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	<description>Non so cosa ne penso finché non ne ho scritto.</description>
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		<title>Cercavo Quentin. Ho trovato l’orrore</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 07:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>
		<category><![CDATA[analisi film]]></category>
		<category><![CDATA[cinema pulp]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[quentin tarantino]]></category>

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		<description><![CDATA[Per capire il segreto dei film di Tarantino ho commesso un tremendo errore: affidarmi ai cinefili intellettuali Dai tempi di Fantozzi l’intellettuale appassionato di cinema è una figura mitica del nostro paese. Attenzione: induce a soluzioni estreme Volevo capire perché Quentin Tarantino arriva dove altri non arrivano. Come riesce a farsi amare da un pubblico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per capire il segreto dei film di Tarantino ho commesso un tremendo errore: affidarmi ai cinefili intellettuali</strong></p>
<p><em><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/02/linguaggio-intellettuali-italiani/quentintarantino/" rel="attachment wp-att-5455"><img class="aligncenter size-full wp-image-5455" title="quentintarantino" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/02/quentintarantino.jpeg" alt="" width="400" height="300" /></a></em></p>
<p><em>Dai tempi di Fantozzi l’intellettuale appassionato di cinema è una figura mitica del nostro paese. Attenzione: induce a soluzioni estreme</em></p>
<p><strong>Volevo capire perché</strong> Quentin Tarantino arriva dove altri non arrivano. Come riesce a farsi amare da un pubblico trasversale. Cosa racconta, attraverso i film, per entusiasmare Guidobaldo Maria Ricciardelli e contemporaneamente Paolo Villaggio; il mio amico Luciano (uno che va a Pordenone a vedere il festival del cinema muto) e il sottoscritto; il dottor Hellingen e Cico.</p>
<p><strong>Alla fine l’ho capito.</strong> Ma non è stato facile: bisogna sbagliare, per arrivare alla verità. Ho sbagliato eccome.</p>
<p><strong>L’errore clamoroso </strong>è stato acquistare un po’ di libri sul suo cinema. Speravo nell’aiuto degli intellettuali. L’ultimo è stato<strong> </strong>“<em>Quentin Tarantino&#8221;</em>, collana <em>Moviement,</em> a cura di Costanzo Antermite e Gemma Lanzo, Gemma Lanzo Editore. Raccoglie recensioni firmate da autori quali Alessandro Baratti, David Del Valle, Luigi Castellitto, Vlad Dima, Gianni Rondolino.</p>
<p><strong>Dopo la lettura</strong> &#8211; centinaia di pagine &#8211; di Tarantino ho capito niente, ma niente davvero. Linea del cervello piatta, linea delle emozioni sotto al pavimento. Degli autori qualcosa di più: molti scrivono (pensano?) peggio dei filosofi decostruttivisti zen dell’Alta Scandinavia.</p>
<p><strong>Centinaia di parole,</strong> purché difficili. Decine di frasi, purché cariche di inquietanti incisi. Costruzioni che neanche col meccano della sintassi. Il libro l’ho buttato via, ma per capire bastano le poche righe con cui presentano l’opera al pubblico. Badate: la presentazione è, per definizione, la cosa più chiara. <em>“L’approccio scelto per tracciare i contorni del fenomeno pulp, pop, post Quentin Tarantino parte da una premessa essenziale: la considerazione dell’opera del grande cineasta americano come un corpus unitario, sia dal punto di vista delle sue diverse declinazioni di film-maker, sia da quello di una poetica riconoscibilissima eppure in costante evoluzione, testimonianza della sorprendente vitalità di un autore che negli anni ha saputo sfuggire alle mode e alla maniera di se stesso”</em>.</p>
<p><strong>Insomma: badilate di virgole </strong>e aggettivi inutilmente enfatici. E soprattutto pochi punti, pochissimi, come se facesse schifo ogni tanto fermarsi a respirare. Ma soprattutto, concetti talmente ondivaghi che mi domando: come parlano costoro nella vita normale?</p>
