Nel 2010 con Gene Kelly
Un esercizio facile di comunicazione e di vita. Per capire come è meglio muoversi nel gran ballo dell’esistenza
Chi non conosce Gene Kelly se ne esca subito da qui. Anzi no: guardi i due filmati. E prima di dire: “Ma sono musical! Piuttosto la morte“, stia ad ascoltare. Anch’io l’ho detto per decenni. Poi, per fortuna, ho cominciato a capire quanta meraviglia si nasconde dietro a un corpo che si piega e si spiega a ritmo di musica.
Il primo filmato è un celebre balletto tratto dall‘Allegra fattoria, Summer Stock in originale. Qui Gene balla giocando con un asse cigolante e lo strap di alcuni fogli di giornale. Guardare. E riguardare, nel caso. Poi chiedersi: È un ballo facile? È difficile? Emoziona?
Il secondo filmato è la scena clou di Cantando sotto la pioggia, il capolavoro del musical americano (Singing in the rain in originale). Guardare e porsi le stesse domande. Rispetto alla precedente è più facile o più difficile? Emoziona di più o di meno? Perchè?
Veniamo al dunque. Il ballo di Kelly nella prima scena non è difficile: è difficilissimo. Vi basti sapere che la ricerca del giornale giusto (le carte non si strappano tutte allo stesso modo) costò ai suoi assistenti giorni e giorni di lavoro negli archivi. Ore ed ore di prove. I movimenti di Kelly sono bellissimi e complicati.
Cantando sotto la pioggia è il film (un capolavoro anche a cinquant’anni di distanza) che Kelly girò nella sua piena maturità. Aveva capito cose che negli anni precedenti non lo avevano nemmeno sfiorato. Perciò costruisce la scena in modo molto più emozionale (la pioggia, le persone, il poliziotto alla Charlot nel finale). Balla molto più aperto, con un sorriso perenne.
Ma soprattutto – ed è questo il segreto del successo di questa scena – costruisce il balletto con una logica totalmente diversa. La spiega lui stesso in una bellissima intervista: “Per una vita ho pensato che la bellezza del ballo stesse nella difficoltà, nella tecnica. Più il ballo è difficile, più sei unico; più sei unico, più sei amato. Più tardi ho capito che la bellezza sta nella semplicità. In Cantando sotto la pioggia non un solo movimento appare difficile. Volevo che gli spettatori guardassero e pensassero: Hei, ma quello che fa lo so fare anch’io. Volevo che lo condividessero. Poca importa se in realtà nessuno di quei movimenti è facile”.
Gene Kelly resterà nella storia per quel ballo. Anche noi, nella nostra storia, ci stiamo quando riusciamo a rendere semplicissime le cose che abbiamo costruito anche con le più grandi difficoltà: dallo scrivere al fare, dalle azioni alle idee, dai sogni agli obiettivi, dai gesti alle parole.
Matteo Rinaldi
dicembre 31st, 2009 - Posted in Chi non spiega si piega | | 5 commenti

on dicembre 31st, 2009 at 3:46 PM
Il tuo augurio finale, con Singing in the rain nelle orecchie (e negli occhi!), me lo tengo ben stretto Matteo
(Il 31 dicembre ispira belle riflessioni! Qui in realtà sembra quasi marzo tanto è mite l’aria…)
on dicembre 31st, 2009 at 4:27 PM
Grande Gene Kelly! E tra un Singin’ in the rain ed un Good morning c’infilo qualcosa che non c’entra davvero nulla col post, però, Matteo, insomma, mi perdonerai, suvvia, sic et simpliciter: Buon 2010!
on dicembre 31st, 2009 at 8:58 PM
Guardando i video non ero arrivata alle ispiratissime (e verissime) conclusioni cui sei arrivato tu, che per altro, condivido in pieno.
Però ci avrei scommesso che il ballo di Summer Stock era molto più difficile di Singing in the rain.
Sarà che a me tutto quel gioco di battere il piede sull’asse di legno e il giornale e il saliscendi sulle scale è sembrato di una difficoltà unica.
Insomma ballare con un ombrello e duettare con un lampione, forse saprei farlo anch’io.
Ed ora so che era persino quello l’intento di Kelly, farci dire hey, ma questo lo so fare anch’io!
E comunque io ho detto forse, non si accettano sfide o provocazioni a fine anno!
Buon 2010 a te e ai tuoi lettori, per il momento vedo qui sopra Laura e Stefi, quindi estendo anche a loro due.
on gennaio 1st, 2010 at 2:30 PM
Ballare con un ombrello è difficile, ma ballare con un uomo ombrello è impossibile. Ecco, io sarei perfetto come uomo ombrello. C’è mica qualche scuola di ballo nei dintorni?
on gennaio 2nd, 2010 at 4:49 PM
grazie del bellissimo post.
ho uno space su msn, così, per scrivere due scemenze ogni tanto. posso linkare questo post?
Buon anno