Pussy 69, il minute-sailer da pausa pranzo
Non avevo voglia di scrivere. Poi Mistro ha riportato questa breve sul suo Velablog.com: “Il cantiere Latitude 46 – dopo i Tofinou 7 m, 8 m e 9.50 m, eleganti daysailer – programma l’uscita di un nuovo concetto di barca: il Tofinou 12M, week end boat”.
Tanto è bastato per farmi incazzare. Non con Mistro. Con il linguaggio delle riviste specializzate di vela, la stessa delle riviste specializzate di auto, moto, arredamento, moda e qualsivoglia attività umana. Le uniche dove un mostro di 12 metri può diventare una “barca da fine settimana”.
Di fronte a queste cose il primo pensiero è: Bin Laden non ha tutti i torti a minacciare l’occidente. Per fortuna ho un’arma segreta: l’ironia. La sola che mi ha salvato dalla clandestinità, dalla galera, dalla depressione e da Bin Laden. Perciò ne sono sicuro: farà bene anche a voi.
Pussy 69, il minute-sailer da pausa pranzo
Presentata la nuova entry level del cantiere Exoticon: “Con questo delicato gioiellino il neo armatore può entrare nel mondo della vela senza sottrarre nemmeno una buca al golf”

nella foto a destra: il quadrato di Pussy si presenta abbastanza accogliente, anche se le altezze andrebbero leggermente migliorate per permettere agli ospiti di praticare l’indispensabile bungee jumping in navigazione
Buon vento a tutti voi, amici e lettori di Capriccio Prodiero. La vostra rivista preferita vi presenta oggi l’esclusiva proposta del prestigioso cantiere Exoticon: con un filo di delicato erotismo l’hanno battezzata “Pussy 69″ e viene definita il minute-sailer da pausa pranzo. È stata presentata in anteprima mondiale lo scorso week end nell’originale e dorata cornice dell’Himalaya.
“È stata un po’ dura portarla fin lassù – ha spiegato ai fortunati ospiti il titolare del cantiere Igino Zoticon – 150 sherpa sono morti durante la scalata, ma è stata una loro libera scelta: avevamo spiegato che in alternativa avrebbero accompagnato Reinhold Messner per un altro spot della Levissima. Hanno accettato immediatamente e senza condizioni”.

nella foto a sinistra: la cucina di Pussy è un po’ sottostimata ma accogliente: ci pare non manchi nulla per un buon caffè
Giunti sulla vetta – dove la barca è stata presentata capovolta per sottolineare simpaticamente la sua capacità di tenere il mare anche nelle condizioni estreme – gli ospiti hanno ascoltato Von Sadyck illustrarne le caratteristiche pregnanti.
“Una bvarca iteale per giofane neo armatore: lui ztacca di laforo a mezociorno, guita zua Auti a duecentofenti km/h e racciunce porto. Qui zale in Puxy 69 e zi gode un’ora di merafillia. Perché in qvesta Barca fantaztica non zervono né zkotte né poma, né timone!”.
Un lungo applauso di stupore ha accolto queste parole che fanno già presagire l’eccellenza del progetto di questo sessantanove piedi. Una misura forse troppo contenuta, ma ideale per cominciare la propria carriera di armatore per rivolgersi poi a mezzi un po’ meno sacrificati.

nella foto a destra: il tavolo è un po’ sacrificato per la crociera, ma l’armatore saprà capire: in regata, almeno fino al successivo porto, si può rinunciare alla torta a dodici piani e al vitello allo stretching flambè
Von Sadyck ha poi dato la parola a Pippo Lamarmora, il noto stilista-petroliere da sempre cliente del cantiere. “L’ho ordinata a scatola chiusa – ha spiegato – perché il mio 68 piedi del 2007 era ormai superato per dimensioni e anzianità. Il cantiere ha lavorato benissimo, risolvendo tutti i problemi del vecchio modello. A cominciare dai passavanti, davvero strettissimi: figuratevi che con la Range Rover non riuscivo nemmeno a girarmi senza inserire la retromarcia”.
