Una vita col fiatone
Lo sport più bello del mondo (4). Ci sono mille modi per divertirsi con calcio. Io scelsi il peggiore

Le più belle foto degli sportivi mentre corrono nascondono sempre i volti: le facce sotto sforzo sono maschere dell’orrore
Ero in vacanza in Sardegna e pensavo al futuro portando a spasso 30 anni e 77 chili. I secondi pesavano di più. Sarei diventato padre l’inverno seguente: l’idea di presentarmi a mia figlia con un fisico da commendatore mi disturbava. Sapete quanto siamo fighette noi maschi.
Vagando tra le bancarelle di una fiera del libro usato, dopo la prima giornata di mare, buttai l’occhio su un esemplare titolato La preparazione fisica del calciatore. Un segno divino, visto che i titoli andavano da Sardegna in fiore a L’agnello in tutte le salse. Comprai e iniziai a studiare. Era un mondo totalmente nuovo per me: l’autore, Simone Mazzali, partiva dall’analisi dei muscoli impegnati nel gioco del calcio per arrivare a semplici e razionali spiegazioni su ciò che il calciatore dovrebbe fare per giocare meglio: dall’allenamento all’alimentazione.
Spiegava purtroppo anche una profonda verità: se ti mancano alcune caratteristiche fisiche fondamentali (la perfetta mobilità del piede; un rapporto corretto tra fibre muscolari rosse e fibre bianche) non potrai mai essere nemmeno l’ombra di un calciatore. Mi misurai: nel test del piede, peggio di me era andata solo a un tale Pinocchio, prima di diventare bambino. E le fibre… Né bianche né rosse: tutte grigie topo. Ma Mazzali era un buon maestro: se non sei bravo come gli altri, diceva, fai quelli che gli altri non fanno volentieri. Corri.
Non aveva niente a che fare con quello che mi avevano insegnato fino al giorno prima. Mazzali dava messaggi rivoluzionari tipo: “”Se corri di più arrivi prima sul pallone. Se arrivi prima sul pallone ti diverti il triplo“. Che storia era? A me avevano sempre insegnato che ti diverti di più a far finta di correre. Proseguiva con illazioni tipo: “Meglio un’insalata che tre etti di pasta” e ”La frutta nutre, le merendine no“. Farneticazioni: noi, prima delle partite, si pranzava con nutella e frittura di pesce.
Follie, insomma. Ma ero in vacanza e il tempo non mi mancava. E poi ero ancora ferito da quanto accaduto qualche settimana prima: in un negozio per comprare un paio di jeans, i celebri Levis 501, non ero riuscito nemmeno ad arrivare alla vita. “È un pantalone un po’ troppo giovanile: a lei consiglio un jeans da uomo” disse la commessa, che magari pensava di tirarmi su.
Con in mano quel libro dissi a mia moglie che sarei entrato in dieta ferrea e avrei cominciato ad allenarmi tutti i giorni. Lei disse: “Ma a me piaci anche così”. La stessa sinistra frase che dice anche Pina Fantozzi quando obietta “Ma Ughino, a me piaci anche così. E poi sii prudente, alla tua età…” e lui replica “Macché prudenza, macché età!“, si piega atleticamente e si inchioda la schiena.
Anch’io mi inchiodai e mi piegai. Ma non mi spezzai. Entrare in dieta dopo 30 anni di pastasciutte erotiche e biscotti pornografici fu tremendo. Le prime piane di frutta e verdura scondita che affrontavo nella vita erano violenza pura. Peraltro ero in ferie con Sandro – sì, la carogna che oggi viene con me a vela – e lui mi derise dicendo: Mangerò più di prima e peggio di prima solo per farti rabbia. Ci pesammo prima del via: 77 chili io, 67 lui.
Cominciare a correre seriamente dopo 10 anni di farse amatoriali, fu una tortura. La Sardegna d’agosto come pista d’allenamento è infame: temperatura infernale, saliscendi assassini, umidità cento per cento, nessun marciapiede, auto che ti usano come bersaglio semovente. Unica possibilità: i sentieri di montagna, tra pendenze garibaldine, briganti assortiti, caproni irosi e sassi appuntiti. L’ho odiata, la Sardegna. Giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, salita dopo salita.
Scoprii che, diversamente da quanto si possa credere, la parte del corpo maggiormente sotto sforzo nella corsa non sono i muscoli delle gambe, né il cuore, né i polmoni. È il naso! Per raccogliere l’aria necessaria a sopravvivere dopo trent’anni di inefficienza, il naso diventa un mantice, un aspirapolvere, una turbina nucleare. Dopo mezz’ora di corsa aspiri odori e profumi di cui non sospettavi l’esistenza. Dopo un’ora li sintetizzi direttamente: dal naso alle vene, come la cocaina.