<p><strong>Chiederanno un caffè al bar</strong> allo stesso modo? “Nell’ipotesi di un momento di ristoro, purché sia evidente a tutti che il ristoro così inteso non è sintassi di prammatica ma esclusione cosciente dell’impegno razionale, è d’uopo ch’io mi rivolga a chi ha le competenze e le assonanze logistiche per produrre quel che, in gergo populista-nazionalpopolare, viene definito caffè, senza per questo negare la sua profonda essenza di bevanda carica di storia e culture lontane, sia pur ormai autoctona e capace di diventare un simbolo che va ben oltre la sua apparente costruzione semantica ed olfattiva”.</p>
<p><strong>Insomma, la morale</strong> me la sono trovata da solo. Dopo molte visioni, ma ci sono arrivato. Non qui, che a questo post manca la leggerezza necessaria. Domani.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Non capisci un Balasso</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 07:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Non penso affatto bene del web. Mi basta leggere i compulsivi commentatori dei blog che non possono far mancare al mondo i loro indispensabili commenti perché mi venga l’uggia, come diceva Pinocchio. Il web riflette la società, è triste ed è la realizzazione degli istinti più biechi. I video più ricercati sono i peggiori, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/02/balasso-web-youtube/tosa_10/" rel="attachment wp-att-5442"><img class="aligncenter size-full wp-image-5442" title="Tosa_10" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/02/Tosa_10.jpeg" alt="" width="820" height="280" /></a></strong></em></p>
<p><em><strong>&#8220;Non penso affatto bene del web.</strong> Mi basta leggere i compulsivi commentatori dei blog che non possono far mancare al mondo i loro indispensabili commenti perché mi venga l’uggia, come diceva Pinocchio. Il web riflette la società, è triste ed è la realizzazione degli istinti più biechi. I video più ricercati sono i peggiori, non c’è molto da vantarsi ad avere successo su web&#8221;.</em></p>
<p><strong>Natalino Balasso</strong> &#8211; da tempo internettiano &#8211; dipinge questo mondo in <a title="balasso intervista" href="http://www.nuovavicenza.it/2012/02/abbasso-la-tv-il-web-e-le-radici-venete-by-balasso/" target="_blank">una bella intervista</a> su nuovavicenza.it. Magari lo carica un po&#8217;, ma concordo con quel che dice.</p>
<p><strong>Il fatto è che la mitizzata rete</strong> non ha niente di meglio di tutto il resto. Avere successo qui ha in fondo le stesse regole degli altri media. È sul valore della parola &#8220;successo&#8221; che bisogna chiarirsi le idee. E comunque permette almeno di coltivare il proprio giardino. Pst: ho scritto giardino, non orticello.</p>
<p><strong>Sono felice di</strong> avere un sito in cui nessuno manda commenti compulsivi. E please, non fatelo ora per farmi rabbia. O vi mando Natalino Balasso che vi insulta in rovigotto stretto. Vi assicuro che fa male.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Il destino è nel nome</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 07:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non legge non regge]]></category>

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		<description><![CDATA[I media raccontano di questi operai che contestano la soppressione di un centinaio di vagoni letto decisa da Trenitalia. Per protestare sono saliti, alla fine dell&#8217;anno scorso, su una torre ferroviaria alla stazione centrale di Milano. Sono scesi quasi tutti (ma hanno resistito eccome). Ne resta uno solo, là in alto, a difendere uno dei tantissimi posto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I media raccontano di questi operai </strong>che contestano la soppressione di un centinaio di vagoni letto decisa da Trenitalia. Per protestare sono saliti, alla fine dell&#8217;anno scorso, su una torre ferroviaria alla stazione centrale di Milano. Sono scesi quasi tutti (ma hanno resistito eccome). Ne resta uno solo, là in alto, a difendere uno dei tantissimi posto di lavoro che prende il volo in questi anni.</p>
<p><strong>Anche non sapendo niente</strong> della faccenda, come si fa a non provare qualcosa? Se non altro ricordando i viaggi notturni in treno, in cuccetta (da squattrinati) e in vagone letto (da benestanti). Perché ci sono poche cose belle come dormire in treno, col &#8220;<em>tu tun-tu tun</em>&#8221; dei binari che ti massaggia la schiena, intuendo le curve a occhi chiusi e soprattutto le stazioni, che di notte sono silenziose come quando l&#8217;Italia era tutta in bianco e nero.</p>