Ma veniamo ai grandi vantaggi che questa barca garantisce. Il pubblico li ha scoperti a testa in giù, appeso per i piedi, per evidenziare ironicamente il grande spirito di adattabilità che ogni velista deve possedere per amare davvero il mare. Tra i tanti spiccano:
- una leggerissima centralina elettronica in titanio che apre un rivoluzionario gavone a scomparsa nell’albero;
– un rivoluzionario gavone a scomparsa nell’albero con spazio appena sufficiente per contenere una leggerissima centralina elettronica in titanio;
- un praticissimo forno-radio-televisore-macchina da cucire a microonde con un unico tasto easy touch che permette di risparmiare la bellezza di due metri cubi nel quadrato;
– sei metri cubi di istruzioni per il forno-radio-eccetera in dodici volumi;
- un innovativo i-windex in testa d’albero, che fa le stesse cose di un normalissimo windex ma costa tredici volte di più perché è di moda copiare l’i-pod Apple.

nella foto a destra: la discreta camera armatoriale. Il progettista ha volutamente omesso due Picasso e tre Van Gogh alle pareti per alleggerire il peso della barca
Ed eccoci ai magnifici interni, dove i progettisti hanno ricavato spazi impensabili per un 69 piedi, riuscendo a farci stare addirittura due cabine e due bagni. Certo, va detto che solo nella versione armatoriale a una cabina e quattro bagni gli spazi sono degni di questo nome. Marito e moglie possono ballare il tango col caschè e i pattini a rotelle senza rischiare di urtare fastidiosamente le paratie.
Non sono mancati gli spunti simpatici, come quando il vecchio velista Firmino Bolinier, invitato per fare colore, ha chiesto come avrebbe navigato una barca senza scotte, boma e timone. Von Sadik e Zoticon hanno prontamente risposto (dopo aver cercato sul vocabolario il significato di quella strana parola, navigare) facendo simpaticamente accomodare Firmino Bolinier con le sue fottute scotte all’interno del forno-radio a microonde. E accendendolo senza nemmeno sfogliare le istruzioni!

Nel bagno si poteva obiettivamente fare qualcosa di più:è infatti impossibile depilarsi mentre ci si flossa i denti immersi nell’idromassaggio
Chiudiamo con le doverose critiche, che una rivista seria e professionale non può esimersi dal rilevare per rispetto del suo pubblico. Si potrebbe innanzitutto aumentare di due millimetri la lunghezza del poggiapiedi per il timoniere. E che dire poi del colore del pomello sulla leva motore? Un grigio Praga che ci piacerebbe veder schiarito fino a una tonalità fumo di Londra, decisamente più adatta a una barca con questa livrea. Ma è un problema che sarà certamente risolto con il secondo esemplare del cantiere. Pensateci lettori: potrebbe essere il vostro.
Matteo Rinaldi
giugno 20th, 2008 - Posted in Chi non vela è un vile | | 5 commenti
Velisti alla deriva sul lago di Fimon
Alla scoperta dello specchio d’acqua dei vicentini. Piccolo ma infido, trasforma navigatori oceanici in pensionati allo sbaraglio
Nello scatto del fotografo Cesare Gerolimetto una placida vela sul lago di Fimon. Ma quando sale il vento, la musica cambia: addio romanticismo, spazio all’avventura
Il lago di Fimon è un tesoro sconosciuto. I vicentini lo credono una pozzanghera acquitrinosa, buona solo per i pescatori e le coppie che s’infrattano. Da qualche anno però gli infrattati sono stati sfrattati: al loro posto sono arrivate le vele. Difficile convincere i vicentini che nello scambio ci hanno guadagnato. Io ci provo.
Meno motore, più amore. Al lago di Fimon ha la sua base la Lega Navale Italiana: una piccola sede prefabbricata, un porticciolo, una dozzina di derive pronte all’uso. Una piccola grande rivoluzione perché per quarant’anni il lago di Fimon aveva svolto quasi esclusivamente il ruolo di alcova. I vicentini venivano la sera, infrattavano l’auto ai bordi della strada sterrata che circonda il lago e amoreggiavano tra le occhiate disinteressate dei tordi e quelle interessate dei guardoni. Poi la rivoluzione. Grazie all’impegno di un gruppo di ambientalisti la strada fu chiusa al traffico. Ci furono rivolte e sommosse: “La chiusura ucciderà il lago! Moriranno il turismo e gli affari!”
