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	<title>matteo rinaldi comunicazione</title>
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	<description>Non so cosa ne penso finché non ne ho scritto.</description>
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		<title>Usciamo dal nostro guscio Meliconi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 07:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non legge non regge]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio di osare]]></category>
		<category><![CDATA[guscio meliconi]]></category>
		<category><![CDATA[italia creativa]]></category>
		<category><![CDATA[superare sé stessi]]></category>
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		<description><![CDATA[Manifesto serissimo (anche se non sembra) per la rinascita morale di un paese. Cominciando da me. Da giovane inorridivo se, ospite in una casa sconosciuta, notavo tra i soprammobili un carretto siciliano o una lampada in stile gondola di Venezia. Ma sono cresciuto. Le rarissime volte che capita, oggi, mi commuovo. Da adulto inorridisco quando noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Manifesto serissimo (anche se non sembra) per la rinascita morale di un paese. Cominciando da me.</strong></p>
<p><strong>Da giovane inorridivo se</strong>, ospite in una casa sconosciuta, notavo tra i soprammobili un carretto siciliano o una lampada in stile gondola di Venezia. Ma sono cresciuto. Le rarissime volte che capita, oggi, mi commuovo.</p>
<p><strong>Da adulto inorridisco</strong> quando noto un oggetto apparentemente insignificante: il <em>guscio Meliconi</em> o uno dei suoi emuli.</p>
<p><strong>  Ci sono eventi che segnano le epoche</strong>: la nascita di Cristo, l’assassinio di Kennedy, l’uomo sulla luna. Il guscio Meliconi ha segnato parte della nostra. Conquistò i salotti negli anni novanta spaccando l&#8217;Italia in due: quella che aveva il coraggio di osare e quella che aveva solo paura di perdere.</p>
<p><strong>La prima era un residuo</strong> del passato. Un&#8217;Italia erede inconsapevole di Leonardo e Michelangelo, capace di osare nelle grandi imprese come negli oggetti quotidiani: dalla Lancia Aurelia alle Tepa Sport, dall’elettrotreno Settebello al computer Olivetti.</p>
<p><strong>Il guscio Meliconi </strong>venne alla luce gridando al mondo la vittoria della seconda.   Creato con uno scopo apparentemente inoffensivo &#8211; proteggere il telecomando &#8211; è in realtà l&#8217;apoteosi della nuova Italia che in questi ultimi anni sta raggiungendo la sua eutanasia.</p>
<p><strong> Esteticamente terribile</strong>, privo di un barlume di stile, il guscio Meliconi sfigura irrimediabilmente l’oggetto che dovrebbe proteggere. Ma c&#8217;è di peggio. La sua essenza passa il concetto di bello definitivamente in secondo piano in favore dell&#8217;utile e funzionale.</p>
<p><strong>Sembra un errore da poco</strong> ma è un dramma. Quando non dai importanza al bello, non lo rispetti e proteggi, dai libero sfogo al gusto dell&#8217;eccessivo, del fragoroso, del volgare, dell&#8217;orrido. Insomma, di ogni creazione purché superflua, inutile, ridondante. Guardiamoci attorno: abitazioni, automobili, orologi, vestiti, barche&#8230; Tutto ha perso forma. E con la forma anche il significato.</p>
<p><strong>Design, pittura, scultura, letteratura:</strong> il guscio Meliconi ha ucciso tutte le arti.   Seguendo la stessa logica del guscio, dovremmo camminare e pedalare indossando casco, ginocchiere e salva gomiti; dovremmo incartare quotidianamente piatti e bicchieri, come in un perenne trasloco; dovremmo rivestire con un apposito gusciomeliconi anche rasoi elettrici, orologi, profumi, i.pod. Dovremmo diventare come quegli orribili compagni di scuola (chi ha più di trent’anni ricorderà) che per non rovinare i dischi non li ascoltavano mai?</p>
<p><strong>Ma c&#8217;è di peggio. </strong>Perché il guscio Meliconi è ancora più inquietante. Rappresenta benissimo il nostro fallimento: un popolo arroccato nell&#8217;inutile difesa dei valori che crede di avere: dai piccoli diritti ai piccoli soprusi, dalle banali conquiste alle raccomandazioni, dagli investimenti in borsa alle pensioni, dalle conoscenze alle possibilità economiche.</p>