<p><strong>E poi svegliarsi con l&#8217;alba</strong> che entra dai finestrini, aprendo gli occhi su un mondo in corsa, tutto diverso da quello che conoscevamo prima di andare a dormire. Infine scendere: coi vestiti, la faccia e le mani che sapranno di treno per almeno tre giorni di fila.</p>
<p><strong>Se anche venissero a dirmi</strong> che la soppressione è giusta e doverosa, non importa. Faccio il tifo per i quattro ribelli. Non so che facce abbiano, ma ho letto i loro nomi. Nomi così mi mettono di buon umore a prescindere: Oliviero Cassini, Beppe Gison, Carmine Rotatore, Stanislao Focarelli.</p>
<p><strong>Solo a leggerli</strong> mi sono disegnato un fantastico film.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Io a me mi capisco al volo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dolore non nasce dalla siringa ma dall&#8217;evidente comunicazione negativa del paziente (foto) con sé stesso. Ora vi spiego un segreto della comunicazione. Che spesso &#8211; a me per primo &#8211; non funziona nelle situazioni più semplici. Ma supera ogni aspettativa in quelle più complesse. L’altro giorno ero dal dentista: una carie e un altro lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/02/battere-paura-dentista/anestesia-medica-del-dentista-thumb13919824-2/" rel="attachment wp-att-5399"><img class="aligncenter  wp-image-5399" title="anestesia-medica-del-dentista-thumb13919824" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/02/anestesia-medica-del-dentista-thumb139198241-e1329075784294.jpeg" alt="" width="480" height="288" /></a></strong><em><strong></strong></em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Il dolore non nasce dalla siringa ma dall&#8217;evidente comunicazione negativa del paziente (foto) con sé stesso.</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong></strong><strong>Ora vi spiego un segreto</strong> della comunicazione. Che spesso &#8211; a me per primo &#8211; non funziona nelle situazioni più semplici. Ma supera ogni aspettativa in quelle più complesse.</p>
<p><strong>L’altro giorno ero dal dentista:</strong> una carie e un altro lavoro di cui non ho capito il nome, ma è meglio così. Faceva orrore da solo.</p>
<p><strong>Come sempre, chiedo</strong> “<em>Niente anestesia</em>”. Sono convinto che il dolore sia semplicemente una forma di comunicazione: il corpo ti avvisa che qualcosa non va. Quindi basta comunicare al corpo che in realtà va tutto bene. Semplice, no? Lo è davvero.</p>
<p><strong>Siccome non sono più scemo di voi</strong>, se mi devono togliere un dente del giudizio l’anestesia la pretendo anch’io. Ma per una piccola carie? Siamo sicuri che sia necessaria? Io dico di no.</p>
<p><strong>Vedete, penso che in molti casi</strong> il corpo comunichi dolore per abitudine, per esperienza, per partito preso. E ancor più perché risponde ai nostri segnali: lo avvisiamo in mille modi che presto soffrirà. Allora il segreto è fargli capire che non ci sarà dolore.</p>
<p><strong>Dal dentista è semplice. </strong><em>1. Bisogna accomodarsi sulla poltrona</em>, non ingrugnirsi irrigidendo ogni muscolo del corpo, a partire dalle dita dei piedi per arrivare alla fronte. Certo, non è facile. Ma provate a lasciare le gambe rilassate, le mani morbide lungo i fianchi, un bel sorriso in faccia (anche con a bocca spalancata, certo) e il respiro calmo e profondo.</p>
<p><em>2. Provate a sentire quel che succede</em>: l&#8217;opera del dentista sui vostri denti è un lavoro da artigiano, delicato e creativo. Senza anestesia capite tutto quello che accade: assaporate la delicatezza del trapano sul vostro amato dente, avvertite la precisione della fresa e della lima.</p>
<p><strong>Ogni tanto sentite un po’ di dolore:</strong> continuate a sorridere e respirate profondamente. Lasciate il corpo rilassato. Pochi istanti e tutto sparisce. Quel quarto d’ora che pare eterno diventa un interessante dialogo con sé stessi.</p>
<p><em><strong>“Sentito male?”</strong></em> mi chiede la dentista alla fine. Zero, rispondo.</p>
<p><em><strong>&#8220;Allora adesso facciamo</strong> la seconda cosa. Pronto?&#8221;</em></p>