La rinascita del lago. Gli affari in effetti crollarono. Per un mese, forse due. Poi decollarono. Libero dalle auto che alzavano tonnellate di polvere nei loro girotondi, il lago si trasformò, diventando più bello e più vivo. Oggi, da aprile a ottobre, nei fine settimana dovete chiedere permesso per fare una semplice passeggiata. Il lago è il regno di innamorati mano nella mano, ciclisti ruota nella ruota, podisti, famiglie, campeggiatori, naturisti, pescatori. E non basta. Da qualche anno il lago vive anche a pelo d’acqua. Potete noleggiare una barca a remi e percorrerlo in lungo e in largo. Ma anche dominarlo sfruttando la forza del vento.
Vento matto, scuola seria. “Ma fammi ridere: a vela al lago di Fimon!” è il commento più classico che ricevo quando racconto che, ogni tanto, passo qualche ora cazzando (ma soprattutto cazzeggiando) a Fimon. Comprensibile. Sembra piccolo, il lago. In realtà provate a fare il giro a piedi: ci vuole un’ora. E a vela, se non c’è vento forte, ce ne vogliono due. Con un vantaggio non da poco se volete imparare a veleggiare: al lago di Fimon il vento fa quello che vuole. Non è mai regolare. Arriva da est, poi cambia direzione e giunge da ovest, poi cala, poi aumenta, poi… Niente di strano: colpa dei colli che lo circondano, costringendolo a continui cambiamenti. Una manna per il velista, costretto a regolare continuamente le vele a cambiare andature, a inseguire il refolo d’aria per non piantarsi in mezzo al lago.
Il bello sta proprio qui. Se perdete il vento, la barca si pianta. E non ci sono remi né motore ad aiutarvi. Restate là, con cigni e papere che vi guardano scuotendo la testa, in attesa di catturare un filo d’aria per tornare in porto. Così vi tocca imparare per forza.
Naufraghi e siluri. Non è mica sempre così. Ci sono giornate in cui il vento vi porta letteralmente via. Se non state attenti, la barca si rovescia e finite in acqua. Il miglior modo per imparare, dicono i vecchi lupi di lago. Ma forse è il miglior modo per tornare un po’ bambini e un po’ meno schizzinosi. A finire in acqua a Fimon (io ci sono finito, si capisce) si scopre, nell’ordine, che:
a) Nessun pesce siluro vi assale. Lo so che è una paura cretina, ma a noi uomini moderni vengono questi timori, altroché. Basta finire in acqua una volta sola e passa per sempre.
b) L’acqua è acqua, non acido. Il terrore di noi terrestri è che il contatto con fiumi e laghi provochi malattie veneree immediate. Macché. L’acqua del lago è perfino pulita. Se nessuno fa il bagno è per colpa delle erbacce, una carezza inquietante ma del tutto innocua.
c) Basta raddrizzare la barca e tornare a bordo. Lo scorso mese di aprile il lago è balzato agli onori della cronaca perché un signore molto premuroso aveva visto una barca rovesciarsi e, terrorizzato, aveva chiamato soccorso col telefonino: “Naufragio! Una barca affonda e alcuni anziani rischiano di annegare!”. In men che non si dica erano arrivate ambulanze, forze dell’ordine, pompieri. I naviganti, che stavano rientrando fradici ma tranquilli, avevano accolto le sirene con un dialogo surreale:
Naviganti: “Che succede? Serve aiuto?“ Pompieri e ambulanza: “Veramente siamo venuti noi ad aiutare voi!” Naviganti: “Ma noi stiamo benissimo!” Polizia: “Documenti allora! E scatta una bella denuncia per procurato allarme!”. Sto scherzando: la parte della polizia me la sono inventata. Però il resto è vero. I naviganti erano piuttosto offesi giacché tra loro spiccavano due marinai di lungo corso, anime della vela al lago: il capitano di lungo corso Giorgio Xodo, presidente vicentino della Lega Navale Italiana, e Renzo Corradin, che ha affrontato mari e oceani come fossero autostrade. Con le derive è assolutamente normale finire in acqua ogni tanto. Anzi doveroso.
