Nel tunnel del calcio dilettante

Lo sport più bello del mondo (2): per diventare veri calciatori bisogna prima vivere il Vietnam del pallone

Quando giochi con una squadra scadente devi abituarti a tutto, dai dolori morali a quelli fisici. Una scuola di vita, ma non ti riprendi più

Ho giocato con pochissime squadre perché sono fedele e anche perché non mi voleva nessuno. La mia prima squadra si chiamava Antares. Apparteneva a un gruppo parrocchiale: avete presenti quelli che “conta soprattutto l’amicizia e giocano tutti alla pari“? Lo sanno anche i sassi che sono tutte balle! Ma io ero peggio di un sasso.

Giocai alla pari il primo tempo della prima partita. Poi mi richiamarono in panchina e da allora la maglietta non me la fecero più vedere. “La prossima volta”, dicevano sempre. Cominciai a sospettare che non avevo speranze perché la domenica mi davano indicazioni sbagliate su orario e sede delle partite. Mi convinsi quando arrivarono a presentarmi alcune bravissime ragazze figlie di Maria, molto carine ma curiosamente libere solo in concomitanza con le partite.

Ma è nelle difficoltà che si esalta il duro. E il duro che fa? Resiste, non molla, non si arrende mai. La settimana successiva mollai. Chiesi asilo a una squadra di disperati che si chiamava Publioggetto Cegalin. Questi loschi figuri si vantavano di aver raggiunto una finale nella stagione 1974-75. Dimenticavano di aggiungere che nei quindici campionati successivi avevano perennemente navigato nelle ultime posizioni. Un caso, certamente. Quando mi presentai, il mister disse: “Oh bene, c’è bisogno di gioventù!“. Il fatto che parlasse italiano avrebbe dovuto insospettirmi. Quelli che parlano dialetto capiscono niente di uomini ma qualcosa di calcio. Gli intellettuali del pallone niente di tutt’e due.

Per capire come vanno le cose nel calcio dilettante basta ragionare semplice. Avete presente la politica? Stessa logica. Ministri perfettamente imbecilli come il duo Gelfano sono lì semplicemente per fare gli interessi di altri, i potenti veri, che decidono dietro a un paravento senza peso politico e umano. Ultimamente li scelgono così squallidi che non c’è gusto neppure a prenderli in giro.

Lo stesso ruolo è richiesto all’allenatore dilettante: seguire le direttive segrete dei vecchi del gruppo, il cui bieco interesse non è vincere le partite, quando mai, ma giocare sempre, allenarsi poco e decidere tutto. In cambio l’allenatore ha la possibilità di gridare illuminanti strategie durante le partite: “Ragazzi, forzaaaa!”, “Torniamo a coprireeee!”, “Su! Su! Tutti suuuuuu!” e prendersela con i due o tre poveracci che non hanno voce in capitolo.

In quegli anni imparai tutto quel che serve. Ad allenarmi senza fare fatica, stringendo le curve che neanche Nuvolari. Ad accelerare e sbuffare passando davanti al mister, per poi rallentare e chiacchierare amabilmente per il resto del giro. A legare le scarpe in modo che si slacciassero ogni quattro minuti dandomi la scusa per un’amabile sosta ristoratrice.

E soprattutto: imparai a ingraziarmi i vecchi carognoni della squadra, grazie ai quali avevi il posto assicurato. In pratica imparai tutto quello che serve, fuorché a giocare a calcio. Pazienza.

Le sconfitte erano costanti, cattive e snervanti. Ma servirono. A giocare in difesa con una squadra scadente impari di tutto e di più. Il tuo uomo viene servito circa 140 volte a partita: da vicino, da lontano, di rimbalzo, di tacco, di culo e perfino di mano. Gli arbitri sono sempre buonissimi con i forti. Il tuo lavoro è senza soste e umiliante, ma almeno t’insegna a soffrire: dagli attaccanti mediocri prendi regolarmente calci, manate e insulti assortiti. Dagli attaccanti forti prendi regolarmente gomitate, sputi e pestoni. Dall’arbitro cazziatoni paurosi, ammozioni, espulsioni. Una vittoria rubata ogni dieci partite è quanto ti basta per non mollare tutto.

Dopo qualche anno e un’infinità di dolorose umiliazioni non resistetti all’ennesima: il mister aveva promesso il posto da titolare a un mio caro amico che si allenava durissimamente da otto mesi ma era talmente buono da non essere riuscito a giocare nemmeno un secondo. Il titolare, un lavativo infame, odioso e fannullone, non si allenava da sei settimane, non si degnava di dare notizie e lo dicevano ingrassato di trentadue chili.

Il giorno della partita il mio amico indossò entusiasta la sua prima maglia da titolare ed entrò in campo per scaldarsi. Improvvisamente una Lancia Beta Executive di dodicesima mano piombò al campo. Scese il titolare, ubriaco fradicio, in ciabatte e vestaglia, con una bionda volgarissima avvinghiata al fianco. Puzzavano entrambi di wisky e di sesso. Lui ruttò e disse: Dov’è la mia maglia?

Il mister sorrise e ordinò al mio amico di spogliarsi seduta stante. Io non ci vidi più. Mi strappai di dosso la mia maglia numero 3, la calpestai con una scenata e giurai che non mi avrebbero mai più visto. Feci una doccia e, rivestitomi in abiti civili, andai in cerca del mio povero amico.

Non c’era più. Temevo si fosse suicidato per la delusione. Guardai in campo. Correva felice al servizio del titolare con addosso la mia maglia numero 3.

Era davvero giunto il momento di una svolta.

Matteo Rinaldi

novembre 5th, 2009 - Posted in Chi non ride si rode | | 5 commenti

5 Responses to ' Nel tunnel del calcio dilettante '

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  1. Davide said,

    on novembre 5th, 2009 at 21:36

    Il mondo del calcio dovrebbe ringraziarti di esserne stato parte solo per pezzi come questi.
    Bellissimi, grande Diretùr!

    E poi, te li vedi un Cassano, un Del Piero, un Ronaldinho scrivere così bene di calcio?

    Per il plaisir du futebòl loro sono del tutto inutili, tu no…

    Forse solo un Javier Zanetti, o un Dejan Stankovic, o un Maicon, o un Chivu o Balotelli saranno un giorno così bravi con la penna quanto lo sono con la palla.
    Ma, per ora, lasciamoli impegnarsi per la GRANDE INTER!

  2. stefi said,

    on novembre 6th, 2009 at 14:56

    Avrà anche avuto il sorriso sulle labbra, il tuo amico, ma avrà giocato sicuramente con la morte nel cuore e sulle note struggenti di The show must go on.

  3. matteo rinaldi said,

    on novembre 6th, 2009 at 16:01

    L’amico in questione nega tutto. I calciatori amatoriali sono più FdP dei politici.


  4. on novembre 7th, 2009 at 16:44

    [...] Rinaldi racconta in maniera divertentissima il calcio dilettante: Lo sport più bello del mondo 1 Lo sport più bello del mondo 2 Lo sport più bello del mondo [...]

  5. Gabriel said,

    on gennaio 21st, 2010 at 17:04

    Ciao a tutti!!! Io invece vorrei informarvi riguardo ad un sito calcistico che ho trovato via internet e che puo’ esservi utile. E’ lo youtube del calcio si chiama KICKO (potete trovare le info su google) che grazie ai video e info postate dai giovani calciatori, possono essere notati dagli osservatori di molte squadre anche straniere!!.. Spero d’aver fatto cosa gradita! ^_^

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