La vela del ragno
Analisi di una delle più classiche sfighe del velista: il problema imprevisto. Come si reagisce, come ci si inguaia, come ci si corregge.

Nella foto: diventi un vero velista quando capisci che la costante di questo sport non è l’adrenalina né la pace interiore ma la paura. A Vicenza si diventa veri velisti dopo l’incubo premonitore del traghetto assassino al lago di Fimon
Contenuti: parole 30%, parole parole 40%, parolacce 30%
Con problema imprevisto s’intende quel contrattempo in grado di farti passare un brutto quarto d’ora. La causa può essere il mare (ma anche il lago), il vento (ma anche l’assenza di), il caldo (ma anche eccetera). Dal motore alle vele, dal traffico alla solitudine, il problema imprevisto può arrivare da tutto e dal contrario di tutto. La dimostrazione che il vero imprevisto della vela sei soprattutto te stesso.
Dall’alto della mia clamorosa in-esperienza sono la persona giusta per parlarne. Le ho viste tutte, io. Sono stato trascinato dalla corrente sotterranea della laguna, abbandonato dal motore tra i lavori del Mose, abbandonato dagli amici davanti al conto di un noleggio. Quindi datemi retta: ecco come ci si protegge dall’imprevisto del velista, cioè da se stessi e dai propri limiti.
Avrete letto su Bolina le storie di gente che non sa manco navigare ma se la cava, dopo aver perso il timone, calando in acqua un secchio per governare. E di bravi navigatori che perdono la barca a causa di un bullone. La soluzione dunque sei tu. E tre semplici cose devi fare per cavartela. Uno: stai calmo. Due: fai la cosa più semplice. Tre: fidati di chi non conosci.
Nella foto: Uno dei principali momenti di panico a bordo: nessuno si è ricordato di portare il rotolone di carta igienica da 35 centimetri, fondamentale dopo due giorni di viaggio.
1. Stai calmo tu che a me viene da ridere. Restando calmo ottieni due grandi risultati: tranquillizzi te stesso e soprattutto gli altri. Gli altri, quegli incapaci, nella tua calma vedono sicurezza e idee chiare. Loro non sanno che sei un pirla. Credono che un anno di corso abbia fatto di te la versione maschile di Ellen Macarthur. Ma non importa. L’importante è che non rompano e ti lascino improvvisare. Ho sperimentato questo sistema in un momento di crisi e ha funzionato perfettamente. Ricordo che a un certo punto orzavo e poggiavo totalmente a caso, ma – ecco il segreto – tutti erano entusiasti perché spiegavo quel che facevo urlando come Russel Crowe (“Ora si orza ragazzi. Così, fantastici! E adesso attenzione: si poggia!”).
Io poi ho un vantaggio ulteriore e se permettete me lo tengo: tengo corsi di comunicazione, che insegnano a controllare voce, corpo e sguardi. Mi muovo in pozzetto come Pietro D’Alì anche quando sto per mettermi a piangere. Se non vi sembra un granché come consiglio, pensate ai grandi condottieri della nostra storia: da Mussolini a B., non sanno assolutamente cosa fare ma si comportano come se avessero idee chiare e sensate. E qualche milione di persone ci casca ancora.
Nella foto: Troppi Trippi, ottima velista del blog skazzaelasca.wordpress.com, adotta con successo il sistema 1. Non sa assolutamente che fare ma tiene una posizione marziale e nasconde le lacrime dietro agli occhiali da sole
2. Fai la cosa più semplice. Sembra una banalità ma ogni problema velico parte esattamente da qua. Andare a vela è come fare un discorso per attaccare bottone con una ragazza. Da quando hai quattordici anni ti rovini la vita con citazioni che partono da Holly Hobby per arrivare al marchese de Sade. “Ciao scusa ma appena ti ho visto ho avuto tipo un flash perché mi sa che ti conosco già sei forse la sorella della Robinia quella che faceva la quarta B no anzi C e…”). Basterebbe tirare un bel respiro e dire: (pausa per incrociare lo sguardo) Ciao. (pausa). Mi chiamo Attilio. (pausa). Attilio tipo Attila, ma io sono meno feroce. (pausa). Tu come ti chiami? (pausa).
Sembra una cazzata? Provate. Funziona anche a sessant’anni. Perché date l’impressione di essere sicuri di voi, sereni, non aggressivi. Addirittura intelligenti. E perché date agli altri tempo e calma per ragionare. Che è quello che vi serve in barca. Cioè non vi serve dire Ciao sono Attilio, ma il concetto è lo stesso. No “Ragazzi c’è un problema imprevisto questo maledetto borin ci fa finire in acqua e continuo a straorzare come un mona porca puttana bisogna che diamo almeno una mano di terzaroli oppure no caviamo tutto direttamente…“. Il metodo giusto è semplice: “Va tutto bene! E ora lo facciamo andare ancora meglio. Prua al vento e giù le vele. Ripeto: prua al vento e giù le vele. Tra dieci minuti siamo in porto e pago la pizza a tutti!”.
Nella foto: È il momento giusto per rassicurare l’equipaggio. Va tutto bene, qualcuno ha mica un’aspirina per caso?
3. Fidati di chi non conosci: la tua barca. Perché migliaia di naviganti, anche bravissimi, hanno perso la faccia, la barca e talvolta la vita gettandosi in mare nei momenti di difficoltà? Alla tragedia del Fastnet di fine anni Settanta morirono in molti perché si erano buttati, ma quando la tempesta si placò le loro barche furono recuperate intatte e a galla.
Beh, o siamo tutti scemi o una ragione c’è. È probabile che nei momenti di paura il movimento della barca sia davvero angosciante per noi terrestri. Dev’essere così per convincere una persona a buttarsi in acqua, al freddo, al largo e tra onde di quattro metri pur di abbandonare quella giostra demoniaca. Ok, non è il nostro caso. Ma dovrebbe farci capire che questa dannata barca è meglio di quello che sembra. Assecondiamola un po’ e diamole fiducia. C’è la speranza che a sua volta ne dia un po’ anche a noi.
Conclusione. Calma, semplicità e fiducia nel mezzo. E pazienza se pare lo stesso consiglio che vi darebbe Rocco Siffredi.
Matteo Rinaldi
luglio 23rd, 2008 - Posted in Chi non vela è un vile | | 5 commenti

on luglio 24th, 2008 at 8:30 AM
Io davvero volevo venire in barca con te Mat, ma dopo queste “confessioni” non mi sento per nulla rassicurata
on luglio 24th, 2008 at 8:39 AM
on luglio 24th, 2008 at 11:57 AM
evvai questa volta è toccato a TroppiTrippi ….
me la sono scampata … per miracolo …..
saluti
skipper
on luglio 24th, 2008 at 1:17 PM
Cmq è proprio vero: quella del marinaio è la grande arte dell’improvvisazione. Tanto il problema imprevisto è sempre lì in agguato. Ma come dice il buon Siffredi (che forse però si riferiva a situazioni più amene…;-): calma e fiducia nel mezzo. Che se non lo mandi a scogli è veramente difficile che affondi!
on luglio 24th, 2008 at 4:33 PM
aah! il mezzo sbattuto sugli scogli è dolorosissimo