Le ragioni che rendono Linkedin perfino peggiore di Facebook

😉

1) Le frasi motivazionali.

Da “Se hai una Vision la lunghezza del percorso si trasforma in piacere” a “I tuoi clienti più insoddisfatti sono la più grande risorsa per imparare”, quante stupidaggini dobbiamo sopportare per arrivare a una vera notizia? Possibile che il linkedinaro voglia apparire sempre saggio, intelligente e pimpante? Le frasi di Fb, come “L’amore è come il morbillo: dobbiamo passarci tutti”, al confronto sono letteratura.

Pst: provate a commentare “Non sono d’accordo” a quello dei clienti insoddisfatti: da Grande Risorsa diventate subito Giganti Rompicazzo.

2) Le cariche esagerate.

È difficile spiegare in due righe chi siamo e cosa facciamo. Ma è meglio che in cinque: “Amministratore Delegato Plenipotenziario, Studioso e Ricercatore, Formatore e Psicologista, Animatore e Cavaliere del Lavoro” fanno di voi dei Pedanti Pavoni e basta.

Per non dire di quelli che si danno il tocco in più in inglese: “Editorial director, PRWeek Global at London Business Schools & Media Truckdriver”. What the fuck are you talking about, motherfuckers?

3) L’inglese copiaincollato.

Se trovate un pezzo interessante in inglese (ovviamente è in inglese: in italiano è impossibile) fate lo sforzo di tradurre. Non vi pare il minimo? Altrimenti domani, quando andate dal medico a spiegare cosa vi tormenta, rispondete al suo “Come sta?” con un “Not very well. I’ve a sore throat and a headache” e poi vediamo come va a finire.

La comunicazione serve a comunicare. O fate lo sforzo, o fate fastidio.

4) I seminatori di certezze.

Scrivono post intrisi di verità assolute e totali. Esempio: “Come riconoscere una persona che mente? Guardate come accavalla le  gambe; se verso destra, con la testa a sinistra rispetto alla punta dei piedi e l’occhio destro che guarda verso l’alto, mente certamente!”.

L’unica risposta sensata è lanciare un’altra Certezza Seminata: “Ma se tu nel frattempo investi il 23% per cento dell’attivo scorporando le spese e consideri il Seo come valore aggiunto le cose cambiano…” Sì, è ridicolo. Ma è sempre meglio che cercare di capirci qualcosa.

 5) I salumieri digitali.

Forse hanno capito cos’è Linkedin, di certo non la comunicazione. Postano senz’arte né parte, come se prendessero appunti con la matita dietro l’orecchio: “Ventiseiesima Edizione dell’Executive Master in Mental & Dental Training STEP! Aperte le iscrizioni per la Ventiseiesima Edizione dell’Executive Master in Ment…”

… E il testo finisce lì, perché hanno raggiunto il numero massimo di caratteri. Quanti di voi cliccano e proseguono? Nessuno ovviamente. Eppure insistono, maledetti. Due etti di prosciutto grazie. E non lasci: li voglio precisi.

Extra) I domandanti elementari.

Forse hanno capito le logiche della comunicazione, non quelle dell’evoluzione. Postano articoli che partono sempre e solo da una domanda retorica che funge da amo: “Perché si sente parlare così tanto di SuperQuelo?” Il testo prosegue così: “Perché si sente parlare così tanto di SuperQuelo? Siamo nell’era dei Social Network (ma no, davvero?) ma ancora pochi si rendono conto di cosa signific…”

E il testo s’interrompe. Ma noi clicchiamo sempre, non è vero? Non vediamo l’ora di capire, spinti da tanta bellezza e amore per noi.

A proposito, non ho inventato una sola riga, a parte SuperQuelo, Dental Traininig e Truckdriver. Fate un giro e ritrovate tutto, anche in forme peggiori.

Morale: c’è solo da scappare, cancellarsi, dimenticare, uscire una volta per sempre e senza ritorno. E invece restiamo. Perché tutti, senza il coraggio di ammetterlo, sogniamo di trovare qui contatti fantastici, lavori migliori, visibilità da leader.

E ora scusate, vado a scrivere, in inglese, una frase motivazione da urlo, con un inizio tipo: “Perché i cavalli hanno sempre e solo 4 zampe?” Vi piacerà.

Matteo Rinaldi