Italia di ferro, scotch e fantasia

Porto la Multipla dal meccanico perché i tergicristalli non vanno più. Appena fatti riparare, cristo! “Era il relè“, mi aveva spiegato il meccanico con la faccia dei meccanici quando ci tengono a non farti capire. Si scriverà relè? Relé? Relaix? Non ne ho idea. Non ho idea di cosa sia.

Avevo fatto Rovigo-Vicenza senza tergicristalli, sotto la pioggia battente. Da non augurare a nessuno. In Multipla poi, con sedici chilometri quadrati di vetro. E ora, una settimana dopo la riparazione, alla prima pioggia non funzionano di nuovo.

Si sono bloccati giovedì, in partenza per un Vicenza-Verona sotto la prima neve. Ho lanciato un paio di imprecazioni pesanti e invertito la rotta: posso mica schiantarmi contro un tir, o investire qualcuno per colpa del meccanico. Però avevo otto ore di corso. Quando le recupero mai? Oh, in fondo sono veneto: prima lavorare, poi ragionare. Ho girato di nuovo la macchina e via. La neve ha smesso subito, per fortuna.

Il giorno dopo, venerdì, torno dal meccanico. Allarga le braccia: “Non è colpa mia: colpa della Fiat che fa le cose così. Adesso devo ordinare un motorino nuovo: ma ti costerà duecento euro”. Mi vanto di avere la battuta pronta, ma non mi viene neanche in mente di rispondergli “I soldi io però li ho dato a te, mica alla Fiat”. Annuisco e me ne vado.

Due ore dopo un’emergenza: la macchina mi serve assolutamente. Chiamo il meccanico e gli dico che passo subito a prenderla, pioggia o neve. “Ma ho appena aperto tutto! Ho i pezzi in mano! E non ho ancora il motorino ovviamente, non so quando mi arriva”. Devo prenderla – mi scuso -non posso farne a meno. Speriamo non nevichi più. “Vedo che posso fare” chiude lui.

Dopo un quarto d’ora mi accoglie con la faccia che hanno i meccanici generici quando tirano fuori la grinta dei meccanici specialisti. “Ho trovato una soluzione temporanea”. Mi mette in mano un pezzo di ferro con un lato imbottito di scotch. “Ti ho lasciato smontata la finestrella davanti al cofano: se il tergi non funziona, scendi e con questo martinetto dai un botta proprio qua, sulla testa del motorino, vedi? Lui riparte subito. Così intanto viaggi tranquillo. Quando arriva quello nuovo ti chiamo“.

Ora lo so che uno a quarantaquattro anni dovrebbe dire “Non se ne parla nemmeno! Mi rimonti la mascherina e si tenga il suo pezzo di ferro”. Ma io non li ho quarantaquattro anni, non nella testa almeno. Forse metà, forse un quarto.

E poi dovreste vedere il martinetto: un lato è scoperto, in ferro brunito e invecchiato. L’altro lato l’ha coperto con lo scotch a mio beneficio, perché la presa è più morbida e perché “no te te sporchi i déi co te bati“.

Sabato mattina, con la neve, non funzionavano. Ho preso il martinetto dal verso giusto, ho fatto “tleng!” con un colpetto deciso ma delicato. I tergi sono partiti al primo colpo tra lo stupore del vicino di casa.

Io lo so, ne sono sicuro, che i miei colleghi Mattew Reynold del Sussex, Mattheus Rinhald della Ruhr e perfino Matteó Rinaldì dell’Alta Alsazia la macchina con lo stesso problema l’hanno dovuta lasciare dal meccanico. O magari hanno trovato subito il motore di ricambo. Ma a me queste cose mi commuovono. Il meccanico, l’Italia, il martinetto. Cascasse il mondo, il martinetto è mio, non glielo ridò più.

Matteo Rinaldi

dicembre 21st, 2009 - Posted in Chi non legge non regge | | 8 commenti

8 Responses to ' Italia di ferro, scotch e fantasia '

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  1. fabio said,

    on dicembre 21st, 2009 at 10:40 AM

    io non lo farei riparare :) dalle mie parti si dice “kandu funtzionat no tokis nudda”


  2. on dicembre 21st, 2009 at 7:37 PM

    Adesso che a Torino si son comprati la Chrysler bisognerà spiegarlo in inglese come si riparano i tergi a “smarteà”.

  3. matteo said,

    on dicembre 21st, 2009 at 8:02 PM

    Fabio: qua si dice: “Se xe róto se giusta”. I veneti sono impietosi,
    Spl: Hum… “Use the little Martin in the mood for knock on wood”. Per me lo capiscono.

  4. Elle said,

    on dicembre 21st, 2009 at 9:21 PM

    Con lo stesso sistema di martellate dosate nel posto giusto, mi è capitato di veder ripartire persino il motorino d’avviamento di un vecchio Cranchi, sai?
    E son soddisfazioni…

  5. matteo said,

    on dicembre 21st, 2009 at 9:46 PM

    Ho dovuto andare a vedere su internet cos’è un Cranchi. Pensavo fosse un motorino anni Sessanta, una roba tipo Motobecane, Garelli, Motom. Se mi legge Mistro mi schiaffeggia.

  6. Alberto said,

    on dicembre 21st, 2009 at 11:21 PM

    Io non ho nemmeno la macchina, ma se trovi un doppione di martinetto te lo compro.

  7. Dorian Grigio said,

    on dicembre 24th, 2009 at 1:18 PM

    Fix It Again Tom

    Caro amico di pennarossa,
    Il martinetto può essere lo spunto di battute triviali e goderecce , il codice etico di questo Blog lo prevede o devo astenermi?
    Flussuosamente tuo

    Dorian

  8. matteo said,

    on dicembre 24th, 2009 at 5:52 PM

    Caro Dorian, il martinetto vero – se lo vedi – ti dà tutt’altri spunti che battute triviali e goderecce. Al massimo la voglia di una spuma ginger.
    baci

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