Il talebano che è in me
Un testo satirico dopo un vita: me lo chiede il nuovo inserto del Fatto Quotidiano, prossimamente in edicola

Il fumettista, musicista e autore Stefano Disegni, nella foto qui sopra, (Do you remember i golden years di Cuore?) mi ha chiesto qualche pezzo per un nuovo inserto satirico che dovrebbe uscire in allegato al quotidiano Il fatto quotidiano (niente versione on line, per il momento: così lo presenta Wikipedia).
Per il numero zero, quello che serve per chiarirsi le idee, ho inviato alla redazione alcune rubriche: la prima si chiama Talebanizzazioni, un’ipercritica di qualunque cosa purché pesantemente esagerata (Così la facevo sul mio vecchio pennarossa.it.) La seconda è la classica parodia.
Facciamo ordine, però. Partiamo dalla talebanizzazione, per cui ho proposto il titolo: “Talebanizzazioni, proibire è potere” oppure “Il ratto quotidiano. Sterminare tutti i roditori è un dovere“, giocato sulla parodia del fatto quotidiano e di una scena clou di Inglorious Bastards, l’ultimo film di Tarantino. E infine “Talebani di sinistra: Ancora orrori del comunismo. Per fortuna”.
La rubrica prende a mazzate in modo assolutamente pesante e pedante, quasi fallaciano, qualunque nemico vero o presunto della modernità e dell’ideale armonia ascetica: sindacalisti, registi, ciclisti, buonisti, eccetera. Ma, almeno la prima puntata, era giusto dedicarla a un vero orrore della sinistra.
Talebanizzazioni: l’antiberlusconismo
Dalle inaccessibili vette della gloriosa e brulla terra afgana – continuate a bombardarla e tra poco sarà piatta come la vostra effeminata Olanda – seguiamo con curioso disinteresse le sorti del vostro pulcinello paese.
Ma il nostro compito è grande e neanche voi resterete esclusi. In attesa di raggiungere ogni cattedrale della vostra ridicola fede – da San Pietro ad Assisi, da Monreale a Mediaword – ci prendiamo avanti. E vi indichiamo gli orrori cui porremo fine. Distruzione preventiva, si dice qui da noi.
Il primo orrore cui daremo proibizione immediata è l’Antiberlusconismo. Tra le mille gaudenti leggerezze in ismo della vostra macilenta società – dal liberismo al turismo, dal feticismo all’ottimismo, dal podismo al modellismo – l’antiberlusconismo è il peggiore.
Solo la vostra ripugnante fede politica poteva escogitare un simile sistema per non darsi corpo e anima alla nostra. Che è pure più divertente: le stesse barbe, le stesse facce tristi e sempre i soliti discorsi ritriti. Ma almeno spariamo un po’ di colpi e diamo quattro legnate.
Visto che vi ostinate ad esaltare la vostra ben poco salda testa (chi meglio di noi può dimostrarvelo, quanto poco è salda!), ritenendola a torto più importante della cieca obbedienza, provate almeno a farla funzionare. L’Antiberlusconismo non esiste. Semplicemente perché non esiste quell’uomo.
Disprezzato dai suoi stessi servi, abbandonato e impoverito da ben due mogli e da un esercito di puttane, ripudiato segretamente dai figli e dalle braccia destre e sinistre del partito, sconfessato alfine pure dalla mafia, da sempre ignorato dalla camorra, dalla ndrangheta e perfino dalla Mala del Brenta, egli è deriso da chiunque non parli milanese stretto e non possieda un mobilificio in Brianza.
Gli unici amici che ha sono i vecchi colonnelli del Kgb – a cui noi già facemmo un culo così – e i leaderucoli di improbabili paesi dove le bellezze locali e la temperatura media sono perfino più ripugnanti della nostra. Se qua, a guardarsi attorno, c’è da farsi cadere le braccia, in Bielorussia ti cadono immantinente entrambi i coglioni.
E non è tutto, italiani. La vostra ostinazione nel considerarlo il problema è pari solo alla vostra abilità nel diventare, ogni giorno che passa, sempre più simili a lui. Con una media creativa di 0.3 figli a coppia dimostrate un coraggio e una fiducia nel futuro esattamente uguale alla sua.
Parimenti lo uguagliate anche nello stimolo sessuale, di cui osate ancora millantare il valore, quando vedervi all’opera rivaluta perfino l’erotismo che aleggia nelle alcove svizzere tra Ginevra e Neuchatel.
Infine, non avete nemmeno l’allegria e la faccia tosta che ha lui, capace di minimizzare crisi economiche, divorzi, scandali, vergogne internazionali e ammosciamenti erotici, stordendo ogni ascoltatore con racconti surreali e zuccherosi.
L’avete sentito l’audio del suo incontro con la meretrice a gettone? Incapace di rizzare l’arnese, egli non si perdeva d’animo e la stordiva con i racconti dei suoi incontri di politica estera. Provateci voi a mantenere alto l’umore delle vostre femmine narrando i reading di Baricco e di Wu Ming.
Date retta a noi, tenetevelo stretto. Non siete in grado di pensare né di proporre altro. Abbiamo bisogno di conquistarvi interi, quando sarà il momento. Intendiamo far brillare San Pietro e l’Auchan con almeno un paio di fedeli a immolarsi in difesa del carrello e dell’altare. Se ci lasciate il deserto, che cosa conquistiamo a fare?
gennaio 15th, 2010 - Posted in Chi non ride si rode | | 9 commenti

on gennaio 15th, 2010 at 1:18 PM
Stefano Disegni è un mio mito quindi per la proprietà transitiva tu sei un mito.
Sallo!
on gennaio 15th, 2010 at 2:01 PM
Bravo, Matteo!
on gennaio 15th, 2010 at 2:43 PM
• Lui è un mito e io lo cito. Io sono al massimo mitomane.
•• Grazie!
on gennaio 15th, 2010 at 4:08 PM
Ehi, giù le mani dai reading di Baricco!
Quelli non si toccano nemmeno per far satira caro Rinaldi, ok?!?
Grande pezzo, grande!
on gennaio 15th, 2010 at 5:31 PM
Autoprendersi in giro è fondamentale per sopravvivere. Anzi: il prossimo reading di Baricco lo guard… no, lo facciamo insieme.
on gennaio 15th, 2010 at 8:08 PM
Complimenti Matteo!
on gennaio 16th, 2010 at 4:59 PM
mediaworld
on gennaio 16th, 2010 at 7:57 PM
Rompip: che occhio, dannazione. Sono commosso.
on gennaio 18th, 2010 at 1:48 AM
Su Cuore c’erano Stefano Disegni & Massimo Caviglia, eh… Che bel periodo passato. Ero un accanito lettore ed ho (avevo) comprato tutti i numeri fino a qualche mese dopo il cambio di direttore.
Complimenti Matteo, ottima scelta quella di collaborare con quei “brutti ceffi”
E bello anche il tuo pezzo.