<p><strong>  Credo sia per questo</strong> che siamo incapaci di godere. Troppo occupati a difenderci con mille gusci meliconi, reali e virtuali. Talmente straniti dalla nostra protezione gommosa, che ci sforma e rallenta, da vivere ora circondandoci di eccessi (dalle cilindrate delle auto all&#8217;alimentazione) ora di pochezze (dai sogni agli obiettivi, scelti acriticamente come neanche da un catalogo Postalmarket).</p>
<p><strong>Ma per ogni basso della vita</strong> c&#8217;è sempre un alto dietro l&#8217;angolo. Così dev&#8217;essere. Alziamo gli occhi al cielo: ogni volta che sogniamo, pensiamo, facciamo qualcosa, qualunque cosa, spogliamolo dal virtuale guscio meliconi in cui lo abbiamo imprigionato e abbruttito. Dalle profondità del nostro altrove, un Galileo ci sorriderà.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Google contro il Signore</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>
		<category><![CDATA[chi sono]]></category>
		<category><![CDATA[da dove vengo]]></category>
		<category><![CDATA[dove vado]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[pastore William Jourdan]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca e fede]]></category>

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		<description><![CDATA[Manifesto sui muri della mia città. Per la serie Cerchiamo di stare al passo coi tempi. Purtroppo per Nino Plano e William Jourdan, Google a rispondere ci prova eccome: trovate rispettivamente 6, 11 e 2 milioni di risultati per le tre domande. Ma i due pastori metodisti hanno tutta la mia simpatia. Sai che faccio? Li [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/05/google-contro-dio/google-3/" rel="attachment wp-att-5924"><img class="wp-image-5924 aligncenter" style="margin: 2px;" title="google" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/05/google2-768x1024.jpg" alt="" width="461" height="614" /></a><strong></strong></p>
<p><strong>Manifesto sui muri</strong> della mia città. Per la serie <em>Cerchiamo di stare al passo coi tempi</em>.</p>
<p><strong>Purtroppo per</strong> Nino Plano e William Jourdan, Google a rispondere ci prova eccome: trovate rispettivamente 6, 11 e 2 milioni di risultati per le tre domande.</p>
<p><strong>Ma i due pastori metodisti </strong>hanno tutta la mia simpatia.</p>
<p><strong>Sai che faccio?</strong> Li cerco su Google.</p>
<p><strong>m.r.</strong></p>
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		<title>Come un Rolex sul polsino</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 12:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non legge non regge]]></category>

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		<description><![CDATA[(m.r.) Mitica Juve: riconquista la stima di mezza Italia, compresa la mia, dimostrando che si può vincere giocando bene e senz’altri aiuti oltre ai favori minimi indispensabili che vengono da sempre riservati alle grandi squadre. Poi in cinque minuti torna a perderla completamente. A partire dalla mia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/05/come-un-rolex-sul-polsino/scommesse_bologna-34758971/" rel="attachment wp-att-5905"><img title="scommesse_bologna-34758971" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/05/scommesse_bologna-34758971.jpeg" alt="" width="400" height="210" /></a></strong></p>
<p><strong>(m.r.) Mitica Juve</strong>: riconquista la stima di mezza Italia, compresa la mia, dimostrando che si può vincere giocando bene e senz’altri aiuti oltre ai <em>favori minimi indispensabili</em> che vengono da sempre riservati alle grandi squadre.</p>
<p><strong>Poi in cinque minuti</strong> torna a perderla completamente. A partire dalla mia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quando ce vo&#8217; ce vo&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non ride si rode]]></category>
		<category><![CDATA[il valore dell'ironia]]></category>
		<category><![CDATA[pay off creativo]]></category>
		<category><![CDATA[risolvere i problemi]]></category>
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		<description><![CDATA[(m.r.) Scopro che una grande azienda italiana di oggetti in plastica ha come pay off Intelligenza plastica. Pomposo ed eccessivo, penso leggendolo. Un po’ come se scrivessi Matteo Rinaldi, intelligenza formativa. Ma lo sarebbe anche se Bmw scrivesse intelligenza automobilistica. Poi scopro un particolare che mi fa radicalmente cambiare idea. Complimenti di cuore all’agenzia che ha ideato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(m.r.) <strong>Scopro che una grande azienda italiana</strong> di oggetti in plastica ha come pay off <em>Intelligenza plastica</em>.</p>
