Vieni avanti creativo
Cronaca di un set fotografico. Protagonisti: io davanti alla macchina, Beppe Calgaro dietro.
Uno scatto di Beppe Calgaro. Le sue opere in mostra a Vicenza in marzo
Beppe è un fotografo che conosco da vent’anni, un po’ meno giovane di me ma molto più alto. Si firma Fratelli Calgaro e fotografa per il gruppo editoriale Rizzoli (Corriere della sera e decine di altre riviste). Scatta poi per aziende, per agenzie di pubblicità e per pura passione. È a suo agio con l’obiettivo davanti a una gang cubana armata fino ai denti e a modelle spogliate fino all’osso. Queste le cose che fa quando nessuno lo paga.
Gli ho chiesto uno scatto per me. Per pubblicizzare i miei corsi, ho bisogno di presentarmi con una faccia il più possibile somigliante alla mia. Ha accettato e mi ha invitato nel suo studio.
Il suo studio, in un capannone industriale, è esattamente come lo si immagina: un casino. Macchine, cavalletti, luci, ombrelli, manichini, drappi, sei dita di polvere, mezza automobile, animali impagliati, una cucina in cui bolliva del riso basmati (“Non ti dispiace se mentre lavoro mangio, vero?”) e altre trecento cose sparse in quello che a me appariva un caos folle ma i fotografi creativi considerano disordine ragionato.
Lui: “Bene, eccoci qua. Che foto vuoi?”
Io: Fai tu, sei tu il professionista.
Lui: “Non esiste! La creatività fine a se stessa non paga. Devo capire a che ti serve. Devi darmi un’idea. Devi essere chiaro. Devi darmi un concetto preciso. Devi…”.
All’undicesimo “devi” lo interrompo. “Pensavo a una foto simpatica. Non mi vedo incravattato con la faccia seriosa e la mano sul mento, in quelle foto alla Capital che hanno tutti quelli che fanno formazione”.
“Sbagli. Bisogna essere seri. I clienti vogliono riconoscerti nell’immagine che hanno di te. Lo so io, che scatto da vent’anni. Guarda, io ti immaginavo in camicia bianca e cravattino nero”.
“Neanche ce l’ho, una cravatta. Comunque mi fido di te”.
“Non esiste che ti fidi. Devo capire a che ti serve. Devi darmi un’idea. Devi essere chiaro. Devi darmi un concetto preciso. Devi… (Sì, tutto esattamente come prima).
“Ok Beppe, ho capito. La voglio così: in piedi, figura intera, con le mani bene in vista e poi gli occhi e…”
“Zut! No. Non ci siamo. Non mi convince. La faccio molto stretta, viso, niente corpo”.
“D’accordo. Allora a petto nudo con la faccia dip…”
“Naaah, zitto, decido io. Mettiti qua. La mano qua. Più alta. Gli occhi qua. Apri la bocca. Grida, Ridi. Togli la mano. Piangi. Metti la mano. Chiudi la bocca”.
Scatta sessanta foto, le passa al computer, le guarda. Le butta via tutte. Prende sei libri da uno scaffale. “Metti questi libri in testa”.
“Ok Beppe. Faccio quello che vuoi. Mi fi… Mi figuro il risultato. Ma se posso dire la mia, i libri che c’entrano? Danno un’aria da paraculo intellettuale. Io non sono un intellettuale. Tra l’altro lavoro solo su web e i libri non…”
“Naaah, zitto, decido io. I libri ci vogliono! Perché il mondo è di noi quarantenni! Noi che abbiamo esperienza, storia, computer ma anche carta, web ma anche rilegature. La devi mostrare, la storia che hai. I giovinastri, puah! Gente che sa smanettare al pc ma davanti a un articolo di giornale va in crisi. Gente che scatta mille foto digitali perfette, ma davanti a una pellicola non sa più neanche chi è. Il mondo è nostro. Siamo noi, il futuro. Il futuro siamo noi quarantenni! (ormai delira. Ma è alto un metro e novanta. Lo lascio delirare)
Mi mette i libri in testa e gli occhiali in cima.
“Beppe, se mi cadono si rompono. Costano come la tua macchina fotografica e…”
“Zitto, impara a stare immobile”.
“Immobile? È una parola!”
“Le modelle lo sanno fare. Che ci vuole? Fallo anche tu”.
E scatta, scatta, scatta. E parla: “Ti faccio una foto in stile John Sfdngfhe (nome per me incomprensibile). Conosci, vero?”
“…?!? … Certo, fantastico”.