Da allora la Sardegna per me è soprattutto il suo odore. Odore di terra bruciata, di roccia, di erba secca. Ci devo tornare almeno ogni tre anni. Il più buon odore di ogni mio mondo possibile.
Avrei scoperto più avanti che correre è una droga naturale. Allora lo ignoravo e mi stupivo di quella che mi pareva un’insospettabile forza di volontà. Mai mollato una volta – escluso il giorno di libertà settimanale – la mia dieta professionale, mai saltato l’ora e mezza di corsa, di esercizi, stiramenti, flessioni, addominali. E per riposare, nuotate tipo marò della serenissima repubblica.
Alla fine di quelle due settimane di preparazione atletica la corsa mi faceva orrore come prima e più di prima, ma non smisi. Anzi, non smisi mai più.
Da allora ho corso sempre e dovunque. Per strada, nei parchi, in collina, in montagna. Con 50 gradi e a meno venti. Sul tapie roulant e perfino da fermo. Non ho mai più fatto una vacanza senza prendermi il piacere di portarmi le scarpe e andare correre. Solo così ho sentito e imparato a riconoscere davvero i posti, dalle isole alle città: col naso. Col naso che respira forte, sotto sforzo, e coglie le essenze più intime di ogni dove.
L’ultimo giorno di vacanza ci pesammo. Sandro pesava due chili in meno. Io ero perfettamente uguale a prima. Preparai la cima che avevo rubato in porto e usavo per saltare la corda. La fissai a un robusto olivo della Gallura: avrei posto fine alle mie sofferenze. Volli però impiccare con me anche Simone Mazzali attraverso la sua dannata Preparazione fisica del calciatore. Lo aprii a caso e a pagina 127 e trovai una nota che mi salvò. Era scritto: “Il calo di peso immediato è una sciocchezza: per essere efficace deve essere molto lento all’inizio”.
Tornato a Vicenza ripresi a correre come prima e più di prima. Come per magia, un chilo alla settimana, mi ritrovai 67 chili giusto per l’avvio del campionato. Avevo le idee chiarissime sulle corrette priorità: spalancai la porta del negozio, fulminai la commessa con occhi fiammeggianti e ordinai i 501. Swiss, clac: perfetti. Ora potevo anche perdere tutte le partite. Ma magari anche no.
Matteo Rinaldi
novembre 9th, 2009 - Posted in Chi non ride si rode | | 9 commenti

on novembre 9th, 2009 at 5:43 PM
E da quel momento lì inizia il peggior Matteo Rinaldi che abbia mai conosciuto: niente più pasta, niente più pizza, niente più brioches e biscotti. Giuro che per almeno un anno l’ho evitato come la peste: una noia mortale, solo dieta e preparazione fisica.
on novembre 9th, 2009 at 5:54 PM
Sì, però ti sentivo arrivare dal Rexona a centosessanta metri. Scherzo, lo sanno tutti che usi Declaration di Cartier.
on novembre 9th, 2009 at 6:58 PM
Io i post che parlano di diete riuscite, li adoro.
on novembre 9th, 2009 at 8:30 PM
….. orrore …..Matteo …
un salutista corridore incallito ….
per di più si sniffa pure la sardegna….
una vera “carogna” ….
on novembre 9th, 2009 at 9:20 PM
Posso dire la mia? Ma sì, fiatone, fiatone tutta la vita! Quando mi esplode in faccia il calore da attività fisica mi sembra fantastico, anche se soffro come un cane
ps. essere affezionati agli odori, non c’è cosa più bella…
on novembre 9th, 2009 at 9:57 PM
Aspettate il resto prima di cantar vittoria. C’è di peggio nel futuro del mio passato.
on novembre 9th, 2009 at 11:35 PM
Ma si, Matteo, io lo conosco bene un maratoneta incallito, di quelli che arrivano a fare 200 km in 48 ore…non sono mica persone normali
E poi, vuoi mettere l’odore del sale (ed il sale, proprio…) che ti entra nel naso mentri cazzi la randa o fai un’altra di quelle cose incomprensibili ai non addetti?…
Naaaaa, non c’è paragone…….
on novembre 10th, 2009 at 7:22 AM
Dunque per il Vicenza – Triestina : mi son messa con mio marito nel 1979 ho partorito il mio primogenito nel 1983. La partita deve essere stata entro questi 4 anni, non dopo.
AMMIRAZIONE SVISCERATA ! Sono in lotta con il sovrappeso ed ho fallito con la dietologa. Purtroppo se mi metto a correre penso che mi collassa lo “spinterogeno” ….a 54 anni con i betabloccanti per la pressione alta…
BRAVO MATTEO! tanto di cappello per la volontà e determinazione!
Buona giornata
on novembre 10th, 2009 at 11:58 PM
Bentornato, PennaRossa degli “Amatori Settecà”