Past post
Ho recuperato una vecchia cartellina da cui sono sbucati romanzi e racconti che ho scritto dai sedici ai venticinque anni. Me li ricordavo magnifici. A rileggerli, devo ricredermi: molti sono illeggibili. Tra i pochi, salvo questo divertissement. A naso, potrei averlo scritto anche ieri.
X files degli anni settanta: la Matra sinca baghira

La Matra Simca Bagheera in una foto d’epoca. Si intuiscono i tre sedili davanti. L’auto di fianco è una vera Simca, ma bisogna essere stati giovani negli anni settanta per ricordarla.
Dio solo sa perché certe macchine, meravigliose appena escono, si perdono poi nella notte dei tempi e non le ricordi più per anni e annorum. Non dico macchine come la 124 sport, che ogni tanto ne vedi una, gialla o marron, dalla quale scende un tipo che ha sempre! i baffi, caratteristica comune a tutti i possessori di 124 sport.
No, la macchina che ho in testa è la Matra Simca Bagheera. Se siete stati ragazzini negli anni settanta non potete averla dimenticata.
La Matra Simca Bagheera era una spider affusolata, cattiva e fascinosa. Ma aveva un limite: il nome.
Simca. Per noi ragazzini negli anni settanta, Simca non aveva il fascino di Ferrari o Lotus. E questo passa. Ma nemmeno di Lancia, Citroen, Fiat. E già non passa più. Simca faceva subito venire in mente la Simca 1000, utilitaria che, ammettiamolo, doveva ringraziare l’esistenza della Nsu Prinz altrimenti sarebbe diventata l’esempio semovente di un catorcio, un cesso, un bidone.
La fantasia dei ragazzini negli anni settanta si sarebbe scatenata nel soprannominarla vasca da bagno, macchina da suore, macchina da vecchi con il cappello. Un po’ come quando uno dice Callioni per dire uno che non ha piede o armata brancaleone per indicare un gruppo di scarsi.
Dunque, la Matra Simca Bagheera aveva questa cosa pazzesca: una sola fila di posti a sedere, come tutte le spider, ma con tre sedili. Tre sedili in fila! Quando uno di noi ragazzini negli anni settanta diceva a un amico: “Oh, c’è una spider nuova pazzesca: si chiama matra sinca baghira e ha… tre sedili davanti”, l’altro non ci poteva credere:
“Tre sedili davanti? Ma va là!”
“Giuro!”
“Ma tre sedili davanti come?”
“Quello del guidatore, quello del passeggero e un altro in mezzo”.
“Ma va là!”
Non ci si credeva. E allora si sperava, prima o poi, di vederne una dal vivo, perché delle immagini sui giornali mica ci si fidava. Noi ragazzini negli anni settanta sembravamo scemuniti ma sapevamo benissimo, già allora, che le immagini erano spesso mendaci. Tutti quelli che si erano fatti regalare una pista Politoys, che nelle pubblicità di Topolino non passava neanche per le porte mentre dal vivo era più piccola del tappetino del water, saranno lieti di confermarvelo. Anzi, saranno incazzati di confermarvelo, che certe delusioni non si scordano mai.
Comunque non c’era tanto da aspettare. L’automobilista degli anni settanta era infatti imbecille come quello del duemiladieci. Comprava tutte le novità, anche scemunite, purché i giornali di macchine scrivessero che avevano prestazioni brillanti, ottimo rapporto qualità-prezzo, accessori di primordine, grintoso frontale e ampi vani portaoggetti.
Ebbene, un bel giorno capitava che, andando a comprare il pane, il latte e il prosciutto cotto per la mamma, ecco che tra una Bianchina e una 128 trovavi, ben parcheggiata, una Matra Simca Bagheera. E capivi le sensazioni che aveva provato la pastorella che saliva Monte Berico davanti all’apparizione della Madonna.
“Oh! Ho visto una matrasincabaghira!” si urlava poi a tutti gli altri, dopo aver salito le scale di corsa, riconsegnato alla mamma il pane, il latte, il prosciutto cotto e il resto col fischio, che il resto era obbligatorio imparare subito a far finta di dimenticarlo in tasca pena la povertà più assoluta.