<p><strong>Pomposo ed eccessivo</strong>, penso leggendolo. Un po’ come se scrivessi <em>Matteo Rinaldi, intelligenza formativa.</em> Ma lo sarebbe anche se Bmw scrivesse <em>intelligenza automobilistica</em>.</p>
<p><strong>Poi scopro un particolare</strong> che mi fa radicalmente cambiare idea. Complimenti di cuore all’agenzia che ha ideato il pay off.</p>
<p><strong>L’azienda si chiama</strong> <em>Tontarelli</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vediamo solo quel che vogliamo vedere</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 13:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non legge non regge]]></category>
		<category><![CDATA[dialoghi cinema]]></category>
		<category><![CDATA[doppiaggese]]></category>
		<category><![CDATA[il sesto senso]]></category>
		<category><![CDATA[shining]]></category>
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		<description><![CDATA[“Sai, mi viene in mente quando ero ancora bambino. Mio nonno e io riuscivamo a fare delle lunghe conversazioni senza mai aver bisogno di aprire la bocca. Diceva che era lo shining, la luccicanza. E per molto tempo io credevo che eravamo solo noi due ad averla, la luccicanza. Proprio come tu credi di averla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/05/shining-frase-celebre/the-shining-boy/" rel="attachment wp-att-5807"><img class="size-full wp-image-5807 alignnone" title="The-Shining-Boy" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/04/The-Shining-Boy.jpeg" alt="" width="550" height="309" /></a></strong></em></p>
<p><em><strong>“Sai, mi viene in mente</strong> quando ero ancora bambino. Mio nonno e io riuscivamo a fare delle lunghe conversazioni senza mai aver bisogno di aprire la bocca. Diceva che era lo shining, la luccicanza. E per molto tempo io credevo che eravamo solo noi due ad averla, la luccicanza. Proprio come tu credi di averla tu e basta. Ma ce l’hanno anche molti altri, invece. Solamente che non lo sanno. Oppure non ci credono.”</em></p>
<p><strong>L’italiano del dialogo è molto mediocre</strong>. È normale nel cinema. Colpa del <em>doppiaggese</em>, strana lingua senza terra, sempre costretta a semplificare. A volte con arte sopraffina, a volte con mestiere, a volte alla <em>evviva il parroco</em>.</p>
<p><strong>Il concetto non lo è affatto</strong>. Non so se lo <em>shining</em> esista davvero. Credo di sì.</p>
<p><strong>Certamente esiste</strong> il <em>controshining. </em>È quello che il giovane Cole (Joel Osment) spiega al dottor Crowe (Bruce Willis) nel <em>Sesto Senso</em>: &#8220;Vedono solo quello che vogliono vedere&#8221;. Parla dei non morti, ma in fondo parla a tutti. Anche tutti noi, credo, vediamo solo quello che vogliamo vedere.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Che faccia indossi stamattina?</title>
		<link>http://www.matteorinaldi.com/2012/04/espressivita-persone/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 11:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>
		<category><![CDATA[espressività fisica]]></category>
		<category><![CDATA[presentarsi bene corso comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[segreti buona comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Adrian Samson è un fotografo slovacco che lavora a Londra. Mi piace perché scatta con lo stesso stile del racconto cinematografico. Per la mostra Reflections ha raccolto decine di foto lungo la City di Londra, lavorandole come se uscissero da un&#8230;. thriller? Da un film d&#8217;azione? Da una commedia? Fate voi. Le persone non sapevano di essere fotografate. Le ha immortalate aggiungendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/04/espressivita-persone/adrian-samson_reflections_11/" rel="attachment wp-att-5830"><img class="wp-image-5830 aligncenter" title="adrian-samson_reflections_11" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/04/adrian-samson_reflections_11.jpeg" alt="" width="549" height="366" /></a></strong><strong></strong></p>
<p><strong>Adrian Samson è un fotografo slovacco</strong> che lavora a Londra. Mi piace perché scatta con lo stesso stile del racconto cinematografico. Per la mostra <em>Reflections</em> ha raccolto decine di foto lungo la City di Londra, lavorandole come se uscissero da un&#8230;. thriller? Da un film d&#8217;azione? Da una commedia? Fate voi.</p>
