Bruno e il terrore delle lettere arrotate

Federica, mia amica e collega disegnatrice, mi ha chiesto di scrivere un racconto per bambini. “Fammelo appena puoi che io lo illustro”. Un anno che l’ho consegnato nelle sue artistiche mani. Niente! Chissà che a vederlo pubblicato qui… Vai Fede!

C’era una volta Piero se volta. Ma oggi Piero se volta non c’è più.

Oggi i ragazzi si chiamano Alberto, Manuele, Filippo, Enrico. I grandi dicono che hanno tutto e che non hanno più paura di niente.

Ma non è mica vero che hanno tutto. E nemmeno che non hanno paura. Hanno paura di tante cose. Delle interrogazioni a scuola. Dei compiti delle vacanze. Del brutto tempo quando è domenica. Di attraversare la strada quando c’è traffico. E soprattutto, hanno paura del buio.

Questa è la storia di un ragazzo che aveva più paura degli altri. Si chiamava Bruno, un altro di quei nomi che oggi non si usano più. Sarà stata forse colpa del nome, che comincia con Br, ma a lui veniva naturale fare Br… Br… Brrr… ogni volta che aveva paura. Cioè tutte le sere.

Povero Bruno: aveva così tanta paura del buio che appena spegneva la luce, disteso sul letto, cominciava a battere i denti e rabbrividire.
Brrr… Rat tat tat… Brrr… Rat tat tat…

Più batteva i denti e più rabbrividiva. Sarà che battendo i denti faceva quel suono pieno di erre (Brrr… Brrr… Rat… Brrr… Rat…). Sarà che tutte le parole che indicano paura sono piene di erre (pauRa, oRRoRe, teRRoRe, bRividi). Saranno tutte queste cose, ma finalmente un giorno capì che a fargli paura erano soprattutto le parole.
Non tutte: solo quelle che contengono la lettera erre.

Scoprì che usava pochissimo la erre, quand’era felice e calmo.
Quando faceva colazione ad esempio, diceva: ”Mamma, mi fai la colazione davanti alla televisione con un caffelatte bello caldo, la Nutella e i biscotti?”. Nemmeno una erre.

Ma allorché arrivava sera, il pomeriggio si oscurava, terminava le prove di storia e gli esercizi di aritmetica ma era ancora troppo presto per mangiare, allora pronunciava: “CaRa madRe, VoRRei faRe meRenda: pan caRRè abbRustolito, maRmellata di maRRoni, una toRta Ricca di zuccheRo…”
E ripartiva a tremare, pur senza neppure capire il perché.

Soprattutto le ore notturne erano tremende. Paurose. Tremolanti. Trucide. Tristi. Atroci.
Bruno s’infrattava dentro le coperte, si stringeva rabbrividendo, serrava occhi e orecchie.
Poveretto! Stretto e rigido, non si accorgeva neppure che perfino tutte le parole nei suoi pensieri erano ricche di erre che lo costringevano a tremare sempre più forte.

Ma qualcuno venne in suo aiuto. Era il folletto Nobur, uno di quei personaggi che vivono solo nelle favole ma qualche volta scappano fuori e vengono a fare due passi nella vita normale. Provate voi a stare chiusi tra le pagine di un libro tutto il tempo. Ogni tanto dovete scappare fuori. E così Nobur, che viveva in un libro sullo scaffale della camera di Bruno, scappò. E ora eccolo qui, in piena notte, mentre si arrampica sul letto della camera di Bruno. E sente qualcuno che trema e rabbrividisce sotto le coperte.

I folletti sono curiosi come i gatti: Nobur si infila sotto le coperte e va a vedere che  succede là sotto. Quando Bruno lo vede quasi si spaventa. Ma non è facile spaventarsi davanti a un folletto: non è mica brutto come un Gormita. Nobur poi vestiva di rosso, con un cappello a punta tipo gnomo del bosco, le guance rosse, gli occhi azzurri e buoni. E faceva luce. Come certamente sapete, tutti gli gnomi del mondo sono illuminati. Una via di mezzo tra una lampadina dell’albero di Natale e lo schermo di un telefonino. Come si fa ad avere paura di un albero di Natale o di un telefonino?

Brrr… Rat rat rat… BuonaseRa signoRe. Brrr… Rat rat rat… Sono Bruno, un Ragazzo, e ceRco di doRmiRe peRò pRoseguo a tRemare. Brrr… Rat rat rat… PeRché mi ha Raggiunto nelle tetRe pRofondità delle mie coltRi?

Buonasera, giovanotto. Sentivo uno strano rumore e sono venuto a curiosare. Per quale ragione mi appari così agitato?

Brrr… Rat rat rat… CRedo puRtroppo di esseRe teRRorizzato dall’oscuRità. Brrr… Rat rat rat… Non Riesco a tRatteneRmi… Ho tRoppa pauRa se puRe ne ignoRo la Ragione… Brrr… Rat rat rat…

Accidenti, giovanotto. Ma è tutto così semplice. La soluzione è sotto gli occhi di tutti.

Brrr… Rat rat rat… PotRebbe faRmi compRendere in manieRa miglioRe peR favoRe?

