Musicisti da marciapiede
In questo periodo Vicenza è piena di chitarristi. Uno suona sotto alla Basilica: niente amplificatore, Francesco Guccini di repertorio, tecnica 5 e mezzo, voce 5 e mezzo, impegno 8. L’impegno vale più di tutto, però resisto quattro strofe poi scappo via.
In Corso Palladio c’è una fricchettona. Pare svedese o norvegese, ma magari è di Barletta. Canta a squarciagola e suona a squarciachitarra. Le dò 8 perché è radiosa nel suo sorriso incurante ma scappo alla seconda strofa.
Altri vanno e vengono. Un chitarrista che pare peruviano, ma magari è di Gorizia. Canta e suona pulito e preciso ma senza sentimento. Un altro ha una fender elettrica e un ampli da stadio. Sta sempre accordando, come se il suono non lo convincesse appieno. Ci impiegava meno tempo Herbert von Karajan, noto perfezionista, a preparare la sua orchestra di 101 elementi.
L’altro giorno ne ho visto un altro da lontano. Ho sentito il suono. Sei secondi di suono. Meraviglioso. Inimitabile. Anche da lontano. Mi sono avvicinato: era Valter Tessaris, di cui ho già parlato in un vecchio post. L’ho salutato, felice di sentirlo nella mia città. Aveva un piccolo ma potente ampli, un paio di effetti da rockstar e una bicicletta da acrobazie con cui li porta al traino.
Mi ha svelato l’arcano: “A Padova non puoi più suonare amplificato. A Vicenza basta una licenza. Dunque eccomi qua. Suono anche in giro per locali e a qualche festa“.
Sono rimasto ad ascoltarlo osservando le persone. Nove decimi nemmeno si accorgevano di cosa esce dalla chitarra acustica e dalle mani di questo tipo. Qualcuno, più sensibile, si fermava a distanza ad osservare. Uno su trenta (chitarrista o musicista, senza dubbio) inchiodava la morosa sul posto, sgranava gli occhi ed entrava praticamente in trance. Il più simpatico ha tirato fuori dalla tasca non gli spiccioli ma cinque euro tondi dicendo “Quando una roba merita, merita“.
Prima volta che conosco uno che mette cinque euro come me. Ma lui ha fatto di più: ha chiesto un brano. Cristo. Pensavo non fosse possibile. Anzi, ha chiesto la strasentita e strapetulante Stairway to heaven dei Led Zeppelin. Volevo fuggire ma ho avuto l’illuminazione: se uno è davvero bravo, con la testa e con il cuore prima che con la tecnica, riesce a rendere ascoltabile anche il brano più abusato del mondo. Riuscirà a renderlo personale senza volerlo rendere per forza originale?
C’è riuscito eccome. È piaciuto perfino a me. Allora mi sono buttato anch’io: gli ho chiesto di improvvisare qualcosa in stile Nick Drake. “L’ho sentito – ha detto lui – ma molto tempo fa. Non ho presente, non ricordo nemmeno un pezzo. Comunque ci provo“.
“Usava accordature aperte” ho suggerito per aiutarlo. Va detto che ci sono circa seicento tipi di accordature aperte.
Mi ha guardato pensieroso e ha riaccordato la chitarra: otto secondi ci ha messo. Poi ha dato una pennata e ho sentito l’anima di Nick che sospirava con un sorriso. Ha improvvisato cinque minuti di Drake che non sembravano nessun pezzo di Drake ma in un certo modo li contenevano tutti.
Se vivi a Vicenza in questo momento non vale la pena di fare scambio nemmeno con New York.
Matteo Rinaldi
gennaio 23rd, 2012 - Posted in Chi non canta non conta | | 1 Comments

on gennaio 24th, 2012 at 8:18 PM
matteo dove l’hai beccato?? ricordavo il tuo vecchio post, dai che me lo vado a sentire!