<p><strong>Mi buca da qualche parte</strong>, mi guarda e con aria trionfante dice: “<em>Ah ah! Ecco la prova! Ti ho bucato un punto infetto da cui è uscito di tutto. Quando faccio questa cosa, tutti i clienti saltano letteralmente dalla sedia. Tu non hai fatto una piega, perciò avevo ragione io: hai semplicemente una soglia del dolore molto alta!</em>”</p>
<p><strong>Non puoi discutere con qualcuno</strong> mentre stai disteso con la bocca aperta.</p>
<p><strong>Ma non è vero</strong>, ho una soglia del dolore normalissima. Provate a darmi un pizzicotto, una sberla, un calcio sugli stinchi: mi lamento come Fantozzi. È proprio questione di comunicazione con sé stessi. Noi umani siamo macchine semplici: se ti convinci che non fa male, il male non c&#8217;è. Se poi il male è eccessivo, lo senti come tutti gli altri. Magari meno forte, ma lo senti.</p>
<p><strong>Non avrei immaginato</strong> che la buona comunicazione mi sarebbe servita per andare dal dentista.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Traffico intenso sull&#8217;Adriatico</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 07:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non legge non regge]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora due battute sulla magnifica arte del giornalismo.  (ANSA) &#8211; ROMA, 8 FEB &#8211; Barche in fuga dai porti italiani e un danno complessivo di almeno 1,5 miliardi: queste alcune delle conseguenze della tassa sulle barche che il governo ha introdotto di recente. &#8221;Dall&#8217;indagine dell&#8217;osservatorio nautico nazionale &#8211; evidenzia Ucina  (Confindustria nautica) - emerge che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ancora due battute sulla magnifica arte del giornalismo. </strong></p>
<p><strong></strong><em><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/02/traffico-intenso-sulladriatico/barcafiumemareaffollamento/" rel="attachment wp-att-5381"><img class="aligncenter size-full wp-image-5381" title="barcafiumemareaffollamento" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/02/barcafiumemareaffollamento.jpeg" alt="" width="500" height="334" /></a></em></p>
<p>(ANSA) &#8211; ROMA, 8 FEB &#8211; <em>Barche in fuga dai porti italiani e un danno complessivo di almeno 1,5 miliardi: queste alcune delle conseguenze della tassa sulle barche che il governo ha introdotto di recente.</em></p>
<p><em>&#8221;Dall&#8217;indagine dell&#8217;osservatorio nautico nazionale &#8211; evidenzia Ucina </em><em> (Confindustria nautica)</em> - <em>emerge che la fuga di unita&#8217; dai porti italiani al 31 gennaio e&#8217; di 27 mila unita&#8217;, l&#8217;impatto sulle entrate dirette dello Stato e&#8217; pari a una perdita di 104 milioni di euro, i posti a rischio sono 8.900, il mancato indotto generato dai superyacht in transito ammontera&#8217; a 210 milioni di euro, gli investimenti portuali a rischio arrivano a 1,4 miliardi di euro&#8221;.</em></p>
<p><strong>Questa notizia, che ho copiato e incollato dal sito dell&#8217;Ansa,</strong> la trovate anche su moltissimi siti di barche e non solo (a me era arrivata il giorno stesso via <em>solovela.net</em>). Tra mercoledì 8 e giovedì 9 è stata ripresa e ripetuta pari pari da giornali e media nazionali. Perfino con gli stessi errori di battitura. Le ultime due versioni mi sono arrivate dal sito di <em>Vela &amp; motore</em> e dal sito dell&#8217;<em>Inail</em>.</p>
<p><strong>A leggerla distrattamente</strong> pare sensata. Se poi la riporta l&#8217;Ansa, come puoi metterla in dubbio?</p>
<p><strong>Puoi. Trentamila barche da diporto</strong> (turismo) che abbandonano i porti italiani in un mese &#8211; gennaio poi, col ghiaccio! &#8211; mi pare non solo un&#8217;esagerazione. Una follia.</p>
<p><strong>Così sono andato a caccia</strong> dei dati. Mi sono bastati dieci minuti per capire che si tratta di una bufala galattica.</p>
<p><strong>Detto che i protagonisti</strong> della vicenda &#8211; <em>Ucina</em> e <em>Osservatorio nautico nazionale</em> &#8211; non hanno scritto nemmeno una riga sul loro sito (per loro la notizia non era interessante?) è bastato cercare un po&#8217; meglio per scoprire che il numero è totalmente sbagliato.</p>