<p><strong>Le persone non sapevano di essere fotografate.</strong> Le ha immortalate aggiungendo qualche effetto in post produzione: fumo, colori, sfumature. Il tutto per <em>aumentare la tensione,</em> proprio come in un film.</p>
<p><strong>È un lavoro bellissimo,</strong> dal punto di vista della comunicazione. Perché mostra le facce che indossiamo di solito, quando pensiamo ai fatti nostri. Provate a dare un&#8217;occhiata.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-5839 aligncenter" title="adrian-samson_reflections_01" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/04/adrian-samson_reflections_01-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></p>
<p><strong>Sembriamo tutti più belli. </strong>Ma non è così, il vantaggio è un altro. È che indossiamo un istante preciso. Lo scatto, così lavorato, ci inchioda in un&#8217;espressione chiara e univoca. Amiamo la chiarezza perché ci permette di semplificare il pensiero e di conseguenza il giudizio.</p>
<p><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/04/espressivita-persone/adrian-samson_reflections_03/" rel="attachment wp-att-5840"><img class="size-medium wp-image-5840 aligncenter" title="adrian-samson_reflections_03" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/04/adrian-samson_reflections_03-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a></strong></p>
<p><strong>Anche i colori ci disegnano</strong> con precisione. Ma è la scena circostante, sporcata e sfumata, che ci aiuta, sottovoce, cancellando ogni disturbo e valorizzando quel che vogliamo vedere.</p>
<p><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/04/espressivita-persone/adrian-samson_reflections_06/" rel="attachment wp-att-5841"><img class="size-medium wp-image-5841 aligncenter" title="adrian-samson_reflections_06" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/04/adrian-samson_reflections_06-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></p>
<p><strong>Ciò che balza agli occhi -</strong> non immediatamente; un po&#8217; alla volta &#8211; è lo standard della nostra espressività. Ci vedo la piattezza di tutte le persone adulte, la pigrizia dei nostri visi, la tensione malcelata dell&#8217;animale (questo siamo) che si muove in un ambiente conosciuto ma sempre potenzialmente ostile.</p>
<p><strong></strong><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/04/espressivita-persone/attachment/0815/" rel="attachment wp-att-5868"><img class="aligncenter" title="0815" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/04/0815-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></p>
<p><strong>Ci vedo l&#8217;incapacità </strong>di essere sereni, di sorridere, di sorprenderci ed emozionarci. Sembriamo sempre alla ricerca di qualcosa. Ma è una ricerca angosciata, grigia e annoiata.</p>
<p><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/04/espressivita-persone/adrian-samson_reflections_10/" rel="attachment wp-att-5843"><img class="size-medium wp-image-5843 aligncenter" title="adrian-samson_reflections_10" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/04/adrian-samson_reflections_10-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></strong></p>
<p><strong>È meglio che dia il buon esempio io</strong>. Magari mentre scrivo, ho una faccia così truce da mandare in frantumi lo schermo del computer. Proviamoci, dai. Anche voi, dì là dal video: leggete rilassati, spalle basse, testa un po&#8217; piegata a lato.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
<div></div>
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		<title>Quante storie</title>
		<link>http://www.matteorinaldi.com/2012/04/bowie-china-girl-live/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 07:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non canta non conta]]></category>
		<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>
		<category><![CDATA[china girl]]></category>
		<category><![CDATA[david bowie]]></category>
		<category><![CDATA[serious moonlight tour]]></category>