“Oppure… Aspetta, abbassa il braccio, alza il mento, aumento la luce. Sì! Scatto alla Jeremy Sfkgleotrf (altro nome incomprensibile). Ecco la chiave, sì, Sfkgleotrf, conosci vero?”
“… ?!?!… Madonna, strepitoso!”
“Una profondità quasi cattiva, con chiaroscuri profondi, che fanno America anni Cinquanta. Con le rughe scavate, bellissime, con l’effetto flash degli scatti segnaletici delle stazioni di polizia, fermato dopo un controllo, innocente e colpevole assieme, con le tensioni della vita e il segno degli anni…” (parla ad libitum e scatta).
Poi passa tutto al computer, sceglie la foto secondo lui più espressiva e comincia a… ritoccare le rughe americane anni Cinquanta. Ma non erano bellissime?
“Naaaah dai, troppe non va bene. Ti cambio anche questo pezzo di mascella. Il brufolo lo tolgo?”
“È un neo veramente. Ci sono affezionato”.
“Ok, lo lascio. Ma ti metto un po’ di pelle della fronte qua sotto e un po’ della pelle qua sotto sulla fronte”.
Non ho il coraggio di chiedergli che mi cambi i titoli dei libri. Non ne ho letto uno di quelli lì.
Mi consegna una foto, una soltanto. Le altre le butta via, tutte. Non mi chiede neanche un euro ma uno scambio merci: “Mi fai un bel testo appena mi serve”.
Te lo faccio sì, ma te lo faccio come voglio io e tu non ci metti becco, dico. Lui annuisce.
Già pregusto le cazzate che gli scriverò. In stile John Dfledrfefyr, ovviamente. Vediamo se avrà il coraggio di fiatare.
febbraio 3rd, 2010 - Posted in Chi non legge non regge | | 13 commenti

on febbraio 4th, 2010 at 12:10 AM
(Posso dire la mia? E’ una bellissima foto! E su “il futuro siamo noi quarantenni!”, io credo abbia ragione sai
)
on febbraio 4th, 2010 at 9:07 AM
sei carino. E si vedono i denti quindi va bene
(poi, gli occhiali in cima stan benissimo, per me)
on febbraio 4th, 2010 at 10:55 AM
Secondo me ha più un tocco alla Frank Whüφ∞€k!
No?
on febbraio 4th, 2010 at 11:38 AM
Complimenti a modello e fotografo, è una foto bella densa: lo sguardo luminoso, il sorriso aperto ma anche misurato (per apprensione per i libri e gli occhiali in bilico sulla testa o per l’esigenza di serietà?), ru…ehm segni d’espressione portati con grazia, l’obiettivo è stato centrato, insomma. Però, Matteo, proprio a te dovevano metterli dei libri di carta sulla testa?
on febbraio 4th, 2010 at 2:57 PM
Una cosa è sicura: ho guadagnato un post ma ho perso un fotografo.
on febbraio 4th, 2010 at 3:14 PM
Sai cosa mi ricorda, sta cosa dei cognomi impronunciabili?
Questo:
http://www.youtube.com/watch?v=KwJbst00ghI
on febbraio 4th, 2010 at 6:40 PM
Gli occhiali coi baffi sono forti.
on febbraio 11th, 2010 at 12:02 PM
Non vale: sei appoggiato a una parete. Gli equilibrismi del vivere contemporaneo dove sono?
on febbraio 11th, 2010 at 9:32 PM
Gli equilibrismi sono roba da creativi veri e mi fanno venire il mal di mare. Io sono un veneto dentro: muso duro e barèta fracà.
on febbraio 12th, 2010 at 11:06 AM
sono veneta anch’io, ma solo per metà, per questo ho bisogno di un traduttore per il barèta fracà
on febbraio 15th, 2010 at 3:00 PM
Sei uguale ad armin zoeggeler (ricordati che avanzo una pizza)
on febbraio 19th, 2010 at 1:01 AM
bellissima questa foto!!!!!!!!!! e bravo il tuo amico fotografo!!
quando ho ragionato sul mio logo, il mio amico grafico mi ha fatto passare tutta l’estate nella stanza delle meditazioni, nel suo studio …. quindi ….
on febbraio 19th, 2010 at 9:09 PM
Anni fa ti avrei detto che in questa foto sembri George Clooney…ma la troppa inflazione, oramai,gli sottrae fascino
Sei uno splendido Matteo Rinaldi, in compenso.
Il fotografo, poi, uno di quelli bravi.