“Com’era?” faceva uno.
“Pazzesca!”
“Ma aveva i tre sedili davanti?”
“Sissì, tre sedili tre! Ce n’è uno, poi un altro e poi un altro ancora”.
“Pazzesco. E com’era?”.
“Bellissima!”
“Bellissima meglio di una Ford Taunus?” (mito di noi ragazzini negli anni settanta)
“Madonna!”
“Bellissima meglio di una Ferrari di Formula uno?” (subito paragone fuori luogo di noi ragazzini negli anni settanta)
“Beh no. Però bellissima.”
Seguiva un lungo raccoglimento nel quale tutti, in cuor loro, si ponevano la stessa domanda: a cosa cavolo servivano i tre sedili davanti? La combinazione più classica poteva essere: papà al volante, mamma in mezzo, figlio unico a destra. La più logica: papà al volante, figlio unico in mezzo, mamma a destra. La più epica: figlio unico al volante, papà in mezzo, mamma a destra. Da escludere assolutamente mamma al volante e qualunque altra combinazione. Ma chi negli anni settanta aveva almeno un fratello, cioè tutti a quell’epoca, sbarrava gli occhi e pensava: Mah!
Avremmo tanto voluto conoscere l’ingegnere che ha disegnato la Matra sinca baghira per chiedergli se davvero correva più di una Ferrari, se teneva bene la strada, se era più sinca o più matra. Ma soprattutto: perché quei tre sedili davanti?
Matteo Rinaldi
febbraio 15th, 2010 - Posted in Chi non legge non regge | | 17 commenti

on febbraio 15th, 2010 at 11:42 AM
Niente da fare, come giustamente dici tu la Simca era sinonimo di scacciafighe…
on febbraio 15th, 2010 at 12:18 PM
(godibilissimo, Matteo
)
on febbraio 15th, 2010 at 4:07 PM
Evviva i ragazzini degli anni settanta. Ed evviva anche i tre sedili davanti, saranno anche scacciafighe ma mi vengono in mente decine e decine di possibili utilizzi. Probabilmente l’ingegnere che l’ha pensata era una donna,mi sa che le combinazioni classica, logica ed epica non le neanche prese in considerazione.
on febbraio 15th, 2010 at 5:20 PM
Arcureo, avevo letto scacciasfighe. Mi suonava un po’ strano. Ma come scacciafighe c’erano auto ben peggiori della Simca, secondo me. L’Alfasud, la 124…
Laura: hai vinto un giro in Matrasincabaghira.
Stefi: Osa. Spiegaci le combinazioni donnifere.
on febbraio 15th, 2010 at 5:37 PM
Mah, c’è da sbizzarrirsi. La versione unigenita: mamma al volante, borsa della spesa al centro, figlia unica a dx; versione prolifera con mamma al volante, figlie al centro e a destra; versione shopping con donna al volante, elegante pochette al centro, borsa della spesa a destra; versione ParisHilton, donna al volante, barboncino al centro, borsa a destra. Tutto rigorosamente in versione (In)commond male (è inglese, vuol dire uomo non previsto oppure strucà de drìo).
on febbraio 15th, 2010 at 6:39 PM
@ Stefi: non mi sono spiegato. La Simca 1000 era una scacciafighe, non la Bagheera… hai presente, no?
Come bruttezza era seconda solo alla NSU Prinz!!
on febbraio 15th, 2010 at 9:27 PM
Mai sentite nominare ‘ste macchine d’epoca, cioè la Sinca (o Simca? mi pare fosse con la M) sì, ma Baghira Bagheera boh? io l’ho letta Baghera, come la tigre de Il Libro della Giungla.
E più che chiedermi la funzione dei tre sedili, mi viene da domandarmi chi sia stato il creativo capace di battezzare un’auto con un nome simile, Matra Sinca Bagheera.