<p><strong>La notiziona infatti è stata costruita</strong> partendo da questa frase: <em>&#8220;Pare che siano quasi tremila le barche che hanno abbandonato i porti italiani nel mese di gennaio. Di questo passo, entro fine anno potrebbero essere quasi trentamila&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Tremila dunque, non trentamila.</strong> E non siamo nemmeno sicuri. <em>Pare</em> infatti. E <em>potrebbero</em>, chissà. Non c&#8217;è un dato che sia uno. Magari sono trecento. Magari trenta. Magari tre. Magari chi ha scritto questi dati ha chiamato la Capitaneria di Livorno o Genova chiedendo &#8220;<em>Quanti hanno lasciato il porto a gennaio? Tremila circa? Grazie!</em>&#8220;. Dimenticandosi di chiedere quanti ne sono ritornati. O dove andavano. E soprattutto perché. Magari erano usciti per il week end.</p>
<p><strong>Insomma, anche ad avere</strong> le migliori ragioni, urlando al lupo finisce che fai solo la figura del cretino.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Come lanciare un corso di scrittura</title>
		<link>http://www.matteorinaldi.com/2012/02/carta-incanta-scrittura-efficace/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non ride si rode]]></category>
		<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi hanno chiamato a tenere un corso di scrittura. Bella soddisfazione per due motivi: il secondo è la paga; il primo la soddisfazione di rifare, dopo moltissimo tempo, Carta incanta. È il corso che più sento mio. Gli altri corsi che propongo li ho sviluppati in seguito, per ovviare alla difficoltà di trovare iscritti al corso di scrittura. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mi hanno chiamato a tenere un corso di scrittura.</strong> Bella soddisfazione per due motivi: il secondo è la paga; il primo la soddisfazione di rifare, dopo moltissimo tempo, <em>Carta incanta</em>. È il corso che più sento mio.</p>
<p><strong>Gli altri corsi</strong> <strong>che propongo</strong> li ho sviluppati in seguito, per ovviare alla difficoltà di trovare iscritti al corso di scrittura.</p>
<p><strong>Inutile piangere il morto.</strong> Sebbene la scrittura oggi conti moltissimo (tra e-mail, blog, social network, sms, twitter e siti internet, scrivere bene è essenziale) pochi si mettono in gioco. Chi scrive poco non sente il bisogno. Chi scrive un po&#8217; di più si sente appena sotto Hemingway.</p>
<p><strong>Dopo le presentazioni </strong>ho chiesto ai corsisti cosa si aspettavano. Mi hanno risposto che volevano diventare più efficaci nella scrittura e nella comunicazione.</p>
<p><strong>In mattinata abbiamo scritto e ragionato</strong>, ragionato come i cronisti di nera, riscritto e imparato a titolare, imitato gli addetti stampa, riscritto cercando nuove strade, giocato ai copywriter, riscritto e riprovato ancora. Insomma, abbiamo scritto.</p>
<p><strong>In pausa pranzo, a metà corso esatto,</strong> una corsista mi ha chiesto timidamente se nel pomeriggio avremmo fatto <em>tutto il resto</em>. Quale resto, ho chiesto interdetto. <em>Beh, lo spot pubblicitario, la recitazione, la barca a vela</em>&#8230; Gli altri annuivano: <em>Sìii! E poi il film, le tecniche cinematografiche, le manovre al timone&#8230;</em></p>
<p><strong>Ci ho messo un po&#8217; a capire</strong>. Lo stampatore del materiale di presentazione aveva probabilmente confuso le carte, inserendo nel programma la mia intera offerta formativa. Risultava che in otto ore avremmo fatto <em>scrittura efficace</em> ma anche <em>comunicazione ed espressività</em>, <em>negoziazione</em>,<em> tecniche cinematografiche</em> e la ciliegina sulla torta: <em>team building in barca a vela</em>.</p>
<p><strong>Con grande efficacia ho insegnato loro</strong> l&#8217;espressività di quando si resta a bocca aperta e occhi spalancati. Meglio di Jim Carrey, giuro. Ma mi sono ripreso subito: si impara a comunicare per qualcosa.</p>
<p><strong>Mi fossi impegnato,</strong> tra un sottotitolo e una chiusa avrei spiegato loro almeno il <em>nodo Savoia</em>. Ma alla fine della fiera i miei corsisti si sono comunque divertiti. Credo abbiano imparato qualcosa di buono anche senza timone e gassa d&#8217;amante.</p>
<p><strong>Ma soprattutto </strong>ho avuto la prova che, a scriverla degnamente, anche un&#8217;assurdità diventa sensata.</p>
<p><strong>E ora scusate: vado a preparare</strong> un corso di cucina creativa in mountain bike.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Sul posto sono arrivati i giornalisti</title>
