Peggio del mal d’amare c’è solo il mal di mare
Come riconoscere e combattere il mal di mare, il più fastidioso disturbo del velista

Questo marinaio chiede un imbarco nella vostra barchetta. Rispondete con sincerità: a) Pensate: “Per carità, è quella pazza di Paris Hilton”; b) Pensate: “Wow, è quella pazza di Paris Hilton”; c) Non pensate.
Ogni mal di mare fa male a modo suo. C’è chi rimette senza ritegno e chi ritiene senza rimettere. C’è chi rimette e ricomincia e chi non rimette ma smette, come dopo una folgorazione divina.
Ho superato la voglia di smettere accettando l’invito della mia Lega Navale che ha organizzato, il prossimo fine settimana, una veleggiata verso isola d’Elba e Corsica. Ma stavolta mi sono premunito. E ho studiato il nemico.
Come si presenta il mal di mare? Non si presenta affatto, ti prende alla spalle. Parte con un leggero fastidio generale (fase uno) detto in termine medico “Sindrome di Borghezio”. Tutto diventa insopportabile, a partire dai compagni di viaggio (“Guarda quello, sempre a fumare in pozzetto, che schifo. E quest’altro? Maledetto, non ha nemmeno un vizio: almeno fumasse!”). La fase si acuisce quando anche il mondo circostante diventa odioso. A me, per dire, pareva di essere in una mefitica palude della Lousiana. Ed ero davanti alla costa Istriana.
La fase due rafforza la fase uno (“Cristo, ha i calzini gialli con le scarpe blu. Come si può essere così sfrontati e irrispettosi?”) fino a livelli da orianafallaci. Poi si tramuta nella fase tre, la peggiore. Persa la fiducia nel mondo e nei suoi abitanti, dite addio anche a quella in voi stessi. Io mi sono scoperto a pensare: “Cosa perderebbe il mondo se ora mi lasciassi cadere in acqua sparendo silenziosamente verso il fondo?” E non scherzavo mica.
La fase tre ti mette la faccia in linea coi pensieri. Nel senso che passi dal bianco al giallo, dal rosso al verde, dal… Ehi, un momento: io non ci sono arrivato alla fase tre. Quindi che la racconto a fare? Mi fermo alla due, che è già abbastanza. E per evitarla in futuro, ecco i consigli degli esperti. Purtroppo sono banalissimi, quasi irritanti: Evitare colpi di freddo, tenere la pancia coperta, non fissare le onde, non leggere, non fumare, collocarsi nel punto più stabile dell’imbarcazione. È infatti notorio che i velisti affrontino i cinque gradi sotto zero a petto nudo, leggendo Proust, fumando e dondolando sul fornello basculante.
I rimedi poi! Travelgum, cerotti, pillole, bracciali. Non è che non ci creda, speravo in qualcosa di meglio. Ma tenetevi alla larga dalle libere interpretazioni: c’è chi giura sul potere del Parmigiano, chi sul Pecorino, chi sull’Amatriciana. Per quel che mi riguarda ho deciso: mi fiderò di Davide Besana, bravissimo velista-fumettista (qui i suoi libri, ottimi) che si rimpinza di miele con questa ferrea motivazione: “Avete mai visto un orso col mal di mare?”
L’idea mi sembra ottima, almeno quanto il miele. Che ha il vantaggio di essere colloso, più solido che liquido, e forse aiuta a immaginare il mare come lo vorremmo in quei momenti. Quindi riassumendo: via il telo mare dalla borsa, aggiungere un barattolo Ambrosoli e sia quel che sia.
O torno in perfette condizioni o mi autopromuovo “Sweet water sailor”, marinaio d’acqua dolce. E mi godo il Garda e laguna, che tanto sono comodo con tutt’e due.
Matteo Rinaldi
PS: se non avete risposto C restate a terra: avete già ora il mal di mare.
settembre 29th, 2008 - Posted in Chi non vela è un vile | | 3 commenti

on settembre 29th, 2008 at 6:59 PM
Caro…caro…caro Matteo,
))
visto che hai sentito tutte le campane possibili sull’argomento tanto vale che anch’io sciorini la mia bella teorina sull’argomento. Tanto, peggio di come ti ho visto nell’attraversata dell’Adriatico, credo sia difficile ridursi.:-) Per quanto ne sò io, nessuno è veramente esente dal problema: c’è chi giura che anche il più navigato marinaio transoceanico o transadriatico che sia, ne ha sofferto almeno una volta. Forse la soluzione è quella proprio di non considerarlo un problema e men che meno solo nostro: superarlo proprio ignorandolo e interessandosi a tutto tranne che a “Lui” può essere la miglior panacea. Certo tutti gli altri consigli vanno messi in pratica ugualmente, ma alla fine son convinto che lo si vince più con “la testa” che con tutto il resto.
Spero tanto che tu voglia riprovarci in barca mia,
magari col ferro da stiro per ….. le increspature !!!
Ciao ciao
Com. Claudino
P.s. Occhio al Garda e alla Laguna…. non
c’è rosa senza spine ecc.ecc.
on settembre 30th, 2008 at 12:09 PM
quoto e appoggio il Com. Claudino…
riguardo ad A, B e C non abbiamo bisogno di altri marinai a bordo!!!!
on settembre 30th, 2008 at 3:32 PM
(Zero quattro quattro quattro…) Hei ragazzi grazie, ascolto volentieri i vostri consigli (Sette nove tre uno…) Il vostro aiuto è per me fondamentale (Cinque cinque due otto…) Seguirò i vostri consigli e… Pronto, scuola Scalatori dei Berici? Quando cominciano i corsi principianti? Bene! Ah, so già fare tutti i nodi, ho diritto a uno sconto, vero?