Imparare a star fermi. Al lago di Fimon mi piace navigare perché s’impara a far niente. È una ragione che a noi veneti pare un disvalore, ma non è così. Dovremmo al contrario imparare ad apprezzare l’improduttività, almeno una volta ogni tanto. Fimon a vela è ideale: se non c’è vento (e spesso non ce n’è) resti lì a cercare il soffio e a conquistarti un decimo di nodo per andare avanti. C’è un tizio di cui non ricordo il nome che pontifica da anni sulla cultura del fare. Autostrade, ponti, fabbriche… Molto sensato e convincente. Eppure non mi convince. Vado a vela. Il costo di un pomeriggio a pelo d’acqua a Fimon neanche ve lo dico, perché mi vergogno. Informatevi. Costa di più un caffè e brioche al bar. E lasciate al signore, e a chi la pensa come lui, elicotteri, motoscafi e alta velocità.
Un residuo post glaciale. Se proprio non c’è vento, o se ce n’è troppo, potete fare una bella passeggiata attorno al lago. Ci vuole circa un’ora, un’ora e mezza. C’è un baracchino per caffè e gelati, proprio davanti al porticciolo della Lega Navale, e un paio di bar dotati di terrazza vista lago. Nei dintorni almeno due validi agriturismi. I siti dedicati al lago scrivono che “è un ‘residuo glaciale’ frequentato e abitato già dall’età del bronzo. L’opera dell’uomo in epoca storica ha determinato un progressivo consolidamento degli strati torbosi ed il drastico ridimensionamento degli specchi lacustri, di cui il lago di Fimon è l’ultimo rimasto”.
Wikipedia scrive invece che lo specchio d’acqua ha piccole dimensioni (0,51 km2), è poco profondo (dai 4 ai 5 metri) e presenta fondo melmoso e vegetazione abbondante. Ci sguazzerebbero felici la carpa, la tinca, il luccio, la scardola, l’anguilla, la savetta e la lasca, ma la popolazione ittica attuale è differente perché dall’inizio degli anni Ottanta è presente anche l’abramide, specie originaria del centro-est europeo, che se non vado errato dovrebbe essere il celebre pesce siluro. Ah, dimenticavo: tra le barche della Lega (Finn, Laser, 470, Trident 16′ eccetera) spicca una straordinaria Mascareta veneta, ideale per imparare la voga alla veneta. Prima o poi imparo.
Matteo Rinaldi
giugno 13th, 2008 - Posted in Chi non legge non regge, Chi non vela è un vile | | 8 commenti
Puggia o poggia? Balumìna o balùmina?
Se la domanda vi sembra scema, figuratevi la risposta. Ma è un titolo-civetta, serve solo a spedirvi da un’altra parte
(m.r.) Se avete letto il mio post precedente (Scherza coi fanti ma lascia stare i regatanti) vi siete fatti un’idea di cosa vuol dire veleggiare con dei professionisti. Ora uno di questi professionisti tenta indegnamente di farmi credere che la loro era tutta una messinscena a mio beneficio. E usa le mie stesse armi: ironia e paradosso.
Morale: io mi sono divertito assai. Anche perché molte cose le ha imbroccate. Leggete e giudicate. http://www.velablog.com/?p=1196
Nella foto: sto già prendendo le terrificanti abitudini dei velisti, i temibili occhiali scuri che fanno tanto faccia da strnz. Perdonatemi.
Ah, io dico balumìna, i professionisti balùmina. Su ”Capriccio Prodiero”, la bibbia del velista moderno (edizioni Gütenberg, 1275 pagine, Odessa 1953) l’ammiraglio Piva sostiene che puggia e poggia sono intercambiabili, ma l’uso del secondo si predilige in caso di equipaggio svogliato e/o poco muscolare.
giugno 7th, 2008 - Posted in Chi non vela è un vile | | 7 commenti
Scherza coi fanti, lascia stare i regatanti
Ecco cosa vi aspetta se uscite con due esperti velisti da regata. Soprattutto se uno di loro è Sergio Mistro, il miglior blogger di vela italiano.
