E adesso dormi preoccupato
Una delle più grandi cattiverie della vita: prestare American Psycho a un amico

Bret Easton Ellis, l’autore del libro American Psycho, in posa plastica
Ho ospitato per un tè due blogger d’eccezione. Accompagnati dai figli e un nipote, hanno varcato la mia soglia lo Splendido quarantenne, narratore a tema libero (vita quotidiana, cazzeggio assortito, perle e sberle, una quantità di commenti che io me li sogno di notte) e Chiara, narratrice a tema (vita quotidiana, sensazioni, scrittura perfetta, armonia totale, pochi commenti. E vorrà pur dir qualcosa, vorrà).
Sono usciti da casa mia arricchiti. Stringevano una gatta adolescente e tre libri. La gatta si è accomodata nel loro trasportino come telecomandata. A quel punto ho tentato di rifilare allo Splendido almeno un secondo gatto e già che c’ero anche il terzo, che ho in sovrappiù. Ma lui ha tenuto duro: Dammi un libro, semmai, visto che hai gusto.
Non è vero che ho gusto. Però i complimenti mi piegano le gambe e cedo subito. Ho riposto i gatti e scansionato la libreria.
La mia libreria è minimalista. Allo scoccare della primavera di ogni anno dispari faccio pulizia e mi libero di tutti quelli che non mi hanno fatto innamorare. Attualmente ho sessanta libri degni di questo nome, non uno di più. Qualche altra decina è in giro, prestata a perdere.
A Chiara ho dato 44 falsi di Michele Serra (capolavoro di parodie. Promessa: per ridere come non mai) e Cani del Gas di Marco Paolini (Promessa: per ridere ma anche piangere, chiedendosi se è giusto che uno così bravo a narrare sia anche così bravo a scrivere).
Allo Splendido ho dato American Psyco di Bret Easton Ellis. Non lo aveva letto, dice. La cosa mi pare tuttora inverosimile. Gli ho spiegato il valore della mia edizione Bompiani, valorizzata dalla traduzione di Pierfrancesco Paolini, criticatissima dai più e infatti sostituita nelle edizioni successive dalla traduzione, molto più fedele, del bravissimo Giuseppe Culicchia.
Ma i più quando mai hanno avuto ragione? La traduzione di Paolini in effetti non è una traduzione: è una riscrizione. Inventa parole, aggiunge punteggiatura, riscrive i dialoghi. Essendomi preso la briga di leggerlo anche in inglese, raddoppio il plauso per Pierfrancesco.
American Psycho è datato ma, secondo me, ancora meraviglioso. Non per le scene di sesso, comunque splendide e senza pari per realismo, surrealismo, erotismo e ironia. Non per le scene di violenza: dieci a uno che lo Splendido non dormirà bene per almeno cinque o sei notti, nei capitoli peggiori. Non per il ritmo della storia, che disprezzi alla prima lettura. Ti innamori solo alla terza, come con certa musica fuori dagli schemi.
A rivoluzionare è lo stile narrativo, il primo che riesce a descrivere la realtà con le stesse parole, le stesse costruzioni mentali, la stessa confusione e follia che aleggia nelle nostre teste bombardate ogni minuto da migliaia di messaggi e pensieri sconclusionati e geniali, nevrotici e malati.
Dopo American Psyco non sono riuscito a leggere narrativa per cinque anni. Mi pareva tutto roba vecchia e pedante. Mi sono fatto una cultura di saggistica, in quel periodo, che ancora mi permette di sostenere una conversazione a testa alta perfino in una tavolata di insopportabili lettori voraci dotati di librerie da dodicimila pezzi. Ecco bravi, proprio come Chiara e lo Splendido.
Matteo Rinaldi
dicembre 6th, 2009 - Posted in Chi non legge non regge | | 10 commenti

on dicembre 6th, 2009 at 5:56 PM
La gatta serve proprio a farmi compagnia nelle notti insonni di American Saico. Così infatti si legge.
on dicembre 6th, 2009 at 7:58 PM
(Ahhh sei tu lo spacciatore di gatti…! Mica solo di libri
)
on dicembre 6th, 2009 at 9:07 PM
Lo devo rileggere ma non prima di avere indossato il mio completo in flanella di Armani ed essere uscito con qualche “cordpoduro”
on dicembre 6th, 2009 at 10:02 PM
Spl: la gatta la squarti, se ti viene vicino mentre leggi.
Laura: spaccio solo roba che serve a niente, io.
Gianni: Armani Giorgio o suo fratello Emporio? (Magnifico quel capitolo)
on dicembre 7th, 2009 at 10:45 AM
ah ecco, la gatta arriva da te
on dicembre 8th, 2009 at 12:25 PM
Hai letto tre volte American Pshyco?? (non mi piace Easton Ellis, per niente, mi annoia. Ma posso lo stesso consigliarti come sessantunesimo libro “A sangue freddo” di Truman Capote?)
on dicembre 8th, 2009 at 6:05 PM
Fata: ne vuoi una? Ne ho due uguali, la sorelle e il fratello di Agata. Te le porto anche in taxi.
Alberto: devo prima finire Cera per sirene, l’opera di un autore underground sconosciuto, irascibile e solitario.
on dicembre 8th, 2009 at 9:10 PM
Matteo e SQ: carini che siete a scambiarvi gatti e libri all’ora del tè, a dedicarvi post a tema e commenti con le fusa. Due vere damine dell’ottocento!
on dicembre 8th, 2009 at 11:40 PM
C’è di peggio: oggi mi hanno chiamato per congraturarsi: la MIA gatta ha già catturato un LORO topo da giardino. Che dici, l’avevo educata bene?
on gennaio 13th, 2010 at 1:31 PM
conservo gelosamente la mia preziosissima ed.Bompiani di A.P. come fosse un cimelio..guai a prestarla in giro..
la traduzione di Paolini è decisamente migliore di quella del pur bravo Culicchia..