Mai coverto
L’arte di proporre le cosiddette cover, i rifacimenti dei pezzi altrui: per un capolavoro, dieci orrori. Ma con Neil Young mi ricredo

Neil Young in uno scatto d’epoca. Ci crediate o no, quando suonava con i Buffalo Springfield non lo facevano cantare perché consideravano inadatta la sua voce. Patti chiari: se non vi piace Young, saltate il pezzo e amici come prima.
“Alzi la mano chi, qua dentro, non ha mai suonato la chitarra in vita sua” disse un giorno un grande chitarrista in concerto al palasport di Vicenza. Su tremila presenti, cinque mani timidamente alzate. Mi resi conto allora che diventare un bravo chitarrista sarebbe stato molto più difficile che vincere al totocalcio.
Non sapevo ancora che tra quei 2995 chitarristi la stragrande maggioranza si sarebbe rovinata l’esistenza – oltre a momenti di esistenze altrui – suonando e violentando pezzi degli altri. Gli americani le chiamano cover, e allo stesso modo ormai le chiamiamo anche noi.
Fare cover non è difficile. Lo diventa solo per un grande errore di fondo: chi interpreta brani altrui pretende di abbellirli con variazioni, colpi d’ala, reinterpretazioni, spruzzi di strumenti nuovi e svolazzi rococò. Risultato: ho visto cose che voi umani non vorreste nemmeno immaginare.
Qualche giorno fa gironzolavo per youtube in cerca di un vecchissimo filmato di Neil Young. Un amico si è procurato il film girato dal cantautore quarant’anni fa e ha organizzato una serata nostalgia tra vecchi younghiani a base di capelli lunghi, com’eravamo, Don’t let it bring you down.
A me Young ha già rovinato la giovinezza: mi sono massacrato le corde vocali cercando di cantare con il suo altissimo semifalsetto. Avendo un tono più simile a Tom Waits, il risultato era tremendo e soprattutto massacrante.
Però, di nascosto, Neil Young mi piace ancora. Volevo solo fuggire dalla visione del film. Sono sicuro che mi avrebbero obbligato a fare il coro finale con (signore, pietà) The needle and the damage done, canzone che ha un doppio effetto: calamita sfighe atroci e fa saltare le corde vocali con la frequenza dei mi cantino nelle chitarre maltrattate.
Ho scoperto così che il vecchio Young è stato rifatto da moltissimi grandi. A volte bene, più spesso male: la bravissima Annie Lennox ad esempio, lo reinterpreta facendo solo rimpiangere l’originale.
Ma centinaia di gruppi e di solisti, anche giovanissimi, omaggiano Young con versioni davvero notevoli. Tra i tanti, per me spiccano nettamente i Radiohead, che già ascolto ma che da oggi ascolterò con più piacere. Sa questo video (qualità pessima, ma chi se ne frega) scopro che a fine concerto spengono tutta la roba elettrica, indossano due acustiche e fanno Tell me why, un pezzo stra-minore. Anch’io io lo suono di nascosto e a bassa voce da venticinque anni.
Ecco, anche loro lo suonano un po’ di nascosto e a bassa voce, ma il più possibile fedele all’originale. Tre punti in più ai Radiohead.
E poi scopro una versione eccezionale di Harvest fatta dai Verdena. Più la ascolto, più mi piace: sono letteralmente incollati all’originale. Guardate che non è facile: duro tenere a freno l’istinto di metterci del tuo. Harvest poi è un pezzo semplicissimo da suonare, perciò facilissimo da rovinare. Questa versione, perfetta, mi obbliga a diventare seduta stante ascoltatore dei Verdena.
Poi c’è da perdersi tra i video fatti in casa. Questa cantautrice yankee ad esempio merita dieci e lode non solo perché è simpatica e canta benissimo, ma perché riesce a rendere bella perfino una delle rarissime canzoni di Neil Young che di suo fa letteralmente pena: A man needs a maid, letteralmente “Un uomo ha bisogno di una donna di servizio”. Ci vuole coraggio. Ma che brava, accidenti.