		<link>http://www.matteorinaldi.com/2012/02/frasi-fatte-giornalismo/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 07:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Col vento portante, a quasi venti nodi di velocità, è partita l&#8217;ultima sfida in oceano di Giovanni Soldini. Sul suo Maserati, e con altri sette membri dell&#8217;equipaggio, è salpato alle 11.50 dal porto di Cadice alla volta di San Salvador (Bahamas). L&#8217;obiettivo è stabilire il record del percorso Cadice-San Salvador, 3884 miglia in Atlantico sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Col vento portante, a quasi venti nodi di velocità, è partita l&#8217;ultima sfida in oceano di Giovanni Soldini. Sul suo Maserati, e con altri sette membri dell&#8217;equipaggio, è salpato alle 11.50 dal porto di Cadice alla volta di San Salvador (Bahamas). L&#8217;obiettivo è stabilire il record del percorso Cadice-San Salvador, 3884 miglia in Atlantico sulle rotte di Colombo, una corsa al primato mai tentata prima da un monoscafo&#8221;.</em></p>
<p><strong>Questo estratto dal sito di Repubblica</strong> a firma Simona Casalini è un esempio perfetto di quello che chiamo giornalismo pigro e superficiale. Di cui sono pieni tutti i giornali, i siti e le televisioni.</p>
<p><strong>Lo trovo insopportabile perché rappresenta</strong> il<em> giornalismo sdraiato</em>, quello che riporta le notizie così come sono e non si preoccupa di riscriverle in modo che diventino comprensibili e piacevoli per il lettore qualunque. Ps: il lettore qualunque sono io.</p>
<p><strong>Chi, senza esperienza nautica,</strong> potrà mai capire cos&#8217;è il <em>vento portante</em>? Chi potrà mai tradurre i <em>venti nodi</em> di velocità? Chi le <em>3884 miglia</em>? Chi sa visualizzare sui due piedi un <em>monoscafo</em>?</p>
<p><strong>La stessa cosa fanno sempre i giornalisti sportivi</strong>, quelli economici, quelli politici, quelli delle pagine culturali (i peggiori per l&#8217;insopportabile spocchia).</p>
<p><strong>Ci sarebbero anche quelli di nera</strong>, di norma i meno dotati a scrivere. Siccome non dormono mai e lavorano il triplo degli altri riesco a perdonare i loro eterni e inquietanti &#8220;<em>sul posto sono arrivati i carabinieri</em>&#8220;. Così, dalla notte dei tempi, chiudono il racconto di ogni incidente stradale. Ogni volta mi chiedo in quale altro posto avrebbero potuto arrivare i carabinieri.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>In barca con Cristina Donà</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non canta non conta]]></category>

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		<description><![CDATA[La scorsa estate ho comprato l&#8217;ultimo cd di Cristina Donà. Ne parlo sei mesi dopo perché sono duro d&#8217;orecchi. Mi ci vogliono sedici ascolti prima di apprezzare un giro di sol, figurarsi una melodia ricercata. L&#8217;opera si chiama Torno a casa a piedi. Il pezzo d&#8217;impatto &#8211; quello più orecchiabile insomma - Miracoli. Premetto che Cristina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/02/goccia-piccole-navi/attachment/1561360024/" rel="attachment wp-att-5346"><img class="aligncenter size-full wp-image-5346" title="1561360024" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/01/1561360024-e1328049450108.jpeg" alt="" width="500" height="263" /></a></strong></p>
<p><strong>La scorsa estate ho comprato</strong> l&#8217;ultimo cd di Cristina Donà. Ne parlo sei mesi dopo perché sono duro d&#8217;orecchi. Mi ci vogliono sedici ascolti prima di apprezzare un giro di sol, figurarsi una melodia ricercata.</p>
<p><strong>L&#8217;opera si chiama</strong> <em>Torno a casa a piedi</em>. Il pezzo d&#8217;impatto &#8211; quello più orecchiabile insomma - <em>Miracoli</em>. Premetto che Cristina Donà mi piace come mi è piaciuto solo <em>Neil Young</em> quand&#8217;ero ragazzino; <em>David Bowie</em> quand&#8217;ero ragazzone; e poi <em>Rino Gaetano</em>, gli <em>Everly Brothers</em>, <em>Nick Drake</em> in età adulta. Ma solo in Cristina Donà &#8211; nei testi, nella voce, nelle armonie &#8211; ho trovato cose che non avevo trovato mai. Di quelle che ti chiedi: le ha scritte per me? O insomma, ha vissuto le cose che racconta proprio come mi sembra di averle vissute anch&#8217;io?</p>