Ascoltami bene Bruno: sei tu stesso ad alimentare lo spavento. La paura cresce con le parole che costruiscono la paura. A cominciare proprio dalle lettere. E qual è la lettera della paura? La erre, la cruda, rude e tremolante erre. Maggiore è il numero di lettere erre, maggiore è il terrore che voi ragazzini create fuori e dentro il vostro corpo e spirito. Non avverti ora più paura?

Brrr… Rat rat rat… CeRto! Mi paRe pRoprio coRRetto, sono Ricolmo di teRRore o oRRoRe Brrr… Rat rat rat…

Cambia musica dunque: metti insieme quello che senti senza quella lettera. Pensa più calmo e pacifico, dici quello che è giusto, abbi cura delle espressioni che usi. Sto facendo  questo anch’io. Non ti senti già meglio?

Brrr… ? At at at… Va bene, ci pRovo… Ops! Scusa, ma non è mica facile… Ci tento, ecco ci tento: sento una sensazione di inquietudine ma piano piano il battito del mio cuoR.. ops! del mio petto si abbassa. Ecco che mi calmo, sto già un po’ meglio. Ecco sì, sto già decisamente meglio ed è passato solo un attimo!

Eccellente, piccolo amico mio! Avanti così e in poche settimane, senza quella lettera, niente più spaventi anche col buio più buio.

E andò esattamente così. Da quel momento Bruno non ha più nessuna angoscia quando fa buio. E pensate: è diventato un campione mondiale di parole inventate. Perché non sempre è facile spiegarsi senza una lettera importante come la erre. Per non dire Buongiorno signora basta dire I miei omaggi gentile dama. Ma per chiedere Permesso! salendo sul bus pieno di gente mica si può dire Sia compiacente, si sposti più in là che ho bisogno di spazio. Rischiate di restare a terra ogni mattina.

Spesso sembra stanco: sembra! Si sta solo sforzando e scervellando: scrive, sbuffando, storielle senza senso. Suvvia, scommetto siete sorpresi, scoprendo simpatici scherzetti sfogliando sorridenti ‘sta stralunata, sibilante storia.
Matteo inaldi

marzo 3rd, 2010 - Posted in Chi non legge non regge | | 11 commenti

11 Responses to ' Bruno e il terrore delle lettere arrotate '

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  1. Ale said,

    on marzo 3rd, 2010 at 11:18 AM

    Da questa tua sagace favoletta mi sovviene uno spassoso sketch contenuto nello spettacolo non televisivo “610″ in cui degli ospiti (ovviamente fittizi) chiamati in onda hanno degli impedimenti tecnici con il mezzo che capta la voce, e tale impedimento fa sì che sia impossibile la dizione di alcune componenti dell’alfabeto, dissimili di volta in volta. Essi si ingegnano affinché non vengano dette, ma alla fine sbottano in un impeto di stizza.

  2. Laura said,

    on marzo 3rd, 2010 at 2:52 PM

    Io, da portatrice sana di erre, sono molto divertita! Meriterebbe una lettura sul Collettivo Voci, Matteo, da riascoltare la sera prima di andare a dormire ;-)

  3. matteo said,

    on marzo 3rd, 2010 at 7:02 PM

    Ale, giù il cappello ai tipi di 610. Lillo, Greg, Alex Braga, Stefano Frosi e Virginia Raffaele sono da amare anche fisicamente. Beh, tra tutti partirei da Virginia Raffaele.
    Laura, a te il microfono. Pronti… via!

  4. mich said,

    on marzo 4th, 2010 at 1:22 PM

    Io voglio sapere dove si tengono i campionati del mondo di parole inventate!

  5. matteo said,

    on marzo 5th, 2010 at 12:20 AM

    Ai comizi di Di Pietro si raggiungono livelli eccelsi.

  6. Susanna said,

    on marzo 6th, 2010 at 11:45 PM

    bene, direi che la storia di Brruno è la mia: solo che io la r la pronuncio a malincuore per altri motivi. Uno di questi, tanto per dirne uno, potrebbe essere la tipica frase di chi come ti sente parlare fa: “daaaai, di’ RAMARRO MARRONE”. Che gioia.
    Però in francese andavo come un treno :D

  7. Federica said,

    on marzo 17th, 2010 at 9:03 PM

    Ti annuncio con grande gioia che stasera mi sono fermata in negozio e ho preso:
    n° 2 fogli 300 gr ruvidi
    n° 1 pennello punta piatta 04
    n° 1 pennello 0

    … intanto il primo passo è fatto :)

  8. Sonia said,

    on marzo 27th, 2010 at 12:45 PM

    bellissimo racconto…merita di essere letto…a mia nipote di 10 anni è piaciuto molto.

  9. matteo said,

    on marzo 29th, 2010 at 10:40 AM

    Fiero d’aver allietato il decenne. Adesso non mi resta che scegliere: mi specializzo nei racconti per bambini o mi butto nella letteratura erotica?

  10. Federica said,

    on agosto 3rd, 2010 at 12:52 PM

    http://www.flickr.com/photos/fedefabb/4856632638/

    e siamo solo al primo giorno di ferie…


  11. on agosto 12th, 2010 at 10:54 AM

    [...] Il racconto l’ho pubblicato qualche post fa: eccolo. Ma soprattutto ecco la prima tavola. Le atmosfere di cui è intriso, che definirei “gotiche [...]

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