nani e ballerine. Tocca alla F: forzisti faccendieri, facce facinorose, falchi e faine, fascisti in falsetto, fanatici fanfaroni, falliti e fannulloni, fantocci farseschi, falsari e farabutti. Ho consumato quasi un intero vasetto di sdegno, ma ne è valsa la pena. E con il resto, giacché mi sentivo ancora ispirato, ho scritto anche per D Donna. Tema: il piazzista di Arcore, servi e cortigiani, eccetera. Via con la G: gaglioffi gabbatori, guappi in ghingheri, gradassi giacobini, grugni grotteschi, gendarmi genuflessi, goffi gerarchi, guastatori gozzoviglianti e grossolani.

Dalla finestra il sole mi guardava sprezzante. Ora però erano sparite le nuvolette bianche. Inconsistenti come gli sciocchi cortigiani di governo, inutili come le briciole di potere che vanno elemosinando. Davvero una giornata nata male.

Che resta da fare in questa povera Italia? Lavorare! Altro pezzo sul piazzista di Arcore. Aggettivi con la H. Ma siccome non sono più scemo di voi, l’ho scritto per Toscana Oggi: hanaglie hompiascenti, hospiratori a hottimo, hafoni al hapolinea, harcerieri hongiurati, homici hamerati in hancrena, harogne hapricciose, harnefisci hannibali. Prendete e portate a casa.

Dalla finestra, una minacciosa nube nera si avvicinava da est. Per un attimo ho pensato di sorridere. Poi l’ho guardata bene: aveva la forma di Casini. Una vera giornata di merda.
(m.r.)

dicembre 28th, 2011 - Posted in Chi non ride si rode | | 1 Comments

L’Overlook hotel apre a Venezia

Conclusa la nuova edizione del corso “Al mio segnale scatenate l’infernoorganizzato dall’Ebt di Venezia per gli albergatori. Speriamo non trasformi le protagoniste in nuovi Jack Torrance

Jack Nicholson, campione di espressività nella parte di Jack Torrance, in una celebre foto dal film Shining

“Al mio segnale scatenate l’inferno” è il corso che ho ideato un anno fa e proposto con successo al Forema, la società che si occupa di formazione per Unindustria Padova. In attesa di organizzare la seconda puntata ho sperimentato una nuova edizione, con nuovi formatori, per l’Ente Bilaterale Turismo di Venezia.

Ho diviso il  corso in tre giornate dedicate una corpo, una alla voce e una alla parola. Rispetto all’esordio ho affidato la parte riservata al corpo (gestualità ed espressività) a Pino Costalunga, attore e insegnante di recitazione. Pino è bravissimo a lavorare con ragazzi e bambini: una garanzia, perché se riesci a motivare un minorenne non hai nessuna difficoltà con un adulto.

Così è stato. Pino ha lavorato con sistemi che vale la pena di scopiazzare senza pietà. Ad esempio facendo indossare ai partecipanti maschere bianche e inespressive, tipo quelle del film Eyes wide shut. Una bella idea perché fa capire al volo quanto sia essenziale affidarsi al corpo e alla voce quando la nostra faccia non è più in gioco. E quanto sottovalutiamo l’espressività del corpo, della voce e del gesto nella vita quotidiana.

La parte dedicata alla voce è toccata a Massimo Alì, che la scorsa primavera si era occupato del corpo. Perché Massimo è un actor coach ma anche un insegnante di doppiaggio, nella sua Firenze. Con lui gli albergatori hanno lavorato sulla voce e contemporaneamente sul corpo, applicando esperienze e suggerimenti in diretta dal mondo del cinema, raddoppiando difficoltà e consapevolezza.

Mi ero tenuto la parte finale: la parola. Con una premessa rischiosa alla sala: “Prometto che farò meglio dei miei due colleghi“. Pur avendo dato il massimo, non so davvero se ci sono riuscito. Perché ho messo assieme le tre cose e non è sempre automatico, nemmeno con l’esperienza, arrivare al massimo obiettivo. Aspetto i giudizi finali.

Ma va bene così. Ci sono colleghi formatori che pur di non sfigurare si circondano di collaboratori evidentemente inferiori. Quasi ci tenessero a marcare la differenza. Io pretendo di lavorare con persone che stimo e che hanno sempre qualcosa da insegnarmi. Se sono più brave di me, tanto di guadagnato.

Eventualmente mi vendico: faccio a meno di chiamarle la prossima volta.

Matteo Rinaldi

dicembre 20th, 2011 - Posted in Chi non spiega si piega | | 0 Comments

Motore e comunicazione

Prime scene sull’improvvisato set delle colline fiorentine. Al celebre grido: “Motore e… Azione!” impaccio e rigidità sono automatici. Un po’ alla volta spariranno, lasciando posto a consapevolezza e serenità. Proprio come dovrebbe accadere nella vita.  

Imparare dagli attori a diventare meno attori. E più reali, semplici, spogliati. Più bravi nel valorizzare i punti forti della comunicazione e nel riconoscere e disinnescare i punti deboli. Senza mai fingere. Anzi.

Era l’obiettivo di questo corso, andato in scena a novembre nelle colline fiorentine. Protagonisti un gruppo di responsabili commerciali e amministrativi del Gruppo Silva, concessionario veneto dei marchi Ford, Mazda e Volvo. Un lavoro da attori per portare a casa nuovi strumenti che migliorino la comunicazione con i clienti, i dipendenti e i colleghi.

Assieme a Massimo Alì, regista e actor coach fiorentino che spesso collabora con me, ho preparato un fine settimana a sorpresa. Volevo che nessuno sapesse cosa lo aspettava.