<p><strong>Torno a casa a piedi purtroppo</strong> non mi dice ancora niente. Può darsi che sia colpa mia. O che la decina di ascolti (in sei mesi di musica random è impossibile fare di più) sia troppo poco per scalfire le mie orecchie da cavernicolo. L&#8217;ho già detto: a me ci vogliono dodici ascolti anche per trovare orecchiabile <em>Hotel California</em>. L&#8217;unico pezzo degli ultimi vent&#8217;anni di cui ho predetto il successo al primo ascolto è stato <em>Dimmi tre parole sole cuore amore</em>. Ma ero in giornata di grazia.</p>
<p><strong>Nel frattempo, di Cristina ascolto</strong> i pezzi che amo. Quelli con cui ho superato estati e inverni, chilometri di strade e autostrade, ore di lavoro al computer. Quelli che arrivano con ascolto casuale, mentre sto correggendo i testi di una strategia o di un corso, e mi trovi con le mani sospese a mezz&#8217;aria, la bocca semiaperta, gli occhi che guardano attraverso lo schermo, oltre le pareti, oltre spazio e tempo.</p>
<p><strong>Sono i pezzi che mi dicono qualcosa</strong> anche se non capisco cosa. Ma il messaggio è forte, più forte di un discorso preciso e compiuto. Non serve nemmeno che sia logico.</p>
<p><strong>Una di queste canzoni</strong> si chiama <em>Goccia</em>. Nel ritornello ho scoperto parole che, oltre a procurarmi forti effetti collaterali,  mi fanno sorridere per quella spocchia da marittimo dilettante che mi ritrovo: &#8220;<em>Piccole navi col motore spento</em> / <em>aspettano un segno dal faro</em> / <em>così lontano</em>&#8220;. Ci sorrido ogni volta perché l&#8217;immagine è assurda come quella di un auto che aspetta segnali da un cartello stradale. Le navi non stanno mai col motore spento. E soprattutto: non aspettano alcun segnale dal faro. Il faro serve&#8230; Ma che c&#8217;entra ora spiegare il funzionamento dei fari?</p>
<p><strong>Però al trecentesimo ascolto</strong> (eh!) forse ho capito cosa vuol dire. Non è così assurdo, il discorso. Le navi siamo noi, quando pretendiamo di aspettare segnali che dobbiamo invece cercare dentro di noi. Ma chissà. Forse capisco, molto più banalmente, solo quello che voglio capire.</p>
<p><strong>Cristina Donà va ascoltata</strong> solo se siete disposti a soffrire un po&#8217;. Dovete discernere le canzoni compiute da quelle abbozzate. I capolavori dai pezzi di secondo piano. Pazientando sulle note lunghe e sui pezzi meno immediati. Lasciando correre le strofe più oscure. Oppure aspettate con calma un segno dal faro.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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		<title>Ho visto sparire l&#8217;argenteria</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 07:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non canta non conta]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ho mai ascoltato un brano jazz per più di quaranta secondi senza la tentazione di uccidere tutti i musicisti. Ma si invecchia per qualcosa. Mi hanno invitato al Panic Jazz Club di Marostica. Ho accettato nonostante la mia indole e un orario d&#8217;inizio da bisca clandestina. A quelle ore di solito dormo. Si invecchia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non ho mai ascoltato un brano jazz</strong> per più di quaranta secondi senza la tentazione di uccidere tutti i musicisti. Ma si invecchia per qualcosa.</p>
<p><strong>Mi hanno invitato al Panic Jazz Club</strong> di Marostica. Ho accettato nonostante la mia indole e un orario d&#8217;inizio da bisca clandestina. A quelle ore di solito dormo. Si invecchia per qualcosa.</p>
<p><strong>Il nostro tavolino era davanti</strong> ai musicisti. Mi sono accomodato pronto a guardarli malissimo. Eventualmente anche a fare smorfie e boccacce.</p>
<p><strong>Il leader, un americano di colore</strong> (<em>Sherman Irby</em>), si è presentato dal fondo della sala con un sassofono minuscolo. Non sapevo che ne esistessero di così piccoli. Era la prospettiva che mi fregava: via via che s&#8217;avvicinavano, capivo che il sax era regolare. Quello fuori misura era Sherman. Gigantesco. Ho deciso di evitare smorfie e boccacce. Si invecchia per qualcosa.</p>
<p><strong>Il jazz è una musica strana.</strong> Ognuno sembra andare per conto suo. Ma soprattutto, c&#8217;è questa scommessa sempre in ballo tra loro: chi produce meno note paga da bere per tutti a fine serata.</p>