Pare uno scioglilingua, una formula magica, di certo niente a che vedere con gli attuali e asettici C1, C2, C3, A4 e numeretti vari…
on febbraio 15th, 2010 at 9:35 PM
Stefi: stai menando il can per l’aia.
Elle, li facevano apposta per noi tredicenni, questi nomi. Ma ricordo cosa scriveva Luca Goldoni (che allora era una specie di Michela Serra, un po’ meno mattacchione): “Per dare il nome alla Panda, la Fiat mobilitò un esercito di creativi, psicologi, esperti e ricercatori. Ma per il successo della 127 bastò un ragioniere”.
on febbraio 15th, 2010 at 11:42 PM
Eh… e altre volte invece furono degli autogol clamorosi. Tipo quel cesso coreano (me pare) di fuoristrada della Ssangyong, chiamato Musso!!
Dèi ahn, vuol dire “asino” qui da noi!
Vabbè, in Corea non lo possono sapere, ma all’Alfa vuoi che nessuno sapesse che “Arna” in veneto vuol dire “Anitra”?
on febbraio 16th, 2010 at 2:35 PM
Io della Simca mi ricordo un “viaggio” Treviso-San Donà, ai tempi della maturità, con la Simca !000 L color oro di un amico … la Bagheera ha avuto lo stesso successo della Fiat X1/9
on febbraio 16th, 2010 at 5:29 PM
Io ho avuto l’Alfa Arna, comprata usata. Blu con interni in vellutino beige. Motore Alfa ed elettronica giapponese (Arna sta per Alfa Romeo Nissan Automobili). Risultato: faceva 8 chilometri con un litro e i tergicristalli funzionavano solo quando c’era il sole.
Però di quella macchina – soprattutto dopo averla dotata di un impianto GPL – ho dei bei ricordi. Sarà perché dopo ho avuto una Austin Maestro con impianto a metano.
on febbraio 16th, 2010 at 7:03 PM
Devi essere prorpio messo male se vai a recuperare testi che hai scritto più di vent’anni fa’.
Poi che direbbe il Matteo di allora dei tuoi testi di oggi ? e della tua passione della vela ?
a prest
on febbraio 17th, 2010 at 11:10 AM
Ildomi: Simca 1000 color oro: giuro che ti invidio.
Diego: L’Austin Maestro no, giuro che l’avevo rimossa. Però dovresti dirlo che adesso sei supermanager con Nissan Quasquasqauai.
Dorian: Guarda, meglio che non ci pensi. Mi prenderebbe a sberle.
on febbraio 19th, 2010 at 12:24 AM
Avrò avuto circa 10 anni quando la vidi guidata da mio zio.
Non erano solo i tre sedili, che ti davano un senso di grande velocità e poca sicurezza (chi sta al centro ha solo il parabrezza) ma i fari che si alzavano … elettricamente!!
Era pura magia per noi!
on febbraio 19th, 2010 at 9:15 PM
Mio papà, quand’ero piccola, aveva una Prinz verde, e io, beata ingenuità, là sopra mi sentivo una principessa.
)
Poi, compiuti 10 anni, forse ho iniziato a capire qualcosa, almeno di estetica…e non salivo volentieri sulla nuova Citroen Ami 8 color caffèlatte…anzi, stavo comodissima nell’ampio portabagagli nascosta da un “plaid”
on febbraio 19th, 2010 at 9:48 PM
Gaetano, ti capisco. Magia. Come i primi finestrini automatici: nella Mercedes dello zio ricco ti portavano via la mano perché non c’era ancora il regolatore di forza: una mannaia!
Doriana, questo non puoi dirlo: l’Ami 8 era una meraviglia. La macchina più bella, comoda, originale e delicata su cui io sia mai salito: cilindrata 600 cc, raffreddamento ad aria, rumore rotondo e pacioso, consumo zero. Ah, ritrovarne una oggi.
on giugno 4th, 2010 at 11:27 PM
la mia prima auto(di famiglia)la mitica simca 1000 gialla. vasca da bagno fin che vuoi ma che numeri