Talebanizzazioni: il ministro Alfano
La sinistra ha stufato pure nella satira. Perciò sorpassiamoli a destra: impariamo a farla col loro stile.

È vero: il ministro minestrina Alfano non ha fatto niente di apprezzabile per meritare l’onore della talebanizzazione. E come potrebbe una mezza calzetta simile? Lo sanno anche i sassi che tutto gli passa sopra l’incurante pelata, a partire dai lodi che portano immeritatamente il suo nome.
Eppure non è giusto fargliela passare liscia per così poco. L’avete vista la faccia di questo poveretto? Siate onesti: non ci siete mai riusciti. L’unico occidentale in grado di farlo sarebbe il colonnello Kurz. Nessun altro potrebbe posare gli occhi sopra i miserandi lineamenti di questo poveretto senza essere colto da malore.
Fate lo sforzo, almeno in quest’occasione. Delle mille brutture che caratterizzano la razza italica, egli ne assomma a iosa: a cominciare dalla squallida pelata da geometra, con capelli sparuti sopra le orecchie e palla da biliardo sopra la fronte. E poi gli occhi bovini, autenticamente privi di un barlume d’intelligenza, accostati a una dentatura equina e sproporzionata.
Non bastasse, egli unisce a una statura di stampo vichingo un paio di spalle strette e ricurve per le quali gli unici appendiabiti funzionali si recuperano nei fondi di magazzino dei vetusti negozi 0-12 Benetton.
Infine, fingiamo di non soffermarci sui giganteschi lobi delle orecchie, degni dei saldi autunnali di un bordello omosessuale turco.
Come sono cambiati i tempi in cui, sulla stessa poltrona, sedevano banditi matricolati ma chiaramente individuabili e disprezzabili come Cesare Previti e Clemente Mastella. Pendagli da forca certo, ma almeno profondamente onesti nel loro squallore.
Questo Alfano è stato costruito appositamente per non essere odiato: troppo inguardabile, inascoltabile, impalpabile, invisibile. Incapace perfino – rispetto ai pari grado dei prospicienti ministeri – di essere adoprato per mediocri fellatio che non rizzerebbero un virile membro neppure sotto la minaccia mortale dei nostri kalashnikov.
(Matteo Rinaldi)
gennaio 26th, 2010 - Posted in Chi non ride si rode | | 3 commenti

on gennaio 27th, 2010 at 2:53 PM
bel trattato di fisiognomica.
on gennaio 29th, 2010 at 8:33 AM
I saldi autunnali di un bordello omosessuale turco farebbero invidia persino al miglior Battiato còlto all’apice dell’ispirazione.
Se ti legge, ce li ritroviamo in musica nel suo prossimo cd.
on gennaio 29th, 2010 at 1:56 PM
Mamma mia: ma c’è davvero qualcuno dall’altra parte che scrive così?