Contenuti: emozioni (25%), mozioni (5%), elettroni (70%), neuroni (0%)

Nella foto: dagli sguardi dei protagonisti spiccano grinta e concentrazione. Affrontiamo il triangolo maledetto di Kà-Orlè, uno dei tratti più infidi dell’Alto Adriatico. Contiamo sulla classe dei temibili fratelli Mistro (i due a sinistra, Sergio è al timone) e del regatante professionista Claudio (a destra) in un elegante e impegnativo movimento da cui trasuda classe cristallina.
“Claudio è un amico. Ha una barca nuova di palla, praticamente da scartare. Ci vediamo al porto verso le undici” mi dice Sergio, invitandomi a questa uscita. “Le undici? Tre anni che vado a vela e non ho mai strappato un orario più accettabile delle otto spaccate” vorrei dirgli. A Chioggia, dove ho fatto il corso, bastavano cinque minuti di ritardo per essere lasciati a terra. Ma che scemo, ora capisco: i regatanti escono più tardi perché il vento sale nelle ore più calde. E questi sono maniaci della prestazione, cacciatori del decimo di nodo, esteti della balumina. Foto: la goletta d’epoca immortalata durante la navigazione (commenti più avanti)
Arrivo in leggero anticipo e mi presento a Claudio, paròn della barca. Claudio ha gareggiato con il monotipo X-35 della X-Yachts, una specie di mostro, un missile, una meteora. E Sergio Mistro con tutte le barche, possibili e impossibili. Questa è gente che appena sale in barca si trasforma. Ho quasi paura.
“Immagino che si parta tardi per aspettare il vento!” dico a Claudio, stringendogli la mano. “Si parte tardi perché ci piace dormire” replica. Ma non c’è tempo per stupirsi: arrivano i fratelli Mistro. Dopo lo scambio di convenevoli si partirà come schegge e… “Prima un buon caffè” dicono. Giusto. E ora andiamo… “Eh, una buona sigaretta non può mancare!” D’accordo, ora saliamo a bordo e… “Non prima di fare due chiacchiere, scherziamo?“. Certo! Ma poi… “Non ci faremo mancare una passeggiatina in porto!”
Abituato alle frustate chioggiotte (una frustata per chi osava nominare il caffè, quattro per chi accendeva una sigaretta, quattordici per le chiacchiere non autorizzate: mai osato nominare la passeggiata) mi tranquillizzo. I regatanti hanno i loro riti prima di liberare l’adrenalina.
Finalmente Claudio ci accoglie a bordo del Dufour 385: nuovissimo, più largo che lungo, enorme dentro, doppio bagno, doppio controstampo strutturale, doppia ruota. La doppia ruota per me è una novità assoluta - dico - immagino sia più pratica da usare perché… Mi interrompono: “Usare? In che senso usare?” Non capisco ma faccio finta di niente. Devono essere gli effetti del triangolo di Ka-Orlè: allucinazioni, perdita di coscienza, distacco dalla realtà. Come si potrebbe navigare senza usare il timone?
Si parte. I due maestri si sistemano al timone (immagine a fianco) uno a destra, l’altro a sinistra. Vogliono sfruttare la posizione per non perdere nemmeno un secondo in virata: un bordo a testa e vediamo chi rende meglio. Issiamo le vele, vai con l’andatura, regolazioni al top e… Bi-bip! Che è questo rumore? Sergio giochicchia con un apparecchietto sulla centralina elettronica. Ecoscandaglio acustico? Radar intermarino? Vhf preliminare? “Timone automatico – dice – Vorrai mica far fatica inutile no?”
La fatica inutile sarebbe timonare. I regatanti lo considerano tempo perso quando non sono in regata. Meglio rilassarsi con alcune novità di bordo: sigarette, chiacchiere, bip-bip con gli strumenti elettronici. Mancano solo le passeggiate: ma una volta che hai trovato la posizione ideale, seduto, che senso ha spostarsi?
In effetti la barca fila che è un piacere. Il mare è piatto, ci saranno tre nodi di vento – neanche li senti – ma la barca li sente eccome: fa tre nodi, mica palle. Quando il vento sale, la barca risponde: quattro nodi, cinque nodi, sei. Però, che potenza.