		<category><![CDATA[video buona comunicazione fisica]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunicare con la musica è più facile, come sappiamo fin dagli albori dell&#8217;umanità. Ecco un esempio di comunicazione impeccabile: un mix di musica, espressività fisica, effetti speciali.  Non ho alcuna pretesa di avere ragione: a seconda dei gusti, quel che dico può essere considerato valido quanto discutibile. Per milioni di persone Michael Jackson cantava e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Comunicare con la musica è più facile, come sappiamo fin dagli albori dell&#8217;umanità. Ecco un esempio di comunicazione impeccabile: un mix di musica, espressività fisica, effetti speciali. </strong></p>
<p><strong>Non ho alcuna pretesa di avere ragione</strong>: a seconda dei gusti, quel che dico può essere considerato valido quanto discutibile. Per milioni di persone Michael Jackson cantava e ballava in modo unico al mondo, quindi <em>comunicava</em> come nessun altro. Sostituite a Michael Jackson altri venti nomi, a piacere, e il risultato è lo stesso.</p>
<p><strong>A me piace la comunicazione</strong> di questo signore, oggi in pensione. Nel filmato che segue (aveva circa 35 anni) sintetizza il meglio di una carriera. In una canzone sola racconta almeno tre storie: con la voce, con il corpo e con tutto quello che ha intorno.</p>
<p><strong>La voce raggiunge l&#8217;apice</strong> perché evita di strafare: cambia toni, colori, velocità in modo impeccabile ma senza forzature. Fa quello che tutti dovremmo fare quando parliamo. Ascoltate e mi darete ragione.</p>
<p><strong>L&#8217;espressività fisica è semplicemente perfetta</strong>: Davide si muove il minimo indispensabile, ma <em>parla</em> più che se ballasse il tango. L&#8217;uso di gambe, spalle, mani, sorriso è magistrale. Non c&#8217;è niente di involontario, niente di inconsapevole. Ma anche niente di forzato o finto.</p>
<p><strong>Il rispetto per lo spettatore è massimo</strong>. Lo dimostra il fatto che il cantante non è il protagonista assoluto della storia. Non ne ha bisogno. Anzi, quel che succede attorno è ancora più interessante e  invita a distrarsi, a guardare altrove: i musicisti soprattutto e ancor di più i fiati che giocano a carte, barano, fingono di litigare e poi al momento giusto tornano a suonare.</p>
<p><strong>Insomma: grande Paolini</strong>, bravo Benigni, ottimi tutti gli esempi di buona comunicazione corpo-voce-parole che possiamo trovare dal vivo e sul web. Ma se una sintesi estrema vogliamo trovare, un filmato di cinque minuti in cui ci sia tutto quello che ci deve essere, allora ecco qua. Buona visione.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/uciyYTZ2B38" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Guardare un telefono è come ascoltare un quadro</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bloopers errori nei film]]></category>
		<category><![CDATA[errori tipici regista]]></category>
		<category><![CDATA[telefono al cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Noto sempre questa strana scena, nei film: quando in casa suona un telefono, l’attore si gira e lo guarda. Vorrebbe essere un gesto realistico ma non lo è. Mai visto nessuno che gira la testa verso un telefono che suona. Sullo schermo sembra plausibile ma è assurdo. (Se invece suonano alla porta, nella scena di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Noto sempre questa strana scena</strong>, nei film: quando in casa suona un telefono, l’attore si gira e lo guarda.</p>
<p><strong>Vorrebbe essere un gesto realistico</strong> ma non lo è. Mai visto nessuno che gira la testa verso un telefono che suona. Sullo schermo sembra plausibile ma è assurdo.</p>
<p><strong>(Se invece suonano alla porta</strong>, nella scena di un film, l&#8217;attore alza gli occhi risvegliandosi dai suoi pensieri. Questo dà meno fastidio ma è altrettanto falso: nella vita reagiamo in modo meno evidente).</p>
<p><strong>Chissà perché i registi</strong> non hanno il coraggio di essere più sinceri, in queste piccole cose.</p>
<p><strong>Magari è un omaggio</strong> agli spettatori del cinema. Loro si girano sempre, quando il solito <em>distrattone</em> dimentica di silenziare il portatile che trilla nel bel mezzo del film.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Emozioni Fortis</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 06:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non canta non conta]]></category>
		<category><![CDATA[alberto fortis]]></category>
