Participio presente
Transito per San Pio X, che da un paio d’anni è il mio quartiere. Ci sono nato a San Pio, ma non l’ho mai frequentato. Sono scappato presto, verso zone più centrali e anonime, dove non c’è senso di appartenenza e non si annusa aria d’identità condivisa. Per la prima volta, da quando sono tornato, mi guardo attorno con attenzione e voglia.
Sarà che qualche giorno fa ho ascoltato, sul sito di Radio Tre, la lettura del libro La luna e i falò di Cesare Pavese con la voce possente di Remo Girone (ascoltare per credere). Pavese dice che un uomo è tale solo quando ha almeno un paese in cui fare base o tornare almeno una volta ogni tanto.
Questa cosa mi era sempre sembrata una cazzata. Ma letta da Remo Girone no. Mi sono guardato attorno con attenzione. Ho visto facce che mi hanno rimandato all’infanzia e alla giovinezza. Bambini diventati uomini. Uomini diventati vecchi. Vecchi diventati vecchissimi. Eppure tutti riconoscibili. Chi ha lo stesso passo, chi lo stesso modo di muoversi, di tenere le spalle, di guardarsi attorno. A venti come a cinquant’anni. Tutti mi parevano belli, veri, miei.
Non mi sono mai sentito parte di qualcosa: un quartiere, una città, un popolo. Al massimo della mia squadra di calcio. Ma oggi che sono grande e coi primi capelli bianchi mi sento parte perfino del mio quartiere. Di queste facce estranee, che estranee non mi appaiono più.
Matteo Rinaldi
novembre 2nd, 2009 - Posted in Chi non legge non regge | | 10 commenti

on novembre 2nd, 2009 at 12:58 PM
Tu non hai idea di quanto ti capisca!
on novembre 2nd, 2009 at 1:07 PM
Non lo avevo letto, in effetti. Bellissimo. Noi veneti sembriamo duri, ma siamo romanticoni.
on novembre 2nd, 2009 at 2:20 PM
…e quando queste facce estranee non lo sono più, mi sa che deve esser bello incrociarle mentre cammini, riconoscerle, sentire di appartenere un po’ anche a loro e loro a te.
(io, oggi, leggo post assai belli nella blogosfera)
on novembre 2nd, 2009 at 3:56 PM
“Aria d’identità condivisa” … difficile (ri)trovarla ma bellissima da respirare.
on novembre 2nd, 2009 at 4:43 PM
Laura: domani, se piove ancora, leggerai post incazzosissimi.
Elle: Grazie. È un’espressione inventata di sana pianta, ma condivido il respiro.
on novembre 2nd, 2009 at 5:00 PM
Stiamo proprio invecchiando caro mio. Il guaio è che da vecchi e saggi e romantici siamo terribilmente sexy.
on novembre 2nd, 2009 at 10:56 PM
Recentemente ho provato delle sensazioni molto simili, riguardo al mio paese natìo.
Ed era la prima volta che mi succede da quando me ne sono allontanata (quasi 4 anni).
Poi, leggendo questo post, mi è tornata alla mente quella volta in cui tu,-fra un corso di dizione e l’altro- dicesti che da bambini, si tende ad adorare i genitori ed a pensare di non poter vivere senza di loro.
Poi li si combatte , li si rifiuta, li si tiene lontani (in molti sensi).
Alla fine, ci si riavvicina, fino a gettarsi ai loro piedi, chiedendo scusa per non aver creduto loro da subito.
Beh, forse il paragone non c’azzecca. Ma un pochino sì.
on novembre 2nd, 2009 at 11:42 PM
Ci azzecca sì, accidenti. Forse siamo molto più semplici di quel che ci piace credere. I posti che ci hanno cresciuti ci restano dentro molto più di quanto immaginiamo.
on novembre 3rd, 2009 at 10:40 AM
C’è questa casa poco lontano da dove abito io, ci passo davanti da più di trent’anni, a piedi o in bici: c’era quasi sempre una signora in giardino indaffaratissima a spostare vasi, a togliere foglie secche oppure a coltivare l’orto, un’enorme distesa ordinatissima di melanzane, pomodori, sucòi d’estate, di cavoli, cavoli, cavoli d’inverno. Non so come si chiama, ci sono stati soltanto buongiorno e buonasera, per trent’anni, però. Adesso la casa è in vendita, mia zia mi ha detto che il marito della signora è morto da poco, non ci sono figli, e la casa è grandissima, troppo grande per viverci da soli. La signora abita già da qualche altra parte. Da far strucare el còre, mi ha detto mia zia, che le ha visto fare il trasloco.
Se in un posto ci abiti da tanto tempo, ogni cambiamento, fosse anche solo un orto diventato improvvisamente brutto, riguarda anche te. Non sono ferite mortali, sono tagli piccoli, sulle mani, non fanno un male terribile, solo una stretta al cuore.
on novembre 3rd, 2009 at 11:47 AM
La soluzione: comperare la casa della signora. Oppure entrare di nascosto e rivitalizzare l’orto.