Nella foto: il piegamento della barca, in bolina, a sei nodi. (Claudio sembra concentratissimo: in realtà, dietro gli occhiali da sole, credo si fosse assopito). Per essere una barca da crociera, fila come un treno. La grinta dell’equipaggio è tale che Claudio si scuote e scende sottocoperta. Salirà coi giubbotti di salvataggio? Con le life line? “Ecco qui panini e birra, ragazzi. E poi c’è pure il dolce“.
Beh, ora non pensate che i regatanti passino l’intera giornata seduti. Difatti Sergio mi invita a prua dove assumiamo una posizione alternativa: distesi. Qui (foto successive) mi insegna a osservare le vele e il disegno delle cuciture. Scriveva il grande Gianni Brera: “Ammirando il movimento del pallone, in un campo da calcio, si scopre l’armonia che regna tra i mondi”. Rimirando una vela, in effetti, bastano pochi minuti per scoprire l’armonia che regna tra cielo, mare, vento ed energia. Io poi – Darwin mi perdoni – mi sento più intimamente vicino a un pesce che a una scimmia. Dunque apprezzo. Quasi quasi ci starebbe bene anche un bagno. Che ne dite ragazzi? Mi guardano come se avessi proposto di ballare lo swing sulla battagliola.
Il vento sale ancora e la barca risponde alla grande: sette nodi. È il momento giusto per virate, uomo a mare, strambate? “È il momento giusto per aprire una bottiglia di nero. Salute!” Non riesco ancora a comprendere, ma comincio ad apprezzare, la vita del regatante senza regata. Tanto più che la barca (anzi, il pilota automatico) si lancia all’inseguimento di un Hallberg Rassy che fila come un siluro e ci fa sudare (battuta) mezz’ora per raggiungerlo. Poi incrociamo una goletta, che Mistro mi ordina di fotografare (lui è occupato col bi-bip). Bella! dico. “Follia – replicano – Passi la vita a tenerla in ordine, a dare olio, a sistemare. O a pagare qualcuno che lo faccia per te“.
Torniamo a terra a metà pomeriggio. L’enorme sfaticata impone almeno una pizza da dividere in quattro. Non ho neppure male alle mani, come potrò dimostrare a mia moglie che sono andato in barca? Per fortuna lo stato della mia capigliatura indica chiaramente tutte le andature percorse: bolina, traverso, lasco, gran lasco. Pensa un po’ se fossi calvo. Guarda, meglio che non ci pensi. Che sensazioni però. Alla prossima, regatanti senza regata, e grazie di tutto. Rivivo le emozioni della giornata: Bi-bip! Cin Cin! Bi-Bip Gnam! Bella vita, la vela. Ronf. Zzzzzz.
Matteo Rinaldi
giugno 5th, 2008 - Posted in Chi non vela è un vile | | 10 commenti
Variati e la sicurezza obbligatoria
Ogni tanto il settimanale vicentino Vicenza Più mi propone di scrivere un pezzo di commento sulla vita e gli avvenimenti cittadini. Siccome ho passato i quaranta non mi chiedono più interviste o inchieste ma prestigiosi editoriali. Sono giovani e non sanno che interviste e inchieste sono faticosissime – se fatte bene – mentre gli editoriali sono la rovina del giornalismo: un ottimo sistema per scrivere sciocchezze travestite da opinioni.
Qualche volta ci casco. Più spesso mi ribello. E piuttosto che scrivere un editoriale mi butto su un pezzo satirico, o almeno ironico. Pieno di dubbi, però. So ancora scrivere satirico? Questo è il pezzo che ho inviato la settimana scorsa. Parla di Vicenza, ma potrebbe parlare di qualsiasi altra città. Leggete e giudicate. Se necessario, stroncate. Torno immediatamente a scrivere editoriali, trasudando misurata saggezza e vibrante collera.
Variati e la sicurezza obbligatoria
Così il sindaco di Vicenza garantirà alla città la pace. Eterna
Nella foto: Il centro di Vicenza dopo le otto di sera terrorizza anche i farabutti più incalliti: deserto peggio della Transilvania nelle notti dei vampiri
Ormai è chiaro a tutti: il problema principale di ogni città italiana è la sicurezza. A nessuno importa più nulla di energia sprecata, di qualità della vita, di traffico sub-umano, di cosa pubblica maltrattata e derisa. Stupidaggini retrò che hanno fatto il loro tempo. Oggi conta soprattutto la sicurezza. Sicurezza è una parola magica: vuol dire camminare tranquilli per le strade e sentire che i propri valori sono al sicuro. Poco importa se non camminate a piedi per le strade da almeno vent’anni. E poco importa se non avete valori da difendere. Ecco come Vicenza garantirà la vostra sicurezza nei prossimi mesi.