		<category><![CDATA[bello invecchiare]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana qualità]]></category>
		<category><![CDATA[settembre]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono musicisti che paiono destinati a una carriera interminabile, sempre sulla breccia e sempre capaci di reinventarsi. Oppure di non inventare più nulla ma di fare della loro musica un eterno grande classico. E ci sono musicisti che spariscono quasi senza ragioni. Così almeno non corrono il rischio di essere dimenticati a poco a poco. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ci sono musicisti che paiono destinati</strong> a una carriera interminabile, sempre sulla breccia e sempre capaci di reinventarsi. Oppure di non inventare più nulla ma di fare della loro musica un eterno grande classico.</p>
<p><strong>E ci sono musicisti che spariscono</strong> quasi senza ragioni. Così almeno non corrono il rischio di essere dimenticati a poco a poco. O di ritrovarsi nei commenti rancorosi di Vasco Rossi, in quel tristissimo grande fratello portatile che è facebook.</p>
<p><strong>Alberto Fortis fa parte degli spariti.</strong> Una partenza strepitosa, a fine anni settanta, con <em>A voi romani.</em> E poi un pugno di canzoni indimenticabili, tra cui <em>Milano e Vincenzo</em>. E poi puf!, scompare come Kaiser Soze nei <em>Soliti Sospetti</em>. Ma non diventa un mito. Al massimo un ricordo sbiadito.</p>
<p><strong>Invece suona ancora</strong>. Non solo nelle trasmissioni televisive dei <em>recuperati</em>, quelle in cui si riportano in vita i vecchi dimenticati e dimenticabili. Suona in occasioni di serie C, festicciole, convegni, cene aziendali.</p>
<p><strong>Lo scopro un paio d’anni fa</strong>, quando un amico mi racconta di aver partecipato a un piccolo evento con la colonna sonora live di Alberto Fortis. “<em>Mat, cazzo, mi sono emozionato. Bravissimo! Oh, è magro, storto, vecchio, coi capelli lunghi, la faccia da matto… Ma quando canta, che meraviglia, che spettacolo</em>”.</p>
<p><strong>Degli amici mi fido.</strong> Lo cerco sul tubo. Non <em>A voi romani</em>, non la straordinaria <em>Milano e Vincenzo</em> né la tristissima <em>Sedia di lillà</em>. Cerco questa. Anche se siamo fuori stagione.</p>
<p><strong>Con l&#8217;età la fa meglio.</strong> Con la voce ancora acutissima, la faccia da matto, l&#8217;energia del creativo. L&#8217;emozione che elettrizza l&#8217;aria. Se non vi emozionate anche voi, se non sentite la lacrima che si fa strada negli occhi imprigriti, siete dei replicanti.</p>
<p><strong>Quanto è bella la nostra musica</strong>, con le nostre parole e i nostri suoni, quando è suonata e amata così.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EcwCvOqJaqs" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Fammi pensare</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 10:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>
		<category><![CDATA[campagna creativa]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere un headline]]></category>

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		<description><![CDATA[Campagne pubblicitarie come questa mi piacciono da matti. Funzionano, attirano, conquistano? Non lo so e non m&#8217;importa. Anzi, non dovrebbe importare per principio. Le cose belle dovrebbero esistere comunque, indipendentemente dall&#8217;efficacia e dal risultato tangibile. A ogni modo per me funziona: un titolo così mi toglie ogni dubbio su come conviene  viaggiare, in Svizzera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-5748 alignleft" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 2px;" title="Schermata 2012-04-14 a 12.34.07" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/04/Schermata-2012-04-14-a-12.34.07.png" alt="" width="302" height="402" /></p>
<p><strong>Campagne pubblicitarie come questa</strong> mi piacciono da matti. Funzionano, attirano, conquistano? Non lo so e non m&#8217;importa. Anzi, non dovrebbe importare per principio.</p>
<p><strong>Le cose belle dovrebbero esistere comunque</strong>, indipendentemente dall&#8217;efficacia e dal risultato tangibile.</p>
<p><strong>A ogni modo per me funziona</strong>: un titolo così mi toglie ogni dubbio su come conviene  viaggiare, in Svizzera e altrove.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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