Chiudo con quest’altra chitarrista, che si lancia con Long may you run (Possa tu correre a lungo), piccolo grande pezzo younghiano degli anni Settanta. Il video è opaco, lo sguardo sempre basso, la voce tremolante, la mano sinistra sempre in leggero ritardo, la destra che spennetta a tutto pollice e contro ogni logica. Eppure c’è tutta l’anima che serve. E c’è voce. Che anima. Che voce.
Oh, lo avevo detto forte e chiaro che chi non ama Neil Young doveva saltare a piè pari. Chi lo ama invece, apprezzi e si lanci: intubi la sua versione senza vergogna.
Matteo Rinaldi
febbraio 20th, 2010 - Posted in Chi non canta non conta | | 15 commenti

on febbraio 20th, 2010 at 11:33 PM
Ciao,grandeee Neil e grande Matteo,devo ammettere che la versione dei Verdena è strabiliante,ma sei sicuro che non sia l’originale??
Ciao
on febbraio 21st, 2010 at 11:53 AM
Sono loro. Tanto che molti youtubisti addirittura si lamentano coi Verdena perché “troppo simili all’originale”. Bah!
on febbraio 22nd, 2010 at 11:17 AM
come cover “celebri” la prima a venirmi in mente è Eddie Vedder che rifa ( a scrivere coverizza mi vien da andare al cesso, scusate…), “keep on rockin’ in a free world” se è possibile ancora più rabbiosa dell’originale.
http://www.youtube.com/watch?v=ZUJGlI13KdE
on febbraio 22nd, 2010 at 9:43 PM
Rido.
Scusa se non ascolto la tua musica e rido.
Rido da mai coverto e non riesco ad andare oltre il titolo.
Però se mi passa ‘sta crisi di ridarola, forse ascolto anche. Ce la posso fare…(?)
on febbraio 22nd, 2010 at 10:09 PM
Crispilo: un velista che ascolta young: allora siamo in due.
Elle: però devi sapermi dire da dove viene, quel “Mai coverto”. Citazione colta! Partito il conto alla rovescia: tic tac, tic tac…
on febbraio 23rd, 2010 at 11:19 AM
A proposito di cover… c’è chi è già oltre…!
on febbraio 23rd, 2010 at 11:57 AM
Partecipo io. Eccomi, eccomi, eccom… Acc, dannaz, no, mi è venuto in mente che ho un impegno inderogabile.
Beh, comincia tu, intanto!
on febbraio 23rd, 2010 at 11:58 AM
…eh anche io avrei giusto un mezzo impegno con una zia ricca che proprio non posso rifiutare…
on febbraio 23rd, 2010 at 6:29 PM
Quella faccia lì di Neil Young… da qualche parte a casa devo avere una foto di Matteo giovanotto con la stessa pettinatura e lo stesso sguardo. Operaziome nostalgia?
on febbraio 23rd, 2010 at 11:15 PM
Trovala: posso pagartela oro, argento e birra. Della miglior qualità.
on febbraio 24th, 2010 at 5:34 PM
Conoscete Voi dunque Neil Young, colui che eccetera eccetera?
Mai coverto.
on marzo 2nd, 2010 at 12:11 AM
Che bel pezzo! E quanto ho amato Neil Young da ragazzino! Forse più di qualunque altro. E se sono quello che sono, lo devo (anche) a lui e alle sue canzoni.
on marzo 2nd, 2010 at 12:12 AM
Dimenticavo la scelta perfetta della foto: un Neil al meglio.
on marzo 2nd, 2010 at 12:38 PM
Grazie! Ma abbiamo lavorato assieme due anni ignorando che siamo entrambi figli di Neil Young? Mi sa che dovevamo lavorare meno e chiacchierare di più.
on marzo 2nd, 2010 at 12:39 PM
Beh, dei giornalisti di solito si dice che siano soprattutto figli di buona donna. Che poi il padre sia Neil, è accidentale…