<p><strong>Devono essere molto tirchi</strong> e molto assetati: ottantaquattromila note al minuto. A testa. Un&#8217;iperbole iperrealista. C&#8217;erano più note in un solo pezzo che diti medi in dieci anni di comizi bossiani.</p>
<p><strong>Il tastierista suonava godendo senza ritegno.</strong> Con la faccia e con il corpo, nessuna parte esclusa. A guardarlo ti passava qualunque malumore. Sarebbe passato anche a Bossi nonostante l&#8217;amputazione forzata delle dita medie.</p>
<p><strong>Il bassista suonava immusonendo senza ritegno.</strong> La faccia di uno che deve gridare &#8220;Viva il governo Monti&#8221; in mezzo ai taxisti di piazza Plebiscito.</p>
<p><strong>Mi divertivo. Mi piaceva.</strong> Capivo niente, ma mi piaceva.</p>
<p><strong>A fine serata avevo sentito più note</strong> che in quasi mezzo secolo di vita. Ma ero riuscito, senza sforzo, a captare la bellezza di ogni strumento e pure quella dell&#8217;insieme.</p>
<p><strong>Perché non c&#8217;ero mai riuscito? </strong>Credo per colpa dei trecento esperti che in vent&#8217;anni mi hanno descritto il jazz come una musica <em>difficile, di spessore e tecnica raffinata, di grande levatura, inavvicinabile per i più</em>. Siccome faccio parte dei più, mi hanno dato indirettamente del musicane.</p>
<p><strong>Ma </strong><strong>recentemente ho</strong> <strong>scoperto</strong> questa vecchia canzone di Paolo Conte: <em>Sotto le stelle del jazz</em>.</p>
<p><strong>Non racconta niente di spessore, raffinatezza</strong> e levatura. Tutt&#8217;altro. &#8220;Certi capivano il jazz / l’argenteria spariva / ladri di stelle e di jazz / così eravamo noi / troppe cravatte sbagliate / sotto le stelle del jazz / è stato un sogno fortissimo / Le donne odiavano il jazz / e non si capisce il motivo / Duemila enigmi nel jazz / e non si capisce il motivo / nel tempo fatto di attimi / e settimane enigmistiche&#8221;</p>
<p><strong>Bastava spiegarmelo così,</strong> con le cravatte sbagliate e l&#8217;argenteria, e ci sarei arrivato vent&#8217;anni prima. Il segreto, credo, è sempre quello: prendersi un po&#8217; in giro.</p>
<p><em>Cliccando sulla foto di Paolo Conte, il pezzo live da youtube. <strong>(m.r.)</strong></em></p>
<p><strong><a href="http://youtu.be/R-2i3wUfBLU" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-5307" title="paolo conte" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/01/imgres.jpeg" alt="paolo conte" width="289" height="174" /></a></strong></p>
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		<title>Eeeh?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 07:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Rinaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chi non spiega si piega]]></category>

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		<description><![CDATA[A.a.a. formatore di comunicazione con esperienza, già copy writer pubblicitario con esperienza, offresi gratuitamente per realizzare campagne più efficaci. Disponibile anche a pagare di persona pur di non vedere più messaggi così insulsi, vuoti e irritanti, assicura che tra &#8220;Meno tasse per tutti&#8221; e &#8220;Ti presento i miei&#8221; c&#8217;è perfino una terza via, necessariamente più dignitosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.matteorinaldi.com/2012/01/campagna-pd-presento-miei/tesseramento_2012_6x3/" rel="attachment wp-att-5281"><img class="aligncenter size-full wp-image-5281" title="tesseramento_2012_6x3" src="http://www.matteorinaldi.com/wp-content/uploads/2012/01/tesseramento_2012_6x3.jpeg" alt="" width="450" height="214" /></a></p>
<p><strong>A.a.a. formatore di comunicazione</strong> con esperienza, già copy writer pubblicitario con esperienza, offresi gratuitamente per realizzare campagne più efficaci.</p>
<p><strong>Disponibile anche a pagare</strong> di persona pur di non vedere più messaggi così insulsi, vuoti e irritanti, assicura che tra &#8220;<em>Meno tasse per tutti</em>&#8221; e &#8220;<em>Ti presento i miei</em>&#8221; c&#8217;è perfino una terza via, necessariamente più dignitosa e percorribile.</p>
<p><strong>Matteo Rinaldi</strong></p>
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