Sulla rotta per Lepanto
Uno straordinario racconto on line per navigare anche a gennaio. Senza neanche centrare le briccole

Foto romantica ma sfuocata: a gennaio è doveroso, per non esagerare con la nostalgia
Che fa a gennaio un velista qualunquista? Beh, facile: legge. Uscire in barca è prerogativa del velista professionista. Un paio di volte sono uscito, negli anni scorsi (velista fantasista). Un paio di volte avrei voluto ma le barche del noleggio erano in secco (velista illusionista).
L’ultima volta che mi sono imposto di uscire ho indossato la faccia da velista decisionista. Ero nella laguna di Venezia. Vento neanche un filo (a gennaio non ce n’è), freddo umido, zero possibilità di scaldarsi. A un certo punto, affascinato dal silenzio e dall’immensità (velista con svista), mi sono distratto un attimo, un attimo solo, giuro, e mi sono trovato una briccola in piena prua.
Ho scartato a destra con la stessa faccia dei marinai del film Titanic, quando sperano di evitare lo scontro, dai che lo evitiamo, lo evitiamo… NON lo evitiamo!, e neanche io lo evitai. Una sberla paurosa sulla murata sinistra, una paura tremenda, nessun danno effettivo.
Da allora solo sacre letture. La maggior parte deludenti. Ma una ve la consiglio, a gennaio. È gratis, è on line ed è la più bella storia di vela, secondo me. Forse perché parla di vela solo marginalmente. È il viaggio “La rotta per Lepanto” scritta da Paolo Rumiz (qui il chi è del giornalista-narratore) a puntate per Repubblica. Questo l’intero viaggio, a puntate.
Quando è uscito, nell’agosto 2004, ero al mare, posto meraviglioso per leggere il giornale da cima a fondo. Avevo cominciato ma non mi era piaciuto, di primo acchito. (L’ho scritto più volte che non sono molto sveglio: non infierite).
Ho dovuto rileggerlo due anni dopo per scoprire quante meraviglie regala, questo racconto. E me lo rileggo ancora, ma solo una volta l’anno, a gennaio. È poesia, difficile anche, non quanto l’Infinito di Leopardi, ma neanche immediata come La nebbia agli irti colli.
Però se andate a vela (o se sognate di andarci) non potete non divorarlo mugolando dalla prima all’ultima riga.
Ah, noi veneti in molti di quei posti lì ci andiamo comodamente, a vela, e con poche decine di euro di noleggio. E fieri ci ostiniamo, briccole o non briccole.
Matteo Rinaldi
gennaio 22nd, 2010 - Posted in Chi non vela è un vile | | 4 commenti

on gennaio 22nd, 2010 at 1:19 PM
Ma chi non vela (è un vile, ok, ma non è questo il punto)arriva a mugolare lo stesso? Anche un camperista, per dire, può cogliere la poesia? Ciao, lirico velista. Stefi
on gennaio 22nd, 2010 at 5:45 PM
Il velista mugola perché è un animale incapace di esprimere bene le proprie emozioni. Il camperista è un’entusiasta: petto e pancia in fuori, senza ritegno.
on gennaio 24th, 2010 at 10:00 AM
E se ti dicessi che io lo possiedo in forma di vero e proprio (introvabile) libro quanto roderesti dall’invidia?
on marzo 16th, 2010 at 11:04 AM
grazie per avermi fatto ri-trovare questa “sacra lettura”!
Nel “lontano” 1982 assieme a tre amici feci un viaggio alle Incoronate con un topo armato di vela al terzo……
Che storia anche quella!