Appena arrivati, gli inconsapevoli attori sono stati accomodati davanti a una telecamera con luci, scenografia, regista e operatore: “Spieghi chi è e cosa fa per la sua azienda. Tempo: da uno a tre minuti. Pronto? Motore e… Azione!“.

Parlare due minuti sembra facile. Ma davanti a una videocamera, alle luci che battono sugli occhi, al silenzio attorno, agli occhi che ti guardano, i discorsi logici se ne vanno altrove. Assieme alla voce. Al corpo. Alla calma. Ci si accorge che niente è come immaginavi: quel che volevi dire, quel che dici, quel che sei, quel che ti illudevi di comunicare. Insomma, ti accorgi che nessun te stesso, vero o costruito che sia, è quel che avresti voluto.

Ti accorgi che i discorsi, inizialmente semplici, si sfilacciano, si perdono per strade sconosciute, arrivano a conclusioni insensate. Che dici parole positive con una faccia che grida angoscia. O peggio ancora, apatia.

È una mezza carognata, ma funziona. Perché poi si comincia a lavorare senza videocamere. Faccia a faccia, esercizio dopo esercizio. Ci si rilassa, si gioca, ci si confronta. Si arriva da soli alle grandi verità. Si scoprono i valori della buona comunicazione attraverso l’uso del corpo, della parola, della voce. Si scopre il peso dei gesti più semplici, che sono invece complicati: anche il semplice atto di avvicinarsi a una persona – pare il movimento più semplice del mondo – nasconde messaggi inconsci cui non avevamo mai fatto caso.

La domenica mattina abbiamo girato un’altro breve video. Il ghiaccio era rotto. la comunicazione più semplice e consapevole. Ovviamente non basta per essere migliori: due giorni offrono un po’ di conoscenze, una traccia, un metodo per migliorare un po’ alla volta. Chi ci crede, migliora. Chi lascia perdere, torna la stessa persona di prima. Ma la differenza è già evidente e netta.

Alla fine ho tirato le somme. Dagli abbracci dei corsisti mi porto a casa l’idea di aver dato loro tutto quel che potevo. Dall’abbraccio delle colline di Fiesole la convinzione che gli abitanti dovrebbero pagare una sovrattassa per eccesso di bellezza. Monti risolverebbe il debito e noi saremmo obbligati ad andarci un po’ più spesso.

Matteo Rinaldi

dicembre 16th, 2011 - Posted in Chi non spiega si piega | | 0 Comments

Elogio della Bruttipla

Il cruscotto della Multipla è semplice e giocoso: si guida senza pretese. Tutt’altra musica rispetto ai cockpit delle auto tradizionali, che vorrebbero darvi l’illusione di trasformare la tangenziale est nello spazio aereo di un top gun.

La Multipla a metano è una delle auto più brutte del mondo. Quella vecchia soprattutto, con gli abbaglianti sopra il cofano che la fanno somigliare a un Triceratopo. D’altra parte i fari posteriori hanno lo stesso sguardo di Ben Turpin.

Ma è la mia. Compie dodici anni. L’ho comprata quasi tra i primi. Ricordo una volta, in viale Trieste: due bambini usciti da scuola mi videro passare e mi indicarono con gli occhi sgranati. Sgranati come possono solo i bambini. Cominciarono a ridere e spanciarsi che quasi cappottavano all’indietro dal peso delle cartelle.

Anche la Multipla dà l’idea di cappottare al primo soffio di vento, con quella stazza sgraziata e irrazionale. Con quelle vetrate talmente esagerate che non puoi fare niente, all’interno – tipo mettere le dita nel naso ai semafori – senza che ti vedano gli abitanti di tutto il quartiere.

A dodici anni di distanza di macchine brutte ne sono uscite. Orrori senza fine: strutture abnormi, cilindrate drogate, carrozzerie così volgarmente esagerate da far apparire la Multipla delicata e discreta come un Velosolex.

Eppure, quando uno vuol fare un esempio di auto brutta pensa subito alla Multipla. Bruttipla, la chiamava con estrema e geniale sintesi il mio amico pubblicitario Marco.

Però voglio vedere voi, con le vostre Passat, le vostre Volvo, le vostre Toyota, quand’è ora di parcheggiare. Più alta che lunga, la Multipla s’incastra dappertutto, muggendo e sbuffando.

Voglio vedere voi, nelle diecimila rotatorie che oggi dominano le città. Con le vostre Audi, Smart, Golf, Bmw, in quelle sfide medievali senza regole (chi ha la precedenza in rotatoria? Non lo sa nessuno) si battaglia muso contro muso, annusando forza e grinta altrui. Voi piegate la schiena. La piegate contro le macchine più vecchie, perché avete paura delle loro indifferenti ammaccature; la piegate contro le macchine più grosse; la piegate contro i furgoni, spaventati della loro stazza operaia. Loro lo sanno e ne approfittano.

Io no. Tengo testa ad Audi e Ducato, Lexus e Vivaro, Sprinter e Bmw. Perché il muso quattrocchi del Triceratopo non fa sconti a nessuno.

E voglio vedere voi, al distributore. Quando fate frusciare sessanta/ottanta euro per un pieno. Mentre io, con una banconota da venti supero tranquillamente i 400 chilometri.

Dunque continuate pure a mettervi le dita nel naso, dietro ai vostri vetri blindati e oscurati. E tu tieni duro, bidone maledetto. Nel 2012 puntiamo i trecentomila. O almeno ci proviamo.

Matteo Rinaldi

dicembre 12th, 2011 - Posted in Chi non legge non regge | | 2 commenti