Sicurezza in casa. “La casa è il luogo più sacro, intimo e privato dei cittadini. Non ci sono giustificazioni per chi cerca di entrare senza permesso”. Con queste parole il sindaco Achille “Colt” Variati ha vergato di proprio pugno una speciale normativa che autorizza il cittadino a sparare su chiunque tenti di forzare una porta (vibrante protesta dei piazzisti), una finestra (vibrante protesta degli amanti) o un camino (vibrante protesta di Babbo Natale). Critiche dal consigliere Rolando (“Sarà una carneficina che favorirà gli affari delle pompe funebri della famiglia Variati”) che si traveste polemicamente da ladro e penetra nottetempo nella Basilica Palladiana. La città, come sempre, resta indifferente.
Sicurezza sulla strada. “La strada è il luogo più pubblico e sociale dei cittadini. Non ci sono giustificazioni per chi cerca di disturbare il santo traffico”. Con queste parole il sindaco Achille “Luger” Variati ha vergato di proprio pugno una speciale normativa che autorizza il cittadino a sparare su chiunque tenti di rallentare il traffico (vibrante protesta dei vecchi col cappello), di incasinarlo (vibrante protesta dei vigili urbani), di parcheggiare dove capita (vibrante protesta degli stronzi in fuoristrada). Accuse del consigliere Rolando (“L’aumento degli incidenti favorirà gli affari delle pompe funebri della famiglia Variati”) che si traveste polemicamente da vigile anziano col cappello e penetra nella Basilica Palladiana al volante di un Hammer 4×4. La città, punta sul vivo, se ne frega.
Sicurezza in centro. “Il centro città è il luogo più attivo e vitale della città. Non ci sono giustificazioni per chi cerca di rovinare quest’armonia”. Con queste parole il sindaco Achille “Smith & Wesson” Variati ha vergato di proprio pugno una speciale normativa che autorizza il cittadino a sparare su chiunque tenti di boicottare il gioioso momento della vasca in Corso Palladio. Panico tra la dozzina di zingari, senzatetto e musicisti di strada ma soprattutto tra le centinaia di negozianti di abbigliamento (cento euro una maglietta) e baristi (tre euro un bicchiere di minerale). Proteste del consigliere Rolando (“La soppressione dei commercianti in centro favorirà l’apertura di nuove agenzie di pompe funebri Variati“) che si traveste polemicamente da commessa da discount con fascia da vigile urbano, cappello da anziano e fisarmonica e penetra nella Basilica Palladiana su un Hammer 4×4 modulabile in furgone ambulante paghi 3 prendi 2. La città, come una sola voce, se ne sbatte.
Sicurezza nel posto di lavoro. “Della sicurezza nel posto di lavoro non importa niente a nessuno. Non ci sono giustificazioni per chi cerca di disturbarmi con queste stronzate”. Con queste parole il sindaco Achille “Remington” Variati ha vergato di proprio pugno una speciale normativa che autorizza il cittadino a farsi del male martellando, fresando, limando, incastonando, infiorettando, agglomerando, cucinando, incollando, scaricando, stoccando purché sottovoce e sottotraccia. Proteste del consigliere Rolando (“Ahò, ma l’opposizione di centrodestra dov’è? Devo fare sempre tutto io anche quando governo?”) che si traveste polemicamente da Rolando. Alla vista del suo fisico da Fassino, della sua barba da Bin Laden e soprattutto della sua chiacchiera da Vanna Marchi, la città finalmente ha un sussulto. Ma niente paura, torna subito normale.
Matteo Rinaldi
Il consigliere Rolando. Non solo esiste ma è anche in gamba. Ho nettamente esagerato con certe battute (mai salirebbe su un Hammer), non con altre (polemizza, chiacchiera e stordisce come e più di Vanna Marchi)
giugno 3rd, 2008 - Posted in Chi non ride si rode